Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie.

BookSprint Edizioni Blog

19 Set
Vota questo articolo
(0 Voti)

Intervista all'autore - Enrico Gandolfini

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

L'emozione è entrare nel racconto, vivere con i personaggi, identificarsi di volta in volta con ciascuno di essi. Alla fine li si ama tutti, anche quelli antipatici, anche quelli violenti, perché sono tutti figli tuoi. Anche il personaggio di un assassino; perché, tutto sommato, non è colpa sua, poverino, se è diventato un assassino: è l'autore che l'ha reso così.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

I luoghi, soprattutto. Sono luoghi del Sud, del Cilento, e sono luoghi del Nord. Per parte di nonna materna vengo dal Sud e per parte paterna dal Nord. Dentro il mio cuore ho conservato emozioni, ricordi e pensieri di questi due mondi. Alcuni personaggi sono reali, anche se la storia è inventata. Ma io credo che non si inventi nulla. Il verbo inventare deriva dal latino "invenire": trovare, ritrovare, come l'inventario di un magazzino. Inventare, quindi, è ritrovare qualcosa che già esiste, qualcosa che è già accaduto. Cambiano i nomi, cambiano i luoghi, ma quando racconti di emozioni, sentimenti, passioni, dolori, gioie, amore, odio, vendetta, in qualche parte del mondo tutto è già accaduto, accade e accadrà sempre. Questa è la potenza della letteratura.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Tuffarmi nelle vite di altri, uomini e donne. Esplorare i sentimenti e le emozioni, descrivere le azioni. Sono personaggi molto diversi fra loro e, quindi, è come vivere più vite contemporaneamente.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

Semplice. In un primo momento, ho pensato di intitolare il libro con il titolo di uno dei racconti. Poi, però, proprio per quanto ho detto sopra, è come se mi stessi accompagnando alle vite raccontate. E, allora, è venuto spontaneo il titolo "Sottobraccio": passeggiare sottobraccio in compagnia di quelle vite e di quei personaggi e partecipare alle loro storie.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Portare un libro solo sarebbe ingiusto e far torto ad altri libri e autori importantissimi. Sono imbarazzato. Amo molto l'Iliade e l'Odissea, li trovo straordinariamente attuali. Ma come si può lasciare a casa Dostoevskij? Perché? Perché dentro quei libri c'è l'Uomo, come è e come sarà.



6. E-book o cartaceo?

Io appartengo alla generazione della carta stampata. L'e-book è straordinariamente utile e anche bello da utilizzare, ma l'odore della pagina, la vibrazione della carta sotto le dita è unica. E poi, i manoscritti del Mar Morto sono stati scritti circa cinquemila anni fa e sono stati ritrovati. Potrà un e-book essere ritrovato fra cinquemila anni? Inoltre, dubito molto che i libri d'arte potranno essere riprodotti in e-book.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Nessuna carriera. Sono un bancario in pensione. La scrittura è sempre stata la mia passione. Raccontare è vivere, perché una vita esiste solo quando viene narrata.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Dopo aver scritto sette romanzi avevo voglia di raccontare piccole situazioni, piccoli fatti, che si infilano nelle vite degli uomini. Ho messo insieme i miei ricordi e ho romanzato fatti e persone realmente accaduti. Quei brani che appaiono fantasiosi sono, anch'essi, il frutto di lunghe serate passate sulle barche da pesca, o al bar del mio paese del Sud.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Piacere e timore. Come sarà accolto, che vita avrà? Una volta pubblicato, il libro non è più tuo; è consegnato ai lettori. E i lettori sono i veri giudici. Diceva Conrad che l'autore scrive il libro per metà; l'altra metà è compito del lettore.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

La prima persona è sempre mia moglie. seguono tre amici: due amiche e un amico. Ho fiducia in loro e seguo i loro consigli. Non tutti, però.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Molto interessante e molto piacevole. Seguo, quando posso, con interesse la trasmissione radiofonica "Ad alta voce", su Radio Tre. Molto dipende dalla bravura del lettore, ma con il libro cartaceo posso ritornare quando voglio a pagina 210 e rileggerla. Ma con l'audiolibro?

 

Acquista il Libro sul nostro ecommerce

 

 

Lunedì, 19 Settembre 2016 | di @BookSprint Edizioni

Lasciaun commento

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità.
Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

I contenuti e i pareri espressi negli articoli sono da considerarsi opinioni personali degli autori che
non possono impegnare pertanto l’editore, mai e in alcun modo.

Le immagini a corredo degli articoli di questo blog sono riprese dall’archivio Fotolia.

 

BookSprint Edizioni © 2016 - Tel.: 0828 951799 - Fax: 0828 1896613 - P.Iva: 03533180653

La BookSprint Edizioni è associata alla AIE (Associazione Italiana Editori)