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BookSprint Edizioni Blog

03 Mar
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Intervista all'autore - Andrea Montaldi

1.Che cos’e per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Si può paragonare la lingua a una enorme tastiera che contiene tutte le parole, tutti i simboli, tutte le rime, ecolalie, allitterazioni, ritmi etc. Qualcuno ha detto che la lingua è più saggia dell’autore che la utilizza; può darsi, ma sicuramente è più vecchia – quando veniamo al mondo, tra le diverse cose dobbiamo imparare a parlare e poi a leggere e scrivere. Scopriamo che non solo le cose, ma quasi tutto “si chiama”, che la parola significa, e che con le parole si può raccontare cosa è successo, cosa si pensa, cosa si vuole. Impariamo che la lettera, una particella della parola, proviene dal disegno, dal segno. Che accanto alla lettera esiste la cifra, la lingua della matematica. Quelli che imparano bene la lingua e sanno utilizzare questa enorme tastiera, che sanno raccontare e spiegare – possono diventare scrittori. Non è facile raccontare, soprattutto riprodurre le emozioni e i pensieri, talvolta cosi complicati che non esistono le parole adeguate. Scrivere è anche una forma di contemplazione, che penetra la coscienza e arriva talvolta alla sub-coscienza.

 

2.Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Molto, direi: tutto. Questo libro non è “fantascienza” (che pure ho scritto), è la mia interiorità, richiamata e raccontata con la lingua.

 

3.Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Soddisfazione, la gioia di dare agli eventi, ai pensieri ed alle emozioni – la giusta parola.

 

4.La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Il titolo proviene da uno dei versi. Ho scelto questa frase per esprimere non solamente l’atmosfera incombente del terrorismo, ma anche per esprimere la condizione della vita umana, in cui la gioia, il benessere, sono quasi sempre minacciate dall’imprevisto, che sta sempre in agguato.

 

5.In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Prenderei un libro per imparare meglio l’inglese, perché questa lingua diventerà come l’esperanto. Altri libri li ho nella mia memoria.

 

6.Ebook o cartaceo?

Ambedue.

 

7.Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Da bambino ho imparato a leggere ancora prima della scuola elementare e come allievo, prima della maturità, ho avuto il mio debutto letterario; una delle mie poesie era stata pubblicata in importante giornale letterario. Ho partecipato a i molti concorsi letterari nazionali, e spesso ho ricevuto premi e questo mi ha incoraggiato a pubblicare le mie raccolte di poesie e racconti.

 

8.Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo libro?

Non appartengo agli scrittori che scrivono “a cassetta”; scrivo per la gente. Si può paragonare la nascita dell’opera creativa alla nascita d’un essere vivente – gioia legata con dolore.

 

9.Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Sicuramente soddisfazione, che in lingua tedesca si chiama: “Erfolgs-Erlebniss”. Ma questa emozione è accompagnata da un’esperienza di tipo commerciale, che insegna all’autore che la sua opera è anche una merce non facile da vendere.

 

10.Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

La donna che amo.

 

11.Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L’audiolibro appartiene alla percezione tramite l’udito, come il radiodramma. Non impiega la vista, e dunque permette di camminare (come i “peripatetici” in Grecia) o di eseguire qualcosa di semplice ascoltando la lettura. È molto utile per i non vedenti. Ma un libro cartaceo è in più “un oggetto”, indipendente dalla tecnologia e dalla sua anima – l’elettricità.

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Martedì, 06 Marzo 2018 | di @BookSprint Edizioni

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