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27 Ott
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Intervista agli autori - Gianni Boscolo Rita Rutigliano

Perché è nata la vostra opera a quattro mani?

“La lingua non basta per dire, né la penna per scrivere tutte le meraviglie del mare”. Quanto sostenuto da Cristoforo Colombo, che abbiamo scelto di riportare in esergo, secondo noi resta pienamente valido. Diciamo che la prima molla a spingerci verso la Magenta è stata il costante, e condiviso, interesse per tutto ciò che riguarda il mare. E la nostra inesausta curiosità per le mille storie che in esso sono custodite e attorno ad esso gravitano da sempre. Un esempio? Le vicende legate ai fari, dei quali peraltro Gianni Boscolo si è occupato in un libro pubblicato nel 2014 da Mursia (“Breve storia dei fari. Da Omero a Internet”). Il fatto di aver scritto il libro a quattro mani è frutto di un’amicizia di lungo corso fra due colleghi, temprata da parecchio lavoro e parecchi interessi culturali e professionali in comune.




Come mai l’interesse per questa storia, allora? Che cosa vi ha spinto a scrivere proprio sul giro del mondo della Magenta?

Intanto, quando un paio d’anni fa abbiamo cominciato a raccogliere materiale per la stesura del libro, c’era la voglia di recuperare una storia sconosciuta ai più e che però secondo noi meritava di essere riportata all’attenzione di un pubblico vasto. In particolare perché stava per cadere il centocinquantesimo anniversario della spedizione e ora si profila quello della prima circumnavigazione compiuta da una nave italiana. Appunto quelle realizzate dalla Magenta poco dopo l’Unità nazionale, che videro a bordo della nave, coinvolgendoli per parecchio tempo, più di 300 uomini fra marinai, ufficiali, naturalisti. La spedizione, infatti, fu avviata l’8 novembre 1865 da Napoli. E a Napoli la nave tornò il 28 marzo 1868, dopo ben 870 giorni. La piro-corvetta, che prese in carico la spedizione e i suoi componenti da Montevideo (Uruguay) sul Rio de la Plata, compì il suo periplo tra il 2 febbraio e il 17 dicembre 1866.



Quali sono gli aspetti cruciali di questa vicenda?

Più che di alcuni aspetti cruciali, forse si deve parlare di un quadro complessivo di grande interesse sotto diversi profili. Perché quella della Magenta fu una impresa insieme nautica, scientifica e diplomatica del neonato Regno d’Italia e dell’altrettanto neonata Marina Reale italiana. Un’impresa realizzata nell’ultimo scorcio del XIX secolo, ma che abbiamo voluto inquadrare nel contesto storico del tempo e anche in quello costituito da una breve storia della navigazione e della sua epopea caratterizzata anche dalle grandi scoperte geografiche etc.



Fu, dunque, una vicenda in qualche modo speciale...

Sì, certo. Dal punto di vista diplomatico fu, fra l’altro, la prima occasione in cui il tricolore italiano prese a sventolare nei porti giapponesi e cinesi. Dal punto di vista nautico registrò, per esempio, un primo passaggio dall’oceano Pacifico all’oceano Atlantico in direzione ovest est dello stretto di Magellano. (l’ufficiale di rotta, Filippo Marochetti, ne farà nel 1868.una relazione sul primo numero della “Rivista marittima”). Dal punto di vista scientifico e antropologico, poi, è d’assoluto rilievo la relazione data alle stampe da Enrico Hillyer Giglioli nel 1875, ponderosa opera di circa mille pagine su cui abbiamo molto lavorato per la stesura del nostro saggio. In quelle pagine lo scienziato naturalista non manca di rivelare tutti gli interessi, anche faunistici e antropologici, di cui si fece carico durante la spedizione. Anche per l’avvenuto decesso, nel corso del viaggio, del suo mentore e maestro Filippo De Filippi, al tempo già noto zoologo e docente nella Regia Università di Torino, città dove fu introduttore del darwinismo in Italia. Insomma quella della Magenta è una vicenda molto interessante. Anzi, è una vera impresa. Ecco spiegato così anche il titolo del libro, nelle cui pagine sfilano marinai, personaggi, incontri, scoperte geografiche, bottino diplomatico e scientifico, curiosità d’ogni genere.



A proposito di curiosità, potete accennarne qualcuna presente nel libro?

Mmm... Si può anticipare, per esempio, che scrivere della Magenta ci ha permesso anche una sintetica ricostruzione della centralità del Piemonte e di Torino nella storia delle scienze naturali. E ci ha fornito l’occasione di raccontare di due grandi “piemontesi d’adozione”, due scienziati del calibro di Filippo De Filippi ed Enrico Giglioli, così come di grandi “piemontesi doc”. Uno per tutti: padre Alberto De Agostini, missionario, che per un bel mezzo secolo fu instancabile esploratore della Patagonia. E poi... Beh, la storia della marineria e della navigazione è una storia sostanzialmente al maschile e - dati i tempi - non poteva essere diversa anche per la Magenta. Però, e ci piace sottolineare anche questa “curiosità”, nel libro abbiamo voluto riservare spazio e attenzione anche alle “donne intorno al mondo, per terra e per mare”. A loro abbiamo dedicato uno specifico capitolo, il secondo, in cui raccontiamo di come donne di varia età e di varia estrazione sociale siano state capaci, non solo negli ultimi decenni bensì nel corso di alcuni secoli, di ritagliarsi spazi di autonomia e prendere a girare il mondo. Non semplicemente per “andare a zonzo”, sia chiaro. Ben al contrario, anzi. Di fatto queste signore hanno elargito con generosità il loro vasto bottino di contributi di ricerca e di conoscenza alla geografia e ad altre scienze, naturalistiche e di carattere etno-antropologico. Come? Attraverso resoconti precisi e molto interessanti, con accuratissime opere grafiche (disegni, acquerelli etc), con molti reperti che hanno arricchito diversi musei e collezioni europee dove ancora fanno mostra di sé.



Avete mai pensato, durante la stesura del libro, di non riuscire a portarlo a termine?

No, questo no. Anche se, per la verità, condurre in porto la “nostra” Magenta è stato tutt’altro che semplice. Ci ha richiesto parecchio studio ed impegno, in particolare, seguire e tentare di ricostruire in forma condensata e scorrevole quel che accadde e quel che fu visto e scoperto attraversando terre e mari durante un impegnativo viaggio durato 870 giorni.



E chi vorreste veder leggere il vostro libro?

In una parola? Chiunque... Sì, perché - come abbiamo accennato - volevamo mettere a punto un’opera divulgativa ricca di informazioni e capace di coinvolgere senza essere pesante o pedante. È sicuro, e riteniamo che il volume offra numerose prove in questo senso, che non abbiamo inteso toccare esclusivamente le corde dell’interesse scientifico o marinaresco. Non siamo certi, e la valutazione non spetta a noi, d’aver raggiunto la meta fissata progettando il nostro saggio sulla Magenta e tutto il resto. Siamo certi, però, d’aver cercato di redigere un testo che fosse al tempo stesso preciso, appassionante e piacevole da leggere. Per dirla tutta, quindi, non avevamo in mente un preciso, determinato tipo di lettore. La nostra speranza è di essere stati sufficientemente capaci di far appassionare alla materia trattata, e perciò di attrarre l’attenzione di qualsiasi genere di lettore. E più o meno di qualsiasi età, purché curioso. Per questo ci auguriamo sia valido, e non solo per lui, questo breve eppure lusinghiero giudizio di uno dei primi lettori de “L’impresa della Magenta”: “Un testo molto appassionante e piacevolissimo, che si rivolge ad un target ampio di potenziali lettori con la sicura capacità di coinvolgerli nel profondo e farli immergere in vicende della nostra storia troppo spesso relegate nell’oblio”. O quasi.




 

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