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28 Dic
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Intervista all'autore - Antonella Ciccarese

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Mi chiamo Antonella Ciccarese, vengo da Erchie, un piccolo paese in provincia di Brindisi. Sono sposata ed ho due figlie stupende, Cristina e M.Karol, di quattro e due anni. Mio marito, Piero fa l'operaio ed io al momento faccio la mamma a tempo pieno e mi prendo cura anche di mia nonna novantenne. Ho iniziato a scrivere fin da piccola: carta e penna erano come un rifugio per me. Riuscivo a fantasticare e ad allontanarmi da un mondo che vedevo ostile. Da qualche anno la mia passione è cresciuta a tal punto da voler scrivere, oltre a versi in rima e monologhi, anche piccole commedie divertenti in vernacolo. Mi piace anche recitare e quindi insieme a mio marito, ai miei fratelli ed alcun amici, ci dilettiamo ad interpretare queste commedie durante alcune feste di paese.

La mia vita, vissuta sempre con grandi punti interrogativi. Ero una bambina fragile, problematica, spesso in conflitto con me stessa e con uno smisurato bisogno d'affetto. Periodi trascorsi in ospedale, tra interventi, delusioni, negligenze mediche e diagnosi che non sono mai state quelle giuste. Ho visto da vicino la morte e non una volta sola, ma sono sempre riuscita a farcela e a non mollare pur avendo paura. Oggi? Nonostante le vicende amare e gli episodi spiacevoli ho imparato a combattere, ad amare la vita, anche se ancora adesso vivo una realtà non facile da gestire e mandare giù. Riesco a conciliare bene lacrime e sorrisi, convivere in pace con la mia patologia e con la voglia di regalare l'allegria a chi mi circonda. Questo, proprio perché penso che la vita sia un dono che va tenuto stretto finché se ne ha la possibilità. Ed è anche per tutto questo e per il coraggio che ho acquisito giorno per giorno, che ho deciso di scrivere la mia storia, il mio primo libro.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

La mia casa è un po’ caotica, con due figlie piccole non potrebbe essere altrimenti. Quindi amo scrivere in tarda serata, quando in casa regna il silenzio e riesco a dedicare del tempo a me stessa.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Sarò sincera, non leggo un libro da un bel po’ di tempo. Il poco tempo che ho a disposizione lo uso per scrivere perché l'unico modo che riesce a rilassarmi. Comunque non ho mai avuto autori preferiti, ho sempre letto ciò che mi ispirava a prescindere da chi fosse l'autore del libro.



4. Perché è nata la sua opera?

La mia opera nasce per una scommessa fatta con me stessa. Nasce nel momento più particolare della mia vita, forse quello più difficile.I l periodo in cui mi trovo costretta ad affrontare qualcosa più grande di me. E scrivere questo libro proprio in quei giorni particolari, quasi come fosse un diario, mi ha aiutata molto. Una sorta di simbiosi, io e le mie pagine.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Innanzitutto non parlerei di formazione letteraria, anche perché non posso vantare di essere una persona molto acculturata, con un lessico importante o che ha conseguito grandi titoli di studio. Ciò che conosco oggi è frutto di quello che son riuscita ad imparare negli anni, da sola. Smisi di andare a scuola dopo la licenza media per via dei miei problemi di salute, cominciando a lavorare molto presto. Ho continuato a leggere, ad imparare nuove cose, ma non credo sia la stessa cosa. Posso solo dire che il contesto sociale in cui vivo mi è servito, ma relativamente. Ho sempre cercato gli stimoli giusti, assimilando molto dalle persone e da tutto ciò che di positivo mi circondava.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Entrambe, almeno nel mio caso. Come ho anticipato prima, scrivo da quando ero piccola, un modo per evadere da una realtà che mi stava stretta. Ogni minima emozione, tutte le paure, le incertezze, le insicurezze che potevo avere, le sfogavo scrivendo su un foglio di carta. Ma anche un modo per raccontare la realtà, quella realtà che almeno per quanto mi riguarda potrebbe essere diversa, diversa da quella che è veramente. Scrivo spesso di una realtà che oggi riesce a distogliere e ad allontanare molta gente da tutto quello che conta davvero nella vita. Una realtà spesso subdola a cui tuttora non sento di appartenere.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

In pratica tutto. Racconto la mia storia, tutte le vicende che mi hanno segnata, cambiata e fatta diventare la donna che sono oggi.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Ho scritto le pagine del mio libro quando ero completamente sola, durante l'ultimo ricovero in ospedale. Comunque devo dire grazie a molte persone, dalla mia famiglia ai miei amici perché mi hanno spinta fin dove neanch'io credevo di poter arrivare, scrivere la mia vita trasformandola in un libro.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

A mia sorella, in realtà la prima che ha voluto leggerlo.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Non c'è dubbio che l'e-book è molto più pratico. Anche in futuro però ,credo che ci sarà gente che opterà ancora per il cartaceo, sfogliare le pagine di un libro e sentirne il profumo non ha paragoni.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Un modo alternativo direi. Ascoltare una voce che racconta un romanzo, una storia, anche ad occhi chiusi può essere piacevole. Mi fa pensare a quando da piccola mi raccontavano le fiabe ed io non vedevo l'ora che arrivasse la sera per ascoltarne una. Ciò nonostante e potrò sembrare all'antica, leggere un libro, per me, resta il modo migliore per viaggiare con la fantasia ed immedesimarsi in quello che si legge.



 

 

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