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23 Nov
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Intervista all'autore - Giancarlo Vannuccini

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nato in una frazione del Comune di Montepulciano (SI), Cervognano. Frazione di campagna, ma negli anni ’50 piena di vita. A 13 anni, con i miei genitori, mi trasferii a Chianciano Terme. Fu un periodo meraviglioso. In estate, a partire dall’età di 14 anni, durante le vacanze scolastiche, lavoravo presso uno Stabilimento Termale. A 18 anni abbandonai quel lavoro ed ebbi l’incarico di bibliotecario presso la locale Biblioteca Comunale, 2 ore pomeridiane nel periodo scolastico e 4 durante le vacanze. Fu stupendo! Avere la Treccani a portata di mano non mi sembrava vero. Per non dire poi di tanti giornali e riviste. Dopo la maturità mi impiegai in Banca. Lì ho veramente avuto tanta fortuna, ho raggiunto dei livelli che all’inizio non avrei neppure osato immaginare. La Laurea in Lettere nel 1979 è da considerarsi una passione. Quella che ha anche dato il via al mio lavoro sui Proverbi Toscani.




2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Dovendo dirne uno solo, raccomanderei le “Operette Moral” di Leopardi, è troppo bello. Però, se ne potessi dire due aggiungerei “Pinocchio”.



3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Avendo lavorato per tanti anni in ambito informatico, la considero una normale evoluzione.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Scrivere è un piacere, che si tratti di argomenti professionali o di svago. Lo scritto si può rileggere, basterebbe questo per dire che è una cosa bella. Tuttavia amo le cose essenziali, quindi posso cimentarmi solo in cose che impegnino più il ragionamento che la fantasia.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Questo libro nasce da una passione per la paremiologia, portata avanti per quasi quaranta anni. Di recente ho trovato il tempo per fare quello che avevo pensato fin dall’inizio. Rielaborare i Proverbi, non solo per catalogarli, ma per renderli facilmente rintracciabili, attraverso diverse chiavi di accesso. Per metterli in relazione fra di loro, individuandone eventuali contrari o il corrispondente proverbio latino, ove presente. Fornire una mia spiegazione per quelli da interpretare.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Divertirsi!! Ho fatto questo lavoro per rendere i proverbi facilmente fruibili. Ne sono innamorato. Mi è capitato tante volte di cercare di ricordarne uno, appropriato per il momento, senza riuscirci. Il mio lavoro vuole rendere questo più facile. Stimolarne l’occasione di utilizzo e di ricerca. Il mio libro non si legge dall’inizio alla fine, non ha una trama, ne ha 7500, quanti sono i proverbi raccolti.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

In effetti anche da giovane avevo provato a cimentarmi, come penso abbiano fatto tanti, in qualche poesia o qualche breve racconto. Non ho conservato nulla.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

Il libro è sicuramente legato alla mia Tesi di Laurea e all’interazione col Prof. Pietro Clemente. In una sua spiegazione mi fece capire che i proverbi fanno parte della Letteratura, quella delle Tradizioni Popolari, appunto.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No, mi bastava la salute, per il resto ero certo di riuscirci. Credo tuttavia che non sia facile immaginare il lavoro che sta dietro a questo libro. A parte il reperimento dei proverbi, divertente, occasionale, quindi non impegnativo; la catalogazione e la rielaborazione ha richiesto tanto tempo. Del resto non finisce mai, si trova sempre qualcosa che non convince, così sicuramente accadrà ai lettori.



10. Il suo autore del passato preferito?

Alessandro Manzoni.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Sinceramente io amo fare due cose insieme, leggere un libro ed ascoltare musica classica, quindi le due cose non si conciliano per me. Penso tuttavia che, come tante cose sia da provare; poi io dico sempre, il mondo è bello perché varia e sui gusti non si può discutere.

 

 

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