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23 Feb
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Intervista - Gennaro Del Franco

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è come prendere un pezzo di me e trasformarlo in parole, un tentativo di rendere concreti i pensieri e le riflessioni che faccio. Provo, infatti, un senso di pudore mentre scrivo, come se mi spogliassi in pubblico. Sento anche molto forte la responsabilità per ciò che scrivo, e mi faccio continuamente un sacco di domande.


 

2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Posso dire che questo racconto rispecchia parecchio la mia vita e le mie esperienze. Mi identifico soprattutto con l'uomo sulla colonna, ma anche gli altri personaggi del racconto sono come pezzettini di me che dicono la loro.


 

3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
E' stato liberatorio, mi ha aiutato a guardare più in profondità dentro me stesso, spingendomi a fare il punto della situazione e dare una riordinata generale. Mentre lo scrivevo ero sempre molto emozionato, totalmente preso dalla storia che via via sviluppavo.


 

4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo è stata la prima cosa che mi è venuta in mente non appena ho immaginato il racconto, parte tutto da lì, dall'Uomo sulla colonna.


 

5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Su un'isola deserta porterei con me: "I Giganti Del Cielo" di Orazio Valenti e Maria Antonietta De Muro, un libro dedicato alla vita ed alle opere di Eugenio Siragusa, un grande Uomo, limpido assertore della Verità. Lo porterei con me convinto di poterci, ogni giorno, trovare sempre un nuovo insegnamento ed una più elevata conoscenza di me stesso e dell'Universo.


 

6. Ebook o cartaceo?
Ho sempre letto molto ed il libro mi è molto familiare, ma devo dire che mi trovo molto bene anche con gli Ebook, puoi avere una biblioteca pochissimo ingombrante e facilmente trasportabile. Io ho molto materiale memorizzato nel pc, ci sono scritti di vari formati, e poi MP3, MP4, che occupano circa metà della memoria; una piccola biblioteca multimediale.


 

7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Ho sempre timidamente scribacchiato fin da ragazzo, qualche accenno di racconto rimasto lì, qualche testo di canzone che mi inventavo quando strimpellavo il piano intorno ai vent'anni, e qualche poesia per la fidanzata. Una ventina d'anni fa mi tornò improvvisamente la voglia di scrivere e vennero fuori alcuni racconti, l'ultimo dei quali fu "L'uomo sulla colonna". É da allora che non scrivo più niente, e questa pubblicazione è praticamente un "bebutto".


 

8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Un giorno vidi un gabbiano posato sulla cima di una colonna del Tempio di Serapide e m'immaginai di essere al suo posto, è così che mi venne l'idea. Scrissi al volo un appunto sul retro di uno scontrino e tornato a casa scrissi subito un abbozzo della storia, che poi è cresciuta lentamente, un po’ alla volta per tre anni, acquisendo lentamente una piega ed una personalità ben precise.


 

9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
É un'intima soddisfazione, non può che far piacere.


 

10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Lo lesse per primo un amico di cui avevo grande stima, fu gentile a leggerlo e soprattutto a dirmi che gli piaceva, ma mi disse anche che gli sarebbe piaciuto di più se fossi stato più duro nei confronti dei Potenti.


 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
A me l'audiolibro piace molto, l'ascoltare ti permette di fare anche altre cose nel frattempo, io molte volte ascolto conferenze e registrazioni varie mentre faccio altre cose al pc, oppure mentre guardo il panorama o cucino o gioco col cane. Vent'anni fa io stesso feci un audiolibro per un esame all'università; registrai su cassetta tutto un libro letto da me e poi mi risentivo in auto durante gli spostamenti che facevo. L'esame andò benissimo.


 

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