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12 Ott
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Intervista all'autore - Corrado Manfredini

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Non ho deciso di diventare scrittore, ma di scrivere un'autobiografia collegata essenzialmente allo sport che avevo praticato per quasi trent'anni a livello non professionale, ma come " gentleman ", così come allora venivano definiti i piloti che svolgevano attività agonistica nell'automobilismo. All'epoca gli sponsor non esistevano, ma esisteva il mecenatismo sportivo, cioè quello fatto di persone entusiaste dello sport, dotate di notevoli mezzi finanziari che mettevano a disposizione delle scuderie cui appartenevano o che avevano collaborato a fondare, per favorire appunto la pratica di uno sport costoso a coloro che non ne avevano i mezzi, come il sottoscritto.

E lo SPORT è stata la mia più grande scuola di vita, dalla quale ho appreso tutto ciò che un uomo apprende nell'arco di una intera vita; ho capito il valore del sacrificio e della rinuncia ho imparato a saper perdere prima di saper vincere e soprattutto rialzarmi dopo essere caduto e mai rinunciare. Scrivendo la mia autobiografia ho cercato di trasmettere questi valori alle giovani generazioni nella speranza di risvegliare quel desiderio, insito in ognuno di noi, che è quello di competere per vincere o tentare di farlo e trovare il desiderio, la gioia e il divertimento che sono appunto alla base della pratica sportiva. Questo desiderio di trasmettere, quello che io chiamo l'ideale di vita attraverso lo sport, si è rafforzato quando Milano si è aggiudicata l'evento mondiale dell'EXPO 2015e ciò mi ha fatto nascere l'idea di proporre la realizzazione di una CITTADELLA DELLO SPORT dopo l'evento. Con un gruppo di amici abbiamo proposto un progetto da realizzare su una parte delle aree destinate a parco e abbiamo cercato di incuriosire il nostro Presidente del Consiglio, Renzi perché nel progetto di riforma della scuola venisse previsto l'obbligo della pratica dello sport con un minimo di 8 ore settimanali, magari recuperandole da una riduzione delle vacanze estive fin troppo lunghe (3 mesi !!). Il mio e nostro scopo era quello di fare entrare lo Sport nella scuola e far sì che tutti i giovani lo praticassero per i motivi che ho illustrato, perché senza l'impegno della scuola, la Cittadella dello Sport, non avrebbe avuto alcun senso. Fu in quel contesto che ho accelerato la scrittura della mia autobiografia perché ho compreso che c'era un certo legame. Io provengo da una famiglia povera del veneto, che mi ha insegnato i valori dello spirito di sacrificio e dalla quale ho appreso quella parte importante che ti fa amare la vita e che ognuno di noi si porta addosso per sempre e io ne sono sempre stato orgoglioso ed è da questi e con questi valori che sono diventato imprenditore e sportivo , credo di buon successo, ma questo non sta a me dirlo. Per quanto riguarda lo scrittore , non ho alcuna pretesa…



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Non ho una programmazione del tempo. O meglio, visto che il libro è terminato e non ho ancora in programma di scriverne un secondo, dedicavo alla scrittura i momenti liberi, la sera o il fine settimana o in vacanza o, quando sentivo più forte il desiderio di scrivere o di fare ricerche. Per quanto mi riguarda, scrivere il libro autobiografico, mi ha obbligato ad andare indietro nel tempo, recuperare montagne di documenti e fotografie, rivedere il mio curriculum delle corse e aggiornare i risultati che, spesso, come ho potuto constatare, in molti casi erano sbagliati o incompleti, così come alcune corse non erano affatto elencate. Forse la ricerca è quella che ha occupato la maggior parte del tempo, perché, una volta terminata e con tutto il materiale a disposizione completato da molti appunti che avevo scritto su decine di fogli scritti a mano e a matita, la scrittura della storia ho creduto che fosse praticamente quasi fatta, ma in realtà così non è stato come ho potuto constatare durante lo svolgersi di quello che doveva essere un semplice racconto di fatti che si erano svolti in un tempo relativamente lontano. Non ho potuto limitarmi a una autobiografia ristretta allo sport, ma a una seppur breve autobiografia di altri avvenimenti legati alla mia vita di imprenditore che mi hanno portato per anni a conoscere paesi in mezzo mondo e comprendere o rafforzare ancora di più quel senso di valore della vita del fare non solo per se stessi, ma anche per gli altri e soprattutto per i giovani.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Dan Brown e Umberto Eco.



4. Perché è nata la sua opera?

Credo di avere già risposto nella domanda n° 1. In ogni caso, è nata perché ho sempre amato lo Sport in tutte le sue forme e l'ho praticato in varie discipline, dalle scalate in montagna alle discese con il BOB e lo Skeleton, alle corse in moto e poi a quasi trent'anni di corse in macchina dei quali almeno dieci anni partecipando al Campionato del Mondo con varie macchine, dalle Porsche Prototipo 907, alle Ferrari 512 S e M, alle LOLA Sport 3000 e alla Porsche Silohuette 1000 hp. Vorrei riuscire a trasmettere ai giovani la gioia che nasce dalla pratica sportiva che è anche divertimento ma che ti insegna la vita e l'amicizia e soprattutto forma l'individuo ad avere una "mens sana in corpore sano" perché mentre la cultura e la conoscenza formano gli uomini e le donne, un corpo sano in una mente sana, ne determina il destino.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Il mio libro autobiografico, giusto perché è un'autobiografia è uno spicchio di realtà e di vita vissuta ed ovviamente dell'influenza avuta dalla famiglia e dal contesto sociale nel quale sono nato, sviluppato, vissuto e conosciuto la vita e il mondo, almeno per una parte di questo. Non ho la pretesa di avere una formazione letteraria, ma ho una forte formazione di vita e uno sviscerato amore per la vita oltre a una discreta formazione culturale generale e un'ottima formazione tecnico professionale.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere non è un'evasione dalla realtà ma un modo di raccontarla attraverso la vita vissuta, le esperienze sportive anche tragiche e dolorose (poco più di quattro anni di ospedale e circa 23-24 interventi chirurgici) che raccontano come si può amare la vita anche attraverso il dolore e come si cerca di trasmettere questo amore attraverso la pratica dello sport.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Quello che ho scritto, racconta ciò che sono stato e ciò che sono , ma soprattutto ciò che la vita e lo sport mi hanno insegnato e che, attraverso un'autobiografia o attraverso una Cittadella dello Sport, vorrei trasmettere ad altri ma in particolare ai giovani 8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera? Due dei miei quattro figli, Natasha e Cesare, hanno collaborato entusiasticamente, e sono stati determinanti soprattutto nella revisione letteraria e nella scelta delle fotografie che è stata particolarmente laboriosa e faticosa.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Questo è il mio primo libro, che non è un romanzo ma un'autobiografia corredato da fotografie d'epoca inedite e di valore storico, sia per l'epoca, sia per il contesto, sia per i vari tipi di macchine da corsa con prevalenza a quelle di Formula, cioè quelle con le ruote scoperte che per me hanno sempre costituito un fascino unico e irripetibile...



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Io credo che il futuro sia quello che le nuove frontiere dell'evoluzione tecnologica avranno il sopravvento su tutta la vita dell'uomo, quindi non esclusa l'editoria, anche se, a mio avviso, il fascino della carta stampata e il fruscio delle pagine non sarà destinato, a breve a morire.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ho già risposto alla domanda N° 10. Il futuro tecnologico è in continuo progresso e nulla può essere scontato, cosi come nulla si può escludere.

 

 

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