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23 Ago
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Intervista all'autore - Renato Rondinella

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

In questa tardiva opera prima mi sono immedesimato in un pensiero di Seneca, nelle sue "Lettere a Lucilio" che, anch'egli ormai nella fase senile della sua vita scriveva: "Mi sono allontanato non tanto dagli uomini quanto piuttosto dalle cose e soprattutto dai miei affari: mi occupo degli affari dei posteri. Scrivo cose che possano loro giovare. Affido agli scritti consigli salutari, come se fossero ricette di medicine utili. Ne ho sperimentata l'efficacia sulle mie molte ferite, che pur non essendo completamente guarite, tuttavia hanno cessato di estendersi". Dunque scrivere giova sensibilmente alla mia salute e mi dona equilibrio e benessere.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Tutto il testo è permeato di pensieri, riflessioni, esperienze mie personali o di altri, che mi erano apparse fino ad un attimo prima slegate in apparenza fra loro, appartenenti ad epoche e momenti diversi ma che, via via che si trasformavano in scrittura e prendevano posto nelle pagine del testo, si andavano componendo in un tutto legato, consequenziale e coerente, che ha stupito per primo l'Autore.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Il libro ha rappresentato per me una sorta di autoanalisi a partire dalla prima infanzia e dai suoi indelebili miti e l'incontro successivo, a partire dall'età scolare e l'adolescenza fino alla maturità, con quelli che Puskin chiamava "I miei amici". Ossia i libri che mi hanno più influenzato o colpito, le letture fatte, le Persone reali o letterarie che hanno segnato una vita. Ciò a prescindere dal fatto di averne avuto conoscenza diretta o attraverso il loro pensiero.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

La scelta del titolo è stata consequenziale, quasi obbligata, man mano che ragionamenti, pensieri, ricordi, prendevano forma e corpo sulla tastiera. Speranza come "Ultima Divinità" per un'umanità in grave difficoltà che pare aver perso il senso dei suoi limiti intrinseci e strutturali e quello dell'Infinito. La Stella, simbolo alchemico della Luce Trascendente e della Speranza, torni ad illuminare il cammino delle generazioni future.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Domanda assai difficile, quasi impossibile rispondervi. Molti i libri e gli Autori che ho letto e che sono presenti nel testo, cui si rimanda il Lettore. Ma il rammarico maggiore è dato dalla consapevolezza dell'impossibilità di terminare tutti gli altri innumerevoli testi che sono sul mio comodino.



6. E-book o cartaceo?

Confesso candidamente di avere profondamente odiato il mondo del computer e internet. Tale avversione traspare , motivata, in tutto il testo. Ciononostante, esprimo una grande fiducia nel mezzo virtuale se e quando esso saprà trasformarsi da strumento coatto e influenzato da occulte consorterie di potere non solo mediatico, in strumento di crescita e diffusione di cultura e controcultura. Cioè di pensiero autonomo.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Altra domanda impossibile. In realtà non ho mai pensato di intraprendere anche questa carriera oltre a quelle già espletate. Ambizione è stata piuttosto quella di scrivere, da nonno, ai nipotini, a tutti i bambini del futuro, la mia piccola storia.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Credo che i pensieri che costituiscono il testo , un bel giorno mi siano scoppiati dentro, nel petto e ho dovuto incominciare a ordinarli e trasformarli in scrittura, di getto, come quando ti imbatti in uno di quei libri che non riesci più ad abbandonare fino a quando non lo hai terminato.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Come ho scritto nel testo faccio parte di quella generazione che da giovani venivano descritti come schivi o ribelli, ma che, in fondo non disdegnavano di leggersi, l' indomani di un evento che li toccava, sui giornali. "Vanitas Vanitatum" o esorcizzazione della morte? Anelito all'immortalità o umano desiderio d'Infinito?



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Mio figlio Italo, benché io sia ancora in attesa di un suo qualunque ragionato parere.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Esprimo, come già detto, anche per questa nuova frontiera, "Fiduciosa speranza".

 

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