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30 Ott
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Intervista all'autore - Pier Paolo Zambardino

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

Vengo da Napoli anche se mi traferii con la famiglia a Varcaturo (Giugliano in Campania) all'età di tre anni. Ho frequentato le scuole dalle suore a Pozzuoli e dai Padri Scolopi a Fuorigrotta. Ho giocato a calcio da professionista ed ora mi diletto tra la piscina ed il tennis. Divoro libri (ne ho circa 350) e mi piace il cinema soprattutto americano. Scrivo da quando ho 13 anni soprattutto per canzonare compagni di classe ed insegnanti. Ancora oggi amici e parenti mi chiedono di scrivere in occasione di battesimi, matrimoni, compleanni e...funerali. Ho scritto brevi racconti che non hanno mai visto la luce ma stavolta sono andato fino in fondo.




2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

Nel periodo in cui sono stato impegnato alla stesura del romanzo ho utilizzato tutto il tempo disponibile in momenti morti del mio lavoro di libero professionista. Soprattutto la sera tuttavia mi ci mettevo sul serio e la mattina seguente rileggevo quanto scritto il giorno prima.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

La domanda è riduttiva e non può ridimensionare la risposta. Ultimamente mi sono piaciuti Andy Weir con "l'Uomo di Marte" da cui è stato tratto il film con Matt Damon e "Ender's game" di Scott Card. Sono cresciuto però con i libri di Wilbur Smith e Crichton ed ho tutti i libri di Schatzing



4. Perché è nata la sua opera?

Le mie opere sono prodotti in gestazione nel cervello che spingono per uscire fuori. Io penso continuamente e sono un osservatore del Nostro Tempo. Le idee partoriscono naturalmente e devo metterle su carta prima che svaniscano. Attraverso questo meccanismo due anni fa è nato "Golden tears"



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Credo parecchio. La serenità familiare ed economica mi ha consentito di prendermi "vacanze letterarie" molto frequenti. Il fatto poi che fossi bravo a scuola ed imparassi in fretta le lezioni mi permetteva di rifugiarmi nei libri accoccolato nel letto sino a notte fonda. La maturazione, il corso di laurea e la professione legale hanno fatto il resto.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Entrambe. Le brutture della realtà possono essere esorcizzate dalle atmosfere di un bel libro che al tempo stesso può rappresentare alla perfezione uno spaccato di vita quotidiana.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Abbastanza. Due tra i protagonisti sono dei visionari che ambiscono ad un mondo migliore e combattono per renderlo tale. Anche io mi sveglio la mattina tentando di raddrizzare, nel mio piccolo, le sorti di un pianeta malato.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno in particolare. Devo comunque ringraziare mia moglie per il sostegno incondizionato, le critiche costruttive e per avermi spesso "sollevato" dai compiti di padre alle prese con due pesti.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Se non ricordo male proprio a mia moglie. Devo comunque ringraziare Laura, una mia collega, per la primissima correzione di bozze.



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’e-book?

Il cartaceo ha ancora il suo indiscusso fascino ed un feticista ha bisogno di conservare il manoscritto sulla libreria. Io e mia moglie abbiamo però comprato anni fa un Reader che utilizzammo forsennatamente sino a provocarne l’(auto)distruzione. Come si dice in gergo: "il futuro non è scritto". In questo caso: non è scritto su e-book!



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

L'utilizziamo per i bambini. Non so se prenderà piede tra gli adulti ma i nostri figli comprendono ed associano immediatamente le immagini al discorso. E chiedono il bis!



 

 

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