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BookSprint Edizioni Blog

05 Giu
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Intervista all'autore - Maria Carotenuto

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere significa vivere. A tal proposito, desidero menzionare una mia citazione: “Scrivi, perché chi scrive sente e chi sente vive”. Da ciò si può dedurre il legame profondo che c’è tra me e la mia penna, un legame fatto di emozioni veloci e quasi “fluide” che non saprei come esprimere se non avessi con me la mia “bacchetta magica”. Quando scrivo provo la stessa emozione che si sente quando sei su un’isola deserta e hai bisogno di bere.

Per me scrivere significa “bere” quel poco che basta di me stessa per sentirmi viva, per capire che riesco ancora a percepirmi.
Tutti abbiamo bisogno di sentirci compresi, di sentirci amati ma sempre dagli altri mai da noi stessi.
Diamo troppo per scontato il giudizio che abbiamo di noi stessi e solo la scrittura può metterci davvero davanti alle nostre debolezze, a quelle macchie di umidità che ci sono nella nostra anima e che non sempre siamo capaci di vedere chiaramente. Scrivere quindi è riappropriarsi di se stessi.
 
2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In questo libro c’è molto di me. La protagonista soprattutto potrebbe essere quasi la proiezione delle mie debolezze e delle mie paure. Jen rappresenta il genere di donna in cui ognuno di noi può rivedersi.
È una creatura metamorfica che riesce ad assumere le sembianze di ogni singola donna che la legge.
Non ha paura di esprimere quello che sente e lo fa in ogni momento.
Questo libro è quasi un pezzo della mia storia rinchiuso in uno scrigno di carta e inchiostro.
 
3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Scrivere questo libro ha significato per me trasportare su carta quello che nella mia vita mi ha cambiato irrimediabilmente. É un percorso di maturazione che mi ha portato a diventare una donna decisa e mai più “congelata” dalle opinioni degli altri.
 
4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo del mio libro è stata una scelta immediata. Fin dai primi capitoli, infatti, sentivo già che questo sarebbe stato il titolo giusto, quello che più avrebbe riassunto il senso profondo di quest’opera.
 
5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Questa domanda è un po’ spinosa.
Se fosse per me, su un’isola deserta, porterei una barca di libri perché, a prescindere dall’autore, un libro è un compagno che non ti abbandonerà mai.
Ma se proprio devo esprimere delle preferenze vorrei portare con me due autori in particolare: Giulia Carcasi e Alessandro Baricco.
Desidererei portare questi due autori perché i loro libri hanno segnato per sempre la mia adolescenza e mi hanno aiutato a sognare. In un mondo come il nostro, dove tutto sembra consumarsi nel momento stesso in cui si genera, i libri possono essere l’unico modo per salvarsi da questo vortice di oblio incessante.
 
6. Ebook o cartaceo?
Sempre e comunque cartaceo!
Nulla può rimpiazzare il profumo di un libro e quella piacevole sensazione che si prova quando le pagine sembrano volare tra le dita mentre le parole si incastrano nella nostra mente.
 
7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non ho mai deciso di diventare uno scrittore, forse perché non mi sono mai ritenuta degna di rivestire un ruolo di tale importanza. Diciamo che un giorno desideravo scrivere qualcosa che parlasse di me e poi tutto è venuto da sé.
 
8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Il tutto è nato da un episodio della mia vita che mi ha profondamente cambiata.
Era il 31 dicembre del 2012 il giorno del funerale di mio nonno.
La cosa che più mi colpì è che quella mattina nevicò. Sembra una cosa di scarsa rilevanza ma per me non fu così, perché nella mia città non nevica mai e quel giorno qualcosa accadde.
Mi resi conto che per tanti anni ero stata una persona che in realtà non ero. Mi avevano cucito addosso un ruolo che non era il mio e da allora decisi che sarei cambiata, che, per la prima volta, aveva nevicato anche dentro di me e qualcosa si era sciolto per sempre.
 
9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Vedere il proprio lavoro finalmente prendere carne è qualcosa di straordinario, un traguardo fondamentale.
 
10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
La prima persona che ha letto il mio libro è stata Fiorinda, una zia a cui devo tantissimo.
Mi ha aiutato a sentirmi libera, a non aver paura di scoprirmi troppo e, soprattutto, mi ha fatto credere in me stessa. Tutti abbiamo un valore!
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Penso sia una novità interessante e molto particolare.
 

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Martedì, 05 Giugno 2018 | di @BookSprint Edizioni

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