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30 Ott
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Intervista all'autore - Stefania Tassi

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

All'inizio, provo un senso di "potere": posso dare vita a personaggi, vicende e luoghi che sono nella mia mente e aspettano soltanto la mia penna per manifestarsi. È emozionante vedere come prendono forma e si staccano autonomamente dalla mia volontà mostrandomi così la loro natura. Divenuti esseri reali, sono artefici degli eventi e il mio "potere" è loro succube. So di poter cambiare il loro destino in qualunque capitolo, ma ho talmente umanizzato il loro carattere da riuscire soltanto a seguire le loro inclinazioni. Mi sento parte del loro mondo.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Nel libro c'è molto della mia vita reale: persone, luoghi e vicende. Non saprei scrivere qualcosa di cui non conosco niente, non potrei trasmettere le emozioni che provo senza un fondamento di verità.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

È stato come una liberazione: è stato tutto naturale, quasi automatico. I fogli si riempivano, uno dopo l'altro, mostrandomi di volta in volta il percorso giusto da seguire. È stata una corsa verso la parola "fine": mi precipitavo per arrivarci e mi è parso incredibile, esserci arrivata.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Era l'unico titolo possibile.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Sono una romanticona: "Cime tempestose", perché è stato il mio primo libro vero che ho letto in Inglese all'età di 11 anni. Lo scrittore è senza dubbio Camilleri, perché si legge tutto d'un fiato e non mi delude mai.



6. Book o cartaceo?

Cartaceo! Gli odori sono fondamentali, le pagine che frusciano e che si accumulano sempre più a sinistra fino all'ultima rappresentano l'impresa compiuta.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

È sempre stato un mio desiderio, ma forse prima davo precedenza a cose più materiali e non trovavo il tempo. Questo libro mi ha dato la possibilità di lasciarmi alle spalle il tormento e le angosce, il dolore e le paure che non riuscivo a tirarmi fuori. È stato la mia psicanalisi.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

È il mio tributo alla "casa" degli zii, nella mia infanzia. Lì ho trascorso le vacanze più belle: un contenitore infinito di segreti e passaggi nascosti, che per una bambina era davvero un sogno. Anche dalle passeggiate condite con canzoncine e corse saltellanti con mia zia verso il cimitero, che sembra tristi, a dirlo così, ma in realtà mi facevano divertire più di un giro al Luna Park, imparavo una grande verità: non bisogna aver paura dei morti, ma dei vivi.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Incredulità, soddisfazione, orgoglio e un velo di malinconia.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Mia sorella.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ne penso tutto il bene possibile. L'attore/lettore ha una grossa responsabilità, ma lo invidio: darà voce e sentimento alle parole scritte. 

 

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Lunedì, 30 Ottobre 2017 | di @BookSprint Edizioni

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