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22 Dic
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Intervista all'autore - Chiara Arciprete

1. Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?

Sono nata e cresciuta nella splendida Napoli, e frequento l’ultimo anno di Grafica e Comunicazione in un paesino in provincia di Caserta. Dopo la maturità ho intenzione di ritornare a vivere a Napoli.



2. Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?

Sicuramente consiglierei di leggere un romanzo di Susanna Tamaro “Ascolta la mia voce” che invita ad ogni lettore di ogni età a riflettere sul senso della vita.




3. Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ e-book?

Il libro cartaceo ha sempre il suo fascino, rimane lui quello più apprezzato è indiscutibile, poiché riesce sempre a penetrare nelle emozioni che prova un lettore, è sempre bello emozionarsi davanti ad una pagina cartacea, che davanti ad uno schermo digitale. L’ e-book anche se fa parte della nuova tecnologia, e ormai siamo tutti coinvolti nel mondo tecnologico, presenta diversi svantaggi, fondamentalmente comunque vada preferisco il cartaceo.



4. La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?

Assolutamente un colpo di fulmine. Un po’ come un amore a prima vista, anche se la scrittura è una passione che ti porti dentro.



5. Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

Mah, a parte la rabbia e la delusione che ho provato in questi ultimi anni in cui mi sono sentita messa da parte da tutto ciò che avevo creato intorno, tutte le conseguenze mi hanno portata sulla strada del cambiamento. E alla mia età dovevo creare progetti su dei fogli bianchi, mentre lasciavo solo linee che non si univano mai, come lasciar perdere l’adolescenza e cercare di diventare donna. Ciò che mi ha portato a scrivere è stata la voglia di confrontarmi con altri occhi, con gli occhi dei nemici che avevo sempre davanti, la voglia di liberarmi da un mucchio di cose che avevo dentro e che non sono mai riuscita a tirar fuori, ho tentato di buttar giù tutti questi problemi umani che ci affliggono la mente ogni giorno. Ho cercato di dedicarlo pienamente ai miei coetanei che non sanno più difendersi da soli, che preferiscono nascondersi dietro ad uno schermo senza affrontare le conseguenze della realtà. Perché i nemici non sono soltanto delle pedine che hanno una scarsa autostima di se stessi, basta guardarsi intorno e rendersene conto. Ci sono altri problemi, umani che chiamiamo “NEMICI”.



6. Quale messaggio vuole inviare al lettore?

Il messaggio che ho voluto trasmettere è di avere sempre la forza di lottare, e non dare niente per scontato, di superare ogni traguardo che la vita riserva ad ognuno di noi, senza dare importanza ai nemici, alle critiche delle persone, che pur di esserci ci condizionano. Contando soltanto sulle proprie forze si riesce a godere a tutti i costi il panorama dei trionfi.



7. La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?

Ne ho preso conoscenza pian piano nel corso della mia vita, collegando la musica e la scrittura mi sono accorta che stavo davvero bene con me stessa.



8. C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?

L’episodio legato alla scrittura del libro che mi piace sempre ricordare, è l’incontro con Ludovica in ospedale, dove soltanto lei in venti minuti è riuscita a comprendere i miei occhi, ad arrivare al mio cuore. Avvertii che non c’era più bisogno di fissarmi in uno specchio, che mostrava il mio lato peggiore, una donna senza armi, con gli occhi disillusi. È stata una sorpresa che ho voluto menzionare nel mio libro, che mi ha fatto anch'essa luce nel cammino della stesura del libro.



9. Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?

No assolutamente. Non ho mai pensato di non portare a termine la stesura del libro, anzi non mi sono mai lasciata influenzare dalle persone, che non mi incoraggiavano per niente, ho sempre puntato in alto, e quindi non terminare il libro sarebbe stata proprio quella una grande sconfitta.



10. Il suo autore del passato preferito?

Senza troppi giri di parole, tanto di cappello per Giorgio Faletti.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Ma secondo me, con l’audiolibro si perde ancor di più quella voglia di dover sfogliare intere pagine con i propri occhi. Potrà sembrare banale, ma è un nuovo metodo per coinvolgere il lettore che grazie alla registrazione audio di un libro letto ad alta voce, fa sì che il lettore ascolti il romanzo, con una voce narrante esterna.


 

 

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Martedì, 22 Dicembre 2015 | di @BookSprint Edizioni

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