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BookSprint Edizioni Blog

12 Ott
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Intervista all'autore - Carlo Bonlamperti

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono nato sull'Isola di Ponza, uno scoglio meraviglioso incastonato nel Tirreno. Solo chi conosce quest'isola è in grado di descrivere i colori del tramonto, dell'alba, del mare di smeraldo e l'ululato della tempesta. Praticamente scrittore lo sono sempre stato. Dalle elementari fino ad oggi ho scritto sempre: è nel mio DNA. La passione è nata, tuttavia, solo in età matura, quando ho toccato con mano che ciò che avevo in mente poteva concretizzarsi in qualcosa di solido, di patinato, che poteva portare agli altri, vestito come si deve, le mie storie fantastiche.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Generalmente la mattina, preferibilmente di sabato; tuttavia prendo spunti e appunti in ogni momento della giornata registrandoli sul cellulare.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

E' Carlos Ruiz Zafòn, che reputo uno dei migliori autori del genere mistery, quello che preferisco. Ho letto l'intera sua produzione letteraria e sono in attesa del suo ultimo romanzo.



4. Perché è nata la sua opera?

Bella domanda! Perché nascono i libri, le canzoni, i dipinti, le sculture? All'origine c'è un'intuizione, un flash che ti attraversa la mente generando l'idea. Da questa prende corpo la storia che, da informe ed eterea si concretizza piano piano e diventa organica. Poi tu l'accarezzi, la plasmi, la ingrandisci e ne tratteggi i particolari, a volte rapidamente, a volte a fatica, soffrendo e combattendo con te stesso perché non ti riesce facile tradurre l'emozione che hai dentro in segni e simboli convenzionali. Il mio ultimo libro, "Il graffio sull'anima, anatomia di un destino" ha subito, come i precedenti, lo stesso travagliato iter, la stessa sofferta gestazione prima di vedere la luce. Dire perché ho scritto questo romanzo equivale a sentirsi dare (fatte le debite proporzioni) la stessa risposta di Michelangelo: la statua si trova già all'interno del blocco di marmo; lo scultore deve solo togliere il marmo superfluo. In altre parole, io sostengo che un romanzo si scriva da solo: appena premi il primo tasto sulla tastiera, non puoi più fermarti: i personaggi, le storie, gli scenari, i colori, le emozioni sono tutti intorno a te e tu devi solo metterli in ordine.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Molto, come credo per ogni autore. Se io non avessi fatto il primo componimento sui banchi di scuola, se non mi avessero regalato i libri di Salgari, se non avessi frequentato il liceo classico, probabilmente la passione, se c'era, sarebbe venuta fuori ugualmente, ma non credo allo stesso modo. Poi, ovviamente, è subentrata la passione.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Per me personalmente, visto ciò che scrivo, è sicuramente - con pochissime eccezioni- evasione dalla realtà. Avventurarmi in un mondo popolato da personaggi che vedono la luce solo grazie a me, mi gratifica e mi distende. Mi fa sentire un po' l'artigiano che crea, il demiurgo dal quale dipendono le sorti delle sue creature.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Anche se un autore tante volte è restio ad ammetterlo, in ogni romanzo c'è sempre e comunque qualcosa di lui. Non potrebbe essere diversamente, dal momento che ciò che crea scaturisce dalla sua mente, il luogo intimo per eccellenza di ogni essere umano. Volete che alla sua creazione -anche se lui non ne è consapevole- non resti comunque "attaccato" qualcosa di sé?



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

No. Nel mio caso particolare le mie opere nascono tutte nella più assoluta solitudine.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Non lo ricordo. Un amico non ha voluto che glielo regalassi perché mi ha detto che i "libri si comprano, non si regalano".



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Purtroppo sì, anche se credo che i veri amanti dei libri (non della lettura) acquisteranno sempre dei libri di carta, perché le sensazioni che si provano toccando, annusando, sfogliando e anche maltrattando un libro sono uniche e insostituibili.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Come sopra.  

 

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Mercoledì, 12 Ottobre 2016 | di @BookSprint Edizioni

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