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BookSprint Edizioni Blog

29 Set
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Intervista all'autore - Guido Leoni

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Per esigenza sono nato a Rovereto, ma sono sempre vissuto a Riva del Garda, tralasciando brevi periodi all'estero per lavoro.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Sicuramente dei classici, sebbene non posso disprezzare pure dei contemporanei, ma secondo il mio umile parere, considerando che non sono un letterato ne avendo fatto grandi studi, sono di umili origini e il mio periodo di scuola non era di certo nel migliore dei momenti, concludendo sono cresciuto con i rari romanzi che mia nonna si poteva permettere e lei dava la sua preferenza ai romanzi di Cronin, io ero più attratto alle commedie di vari autori, ma Shakespeare mi ha sempre dato forti emozioni, forse perché pure la mia esistenza era... che posso dire ad un giovane: leggete molto ma non scrivete come leggete.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-Book?

Penso che non c'è emozione più bella che sentirsi scorrere fra le dita un romanzo che t'affascina.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Non saprei che cosa rispondere, io sono un istintivo, ho sempre scritto partendo da un'idea o ho insignificante fatto o da racconti di mia nonna e ho lasciato che la trama si formi da sola.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Questo romanzo in particolare è iniziato con il racconto d'un increscioso patto avvenuto molti anni prima e da un sogno ricorrente, poi ho stravolto tutto e ho seguito il mio istinto.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Non saprei, non sono il più indicato d'inviare messaggi particolari, se pensa che possa esserci un messaggio nel mio romanzo, posso solo dire che con gli anni ci convinciamo di migliorare, ma la nostra mentalità è solo governata da chi non sa nulla.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Direi di sì, io pur non eccedendo negli studi, credo d'aver iniziato a scrivere dei racconti a undici o dodici anni, purtroppo nessuno li leggeva, la mia calligrafia era illeggibile e di errori non se ne parla. A quindici anni con i primi soldi che ebbi mi comperai una macchina da scrivere e d'allora qualche racconto qualcuno poté leggerlo. Per me scrivere era uno sfogo, come dipingere ed anni più tardi come regista diressi delle commedie dialettali e ne scrissi. Ora non dipingo più e neppure dirigo una compagnia di guitti.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Non intendo parlare della mia nascita, perché dovrei scrivere veramente un romanzo, se ho ricordi piacevoli su qualcosa che ho scritto? Il semplice piacere di scrivere.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No! Non mi sono mai posto questo quesito, per il semplice motivo che la trama doveva essere quella che mi conduceva ad una fine logica, altrimenti smettevo e iniziavo con qualcosa d'altro, magari semplici racconti, se poi da essi nasceva un seguito io lo seguivo.



10. Il suo autore del passato preferito?

Credo d'averne già accennato, però Verga fra gli scrittori italiani era il mio preferito, come Victor Hugo, ma in generale non ho mai disprezzato una buona lettura, chiunque fosse l'autore.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Che è inevitabile l'avanzare del progresso, tuttavia io sono sempre del parere che il profumo della carta stampata avrà sempre il suo fascino.


 

 

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