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16 Ago
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Intervista all'autore - Antonio Zammitti

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Per me scrivere è stato soprattutto, anni addietro, uscire dal tunnel della depressione che stava per sconfiggermi. È stato ed è emozionante e impegnativo scrivere frammenti delle mia vita di investigatore nell’Arma dei Carabinieri; risolvere fatti delittuosi, salvare vite umane, svolgere altre attività impegnative, sempre proteso alla ricerca della verità.



2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

Nel Libro scrivo soltanto di fatti reali della mia vita profondamente vissuta senza risparmio di energie. Non vi è nulla di inventato, ma la pura e semplice verità.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Per me, scrivere questo Libro è evidenziare che se non lotti tenacemente contro ogni ostacolo, immancabile nel corso della vita, non raggiungi nessuna meta, non costruisci nulla. E l’uomo è nato per costruire, per edificare cose concrete, sane.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

La scelta del titolo è stata naturale. Tanto emerge dal fatto che sin dalla giovane età ho sempre avuto ruoli di comando, vuoi prima nel settore agricolo, che nel decorso della mia vita nell’Arma dei Carabinieri, poi nell’industria del polo petrolchimico di Priolo, di investigatore privato e di conduttore della mia piccola azienda agricola, in maniera biologica.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

In una ipotetica isola deserta porterei qualche libro di Sciascia.



6. E-book o cartaceo?

Tenuto conto della mia vita di ottantacinquenne preferisco il cartaceo. È però evidente che l’e-book è il futuro.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Non ho la pretesa di avere intrapreso una carriera da scrittore.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

Questo Libro e il mio precedente sono nati perché alcuni miei amici, tra cui un direttore di cattedra di psicologia di Milano, un riflessologo, il mio amico avvocato, un giornalista ed altri, affermano, bontà loro, che avrei il dono dello scrivere in maniera, sintetica, semplice, diretta.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un Libro mi procura soddisfazione e mi dà la possibilità di esplorare a fondo nel mio passato ricco di molteplici impegni e attività e di ricordi, non sempre lieti.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

La prima persona a leggerlo è stata la psicologa, dott.ssa Laura Monteleone, a seguire, mio nipote Andrea, e gli avvocati-amici, Salvatore Cavallaro e Giuseppe Lipera del Foro di Catania.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Non so esprimere un parere sull’audiolibro. Devo prima vederlo realizzato: devo prima “toccare”.

 

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