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BookSprint Edizioni Blog

14 Feb
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Intervista all'autore - Claudio Zeppellini

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono un bolzanino di adozione. I miei genitori vi si sono trasferiti, per motivi di lavoro, quando avevo un paio di anni e sono tutt'ora residente a Bolzano. Mia madre siciliana da parte di padre ed austroungarica da parte di madre. Mio padre mantovano al 100%. La mia era una famiglia comune alla gran parte delle famiglie dell'epoca. La mamma accudiva la casa e si occupava dell'educazione dei figli, mentre il marito provvedeva a tutte le necessità primarie. Risparmi impossibili, ma quello che necessitava c'era sempre. Di fame non ho mai patito ed i vestiti puliti erano quotidiani. In casa si respirava aria esclusivamente familiare. Niente politica, educazione cattolica ma non maniacale. Ben radicata era invece l'educazione civica, il rispetto, l'ordine e la pulizia. Ma d'altronde questo aspetto emerge immediatamente anche da una superficiale lettura del mio romanzo.

A quarant'anni ho cambiato totalmente la mia vita. O lo faccio ora o non lo farò mai più ho pensato. L'ho cambiata perché' avevo raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefisso in gioventù e non mi divertivo più in quello che facevo. Sentivo la necessità di rimettermi in gioco. L'ho cambiata anche perché' se avessi proseguito avrei avuto sempre meno contatto "fisico" con mio figlio. Sono quindi passato dal certo per l'incerto lasciando il lavoro e separandomi da mia moglie, ma riappropriandomi della mia vita e di quella di mio figlio. Ho cambiato totalmente tipologia di lavoro. Prima ero un dirigente, un professionista. Ora sono in pratica un commerciante, anche se è più raffinato chiamarsi imprenditori. Però sono un commerciante felice; lavoro con mio figlio al quale lascerò l'azienda se lo Stato italiano mi permetterà di andare in pensione. Mi sono anche risposato con una bellissima donna cinese, tre anni più giovane di me. Non ho mai pensato di diventare scrittore. Come d'altronde non ho mai pensato di diventare musicista, nonostante la licenza di teoria e solfeggio, il diplomino di clarinetto ed i successivi studi di composizione non terminati. Dentro di me sento un'anima di artista a 360 gradi che però mi fa piacere utilizzare solo quando ne traggo veramente piacere. Praticamente mi piace fare quello che voglio quando ne ho voglia.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non esiste un momento dedicato alla scrittura. La scrittura arriva da sola e quando arriva la devi cogliere. È qui che sta il piacere: la cosa deleteria sarebbe cercarla a tutti i costi.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

L'autore italiano che più mi ha illuminato è Andrea Camilleri. Adoro le sue espressioni semplici, la sua arguzia e la sua ironia. L'autore contemporaneo non italiano che preferisco è Dan Brown. È geniale ed estremamente professionale.



4. Perché è nata la sua opera?

Quando è morto mio padre, nel gennaio del 2012, ho capito veramente il bene che provavo per lui e che non gli ho mai fatto trasparire in maniera chiara quando era in vita. Ero anche certo, nonostante mio padre non mi abbia mai detto nulla, che non fosse soddisfatto di come aveva sviluppato la sua esistenza. Vuoi per colpa sua, vuoi per le circostanze. Sicuramente non come le sue aspettative giovanili. Il mio sentore era che mio padre desiderasse lasciare una traccia di se, anche se minima, nel tempo. Così ho deciso di scrivere la sua vita, la vita di un uomo qualunque in un periodo storico molto tormentato, per quel poco che conoscevo di passato, ma per quel molto che conoscevo di vissuto, esaltandone le doti morali e lasciando quindi un messaggio importante ai lettori. Soprattutto ai più giovani: la vita ti pone frequentemente di fronte a scelte e decisioni. Si può anche sbagliare scelta o decisione, ma l'importante è essere sempre in linea con i propri principi, con i propri valori. Quindi risulta essenziale avere dei valori.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Onestamente, per quanto mi riguarda, il contesto sociale nel quale ho vissuto non ha influito nella mia formazione. Ho sempre cercato di pormi domande e trovare la risposta da solo. Giusta o sbagliata che sia. Il contesto sociale odierno, invece, oltre a deprimermi, mi fa arrabbiare. Si, proprio arrabbiare. Io oramai ho la mia formazione, ma un giovane che formazione può farsi in un contesto sociale pieno zeppo di ipocrisie e perbenismo? Non riesce neppure a trovare da solo le risposte che cerca. Quindi cosa può fare più che seguire il gregge?



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per quanto mi riguarda, scrivere non è certo un modo per evadere dalla realtà. E non credo neppure che sia un modo per raccontare la verità. La verità non è mai assoluta. Per me scrivere è un modo per mettere ordine nei propri pensieri.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Ovviamente il 100%.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Mio figlio. Ne è sempre stato entusiasta e mi ha sempre incoraggiato e spronato anche quando ero pieno di dubbi.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ovviamente a mio figlio. Ma lui leggeva capitolo per capitolo mano a mano lo scrivevo.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Secondo me l'e-book, pensando al contesto futuro, prenderà in toto il posto del libro stampato. Ma io non vivrò abbastanza per vedere ciò. Io sono contrario all'ebook, ma perché' sono amante della carta ed un geloso custode dei miei libri. A me piace sedermi nel mio studio e guardarli, anche accatastati per terra. Prenderli in mano, toccarli, sfogliarli. Mi rattrista perciò pensare che sicuramente la carta stampata prima o poi finirà.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'audiolibro è sicuramente interessante ed intrigante. C’è però un problema, almeno a mio avviso. I ragazzi che vanno a scuola non dovrebbero utilizzarlo. Lo scopo educativo della lettura verrebbe annullato.

 

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Martedì, 14 Febbraio 2017 | di @BookSprint Edizioni

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