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18 Dic
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Intervista all'autore - Sergio Morana

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Non sono uno scrittore, semmai un musicista. La musica è il mezzo d'espressione che mi è di gran lunga più congeniale, quindi più che di un'emozione parlerei di una tensione verso la ricerca di un linguaggio il più possibile semplice, lineare e comprensibile. Si tratta di tematiche talvolta complesse, di carattere tecnico, legate a esperienze professionali del tutto reali, ma nel contempo fortemente legate alle necessità quotidiane di giovani e adulti. Sento la necessità di comunicare esperienze dirette fuggendo gli inutili paludamenti che spesso appesantiscono i testi accademici, quel gergo che nell'ambiente scolastico chiamiamo "didattichese". Un travestimento che rappresenta quanto di più lontano e scoraggiante per chi voglia accostarsi a nuovi indirizzi nel campo dell'insegnamento, nel mio caso della musica.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Molto, tutto. Il libro prende spunto da esperienze e riflessioni personali, elaborate basandomi sull'esperienza di tanti anni passati in cattedra a scontrarmi quotidianamente con i problemi pratici che la realizzazione di un progetto didattico musicale presenta. Insegnare non significa, come forse qualcuno potrebbe credere, percorrere una strada segnata e immutabile ma, al contrario, confrontarsi ogni giorno ed ogni ora con la realtà che ti circonda e spesso improvvisare sul tema, senza timore di tradire qualcuno o qualcosa. Credo che la peggior forma di autoannientamento, per un insegnante, sia pensare: "Si è sempre fatto così". Pochi lo dicono ma molti lo fanno, magari inconsciamente o per pigrizia. Io cerco di fornire un piccolo contributo per aiutare a superare l'atteggiamento statico caratteristico di molti colleghi.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Ho seguito un filo logico come se, invece che una bella storia d'amore o di avventura, avessi dovuto compilare una specie di manuale di sopravvivenza per un giovane insegnante di musica o per una maestra (ma non solo): mi ha fatto bene, è servito anche per dare una forma e una coerenza a tante idee che, nella testa, spesso non trovano possibilità di organizzarsi in modo coerente e ordinato. È stata anche una sfida con me stesso, perché si trattava della prima volta e per dipiù di un saggio tecnico, non di un romanzo.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

È stato direttamente conseguente ai contenuti. Semplicemente l'estrema sintesi dei contenuti del testo.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Così, di primo acchito mi vengono in mente due classici: "Moby Dick" di Melville e "I miserabili" di Hugo. E poi "Il rombo", di Gunther Grass, perché sono libri molto "musicali", dove autori splendidamente folli, hanno avuto il coraggio di perseguire un progetto visionario che avrebbe scoraggiato qualunque persona normale. In questo senso li sento molto vicini a musicisti come Wagner o Mahler, artisti che una lucida follia ha portato a comporre giganteschi affreschi esistenziali senza il timore di perdersi per strada. È un aspetto che ammiro in molti autori dotati di grande creatività, siano essi Michelangelo, Dante oppure Wagner. Non importa il linguaggio usato, conta la spinta ad esprimere un mondo interiore evidentemente ricchissimo. Mi piacerebbe che il mio piccolo lavoro aiutasse qualche insegnante a far accostare i ragazzi a capolavori del genere, magari un pezzetto alla volta.



6. E-book o cartaceo?

Io sono un estimatore ed utilizzatore quotidiano dell'E-book, ma credo che il cartaceo resti centrale, specialmente nella saggistica dove possono convivere molto testo e grafica, rimandi, note a piè pagina, proprio come nel mio caso. Ma non vedo una contrapposizione, semmai un'integrazione della tradizione millenaria del cartaceo. Certo, su una spiaggia, in estate, l'E-book è di una praticità incredibile, a patto di avere accesso ad una presa elettrica. Su un'isola deserta, per esempio, servirebbe a poco.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non l'ho mai deciso. Come ho già detto io sono e mi considero un musicista, non certo un letterato. Però se ho qualcosa da dire, scrivere diventa un'utile abilità e in questo caso lo è stato. Non mi vedo nei panni di un narratore, almeno per ora, ma non si sa mai...



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Dalla necessità di dare ordine e di fissare le molte idee ed esperienze di molti anni di scuola. Ci sarebbe ancora tanto da scrivere. Penso sia comunque un'esperienza utile, perché molto spesso chi parla o scrive di scuola non la conosce se non per averla frequentata da ragazzo. Come insegnante ho partecipato a diversi incontri formativi a scopo di aggiornamento didattico e in un caso mi ritrovai in mano sia gli appunti dell'illustre cattedratico che teneva il corso a distanza che altri appunti - divergenti - del coordinatore del corso. Ambedue parlavano a docenti che operavano in ambiti sconosciuti alla loro personale esperienza e ovviamente nessuno dei due affrontava le tematiche spicciole che a molti di noi premevano molto di più dell'ennesima astratta teorizzazione. Ecco, è da momenti come quello che nasce la spinta a mettere nero su bianco la propria visione, sperando di dare un sia pur piccolo personale contributo.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

È emozionante, eccitante, ma nel contempo anche molto tensivo, perché vorresti che tutto fosse perfetto e non sai se sarà possibile. Nel mio libro, per esempio, sono presenti molte mappe concettuali e tabelle che hanno un ruolo importante nello sviluppo delle idee e non sempre è possibile ottenere ciò che ti piacerebbe senza accettare qualche compromesso. Si impara anche molto, la prossima volta saprò come affrontare alcune problematiche di fondo eliminandole fin dalla primissima fase di stesura.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

L'ho data da leggere in bozza ad alcuni amici insegnanti perché mi facessero il più possibile osservazioni su contenuto e sulla stesura. Il loro giudizio mi ha confortato. Molto.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Mi sembra un'utile possibilità per chi non può leggere o per ascoltare un'interpretazione magistrale da parte di attori qualificati: come dimenticare le splendide letture di Paolo Poli di Pinocchio o delle Sorelle Materassi? Però si tratta sempre di tecnologie integrative, il piacere di interpretare da sé un testo, leggendolo, non si può sostituire.



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