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16 Giu
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Intervista all'autore - Chiara Comelli

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Non penso che abbia una fondamentale importanza conoscere la provenienza di una persona, gli studi, la posizione sociale, almeno non trovo che abbia una importanza determinante per cercare di capire meglio la persona che vogliamo conoscere più da vicino in quanto penso che gli elementi determinanti siano le esperienze di vita che ti segnano la pelle e che forgiano il carattere di ognuno di noi. La mia vita? Mi descriverei come una nomade sia mentalmente sia fisicamente, ho attraversato diverse realtà alla ricerca di qualcosa in cui potermi veramente riconoscere e in cui sentirmi libera, sono fuggita da qualsiasi realtà le cui mura cominciavano a diventare delle sbarre. Non c'è stato un momento preciso in cui ho preso in mano la penna e ho deciso di scrivere, diciamo che scrivo da sempre, la scrittura è una delle cose che fa parte del mio DNA. Scrittrice io? Non so, diciamo che scrivo come tu che mi stai leggendo respiri senza esserne consapevole, senza una finalità precisa se non quella di continuare a vivere.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Scrivo in qualsiasi momento sento l'esigenza di una boccata di ossigeno, non ci sono orari, non seguo nessuno schema preciso, non ho delle scadenze, sono come un cavallo che corre libero nella prateria senza sella.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Scrivo e adoro leggere, una delle mie autrici preferite è Amelie Nothob. Le sue opere sono lineari, prive di sbavature, nitide, originali e profonde. Riesce a farti entrare subito nel vivo della storia che ti sta per raccontare e sa creare dei dialoghi serrati che ti intrigano e ti spingono anche a riflettere sull'essere umano, sulla complessità contorta della psiche. Sono dialoghi che ti tolgono il fiato.



4. Perché è nata la sua opera?

Non ne ho la più pallida idea. Sono i Racconti che fanno capolino nella mia mente e mi chiedono di scrivere, a volte cerco di ignorarli perché poi quando decido di iniziare con loro il viaggio so perfettamente che si impadroniranno di me attraversando i miei pensieri, facendomi vestire delle loro emozioni, dipingendo il mio volto con i loro colori. Accetto solamente perché mi regalano un trattamento di bellezza della mente che ne esce rigenerata, come se acquistassi un pacchetto di una beauty farm.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Il contesto sociale può darti degli spunti per riflettere, per incominciare a creare, ma poi si deve imparare a "volare" oltre.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere diventa un modo per raccontare la realtà evadendo da questa.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Anche se, come ho già detto prima, mi lascio guidare dei Racconti stessi, una piccola parte di me inevitabilmente trapela dalle pagine, qua e là lascio delle impronte, forse una piccola velleità.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Fino a questo momento ho sempre avuto una valigia tra le mani, tanti sogni nel cuore e i miei Racconti che mi vengono a trovare.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A Lalla, la mia cagnolina. Mi ha ascoltato pazientemente e non l'ho letto solo una volta, Lalla ha dovuto subirne la lettura più e più volte. In alcuni punti sbadigliava annoiata andando a cercare la sua pappa, in altri mi sembrava più partecipe, esattamente come immagino facciano anche i lettori.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Spero di no. Spero qualcosa possa continuare ad essere genuino, vero. Come si può provare vero piacere per esempio ad avere una relazione virtuale? Un corpo deve essere visto, toccato, respirato, ascoltato così anche un libro.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Sono molto favorevole all'audiolibro, lo trovo più genuino rispetto al libro virtuale perché non ha delle finalità consumistiche o almeno non solo in quanto principalmente consente di superare alcune barriere e non sto pensando solo ai non vedenti, ma anche a tutte quelle persone che leggono poco, che dicono di essere poco interessati alla lettura. Questo potrebbe essere un modo per creare dei proseliti.

 

 

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