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29 Giu
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Intervista all'autore - Mauro Lorefice

 1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere per me significa liberare i miei pensieri. Ho iniziato con il desiderio di trasmettere emozioni, sensazioni provate e vissute nel corso della mia vita. Ho deciso di farlo attraverso un racconto, tra fantasia e realtà, nel quale i personaggi hanno l’intento, con  le loro scelte, di  portare il lettore a profonde riflessioni sul concetto di  spiritualità strettamente legato al senso  della vita.
                                                                                                                     
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
 
Il libro è pieno di luoghi e ricordi della mia infanzia, di persone da me amate e di eventi che sono stati fondamentali nella mia formazione. La ricerca di risposte a domande come “Da dove veniamo? Siamo il frutto del caso oppure frutto di un progetto?” mi ha portato ad un lungo studio di pubblicazioni scientifiche,  contestualmente a pubblicazioni di natura religiosa,  che è durato per più di cinquanta anni e ancora continua a durare.
  
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Dare un messaggio a tutte quelle persone che sentono il bisogno di risposte come è stato per i protagonisti di questo libro. I quali,  percorrendo strade  di vita differenti,  si trovano a ricercare “una verità” che possa dare un senso alle loro esistenze.
 
4.La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
La scelta del titolo è stata subito chiara e certa per me, in quanto “Issacar” rappresenta il personaggio chiave del libro.  
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Mi piacerebbe molto ritrovarmi su un’isola in balia delle onde…Sarebbe un autentico sogno! Se così fosse come mio primo compagno di letture vorrei il testo delle Sacre Scritture, perché non si finisce mai di imparare, e poi porterei con me i libri di David Rohl, come ad esempio “La Genesi aveva ragione” o  “Exodus il testamento perduto”, perché da sempre appassionato di storia e archeologia.
 
6. Ebook o cartaceo?
 Nonostante sia giusto che ci sia un’evoluzione tecnologica anche in questo settore, ritengo che il fascino della carta stampata resti intramontabile. Inoltre il cartaceo resta per sempre e non ha bisogno di supporti come carica batterie o software.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
 Dopo aver  vissuto un momento molto particolare che ha segnato il corso della mia vita, scrivere mi ha aiutato ad allontanare la mente da tutto quello che mi circondava. Per me è stato veramente terapeutico.
 
8.Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
 
Sono partito da un’improbabile interpretazione del tragico evento dell’11 settembre 2001, quando sono state colpite le torri gemelle della città di New York, perché ritengo che le verità siano sempre più difficili da scoprire ma soprattutto troppo spesso dichiarate inconfutabili.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Questo libro è il frutto di un lungo lavoro di ricerca e scrittura e ho provato un’immensa soddisfazione nell’averlo costruito e strutturato in ogni sua parte, riuscendo a intersecare storie di vita differenti tra fantasia e realtà.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mia moglie Laura, da sempre la mia prima sostenitrice e al tempo stesso giudice insindacabile del mio operato.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
É un’ottima innovazione nel campo letterario in quanto consente ai non vedenti e agli ipovedenti di poter accedere anche loro alla lettura dei libri.


 

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Venerdì, 29 Giugno 2018 | di @BookSprint Edizioni

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