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13 Ago
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Intervista all'autore - Raffaele Lanza

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Sono di formazione salesiana. Sono entrato subito nel mondo della Comunicazione scrivendo articoli e servizi dalle redazioni di periodici e quotidiani regionali. L’idea di scrivere un libro è nata quando compresi che le informazioni raccolte direttamente nell’ambiente in cui lavoravo per svolgere un incarico stampa specialistico, potessero contribuire al progresso della comunità, a migliorare il Settore e alla crescita civile culturale della società siciliana.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Solo nei momenti in cui mi sento in forma e concentrato con le idee.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Scarlett Thomas, Salvatore Paci (siciliano) e soprattutto Vittorio Sgarbi per la sua originale esposizione critica sull’’arte e sui beni culturali.



4. Perché è nata la sua opera?

Per potenziare - è il messaggio - il servizio pubblico delle biblioteche, istituzioni culturali naturalmente esposte alle trasformazioni sociali e quale stimolo per i politici regionali siciliani al fine di favorire la riflessione in questo importante settore. I libri nelle biblioteche oggi soccombono seppelliti dalla crisi economica e dall’indifferenza. Le proposte contenute potranno servire ai politici lettori più attenti e controcorrente per dare un’occupazione professionale ai giovani e per una più agevole conoscenza delle istituzioni pubbliche e religiose.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

L’ambiente nel quale vivo nell’occasione ha svolto un ruolo di regia ma la mia formazione vera è quella acquisita all’Università di Giornalismo e al Giornale dove lavoravo.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere un libro dal taglio cronistico significa raccontare la realtà che ci circonda. Il rischio è quando questa realtà spesso si nasconde.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Molto visto che ho agito quale promotore del censimento statistico informativo delle Biblioteche di Catania e provincia e sono riportate nel libro in assoluta obiettività osservazioni critiche esposte anche ai vari “governanti” dell’epoca -sulle difficoltà della Soprintendenza e della Regione siciliana a risolvere le varie problematiche del settore congelate nel tempo.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

No, non credo…



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Alla mia famiglia prima, poi al Soprintendente ai Beni Culturali di Catania Arch. Fulvia Caffo, una personalità che apprezzo e stimo moltissimo sotto il profilo umano e professionale.



10. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Rappresenta il perfezionamento del libro perché è aperto ad un pubblico ancora più ampio. Quale meraviglia, quando non si hanno più energie durante il giorno, avviare un cd oppure un mp3 ed ascoltare un libro che piace? Preziosissimo anche ai non vedenti per accrescere la propria cultura. Ma lo strumento è forse ancora più prezioso per le persone ammalate con difficoltà di movimento e per le persone anziane che possono scegliere l’ascolto della lettura di un libro. Auspico che nel prossimo futuro, accanto al libro ci sia anche il cd incluso per l’ascolto audio.

 

 

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Sabato, 13 Agosto 2016 | di @BookSprint Edizioni

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