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06 Ago
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Intervista all'autore - Riccardo De Santis

1. Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?

Scrivere è per me un modo indelebile per esprimersi. Sono sempre stato affascinato dal fatto che, grazie appunto alla scrittura, possiamo conoscere fatti, storie e curiosità del passato. Quando scrivo ho la consapevolezza di poter condividere i miei punti di vista, e ho la speranza di poter dare qualche spunto di riflessione. Non cerco mai di criticare oppure insegnare, bensì spero di ricevere critiche e insegnamenti da coloro che leggono i miei scritti, in modo da migliorare sempre di più.




2. Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?

In questo libro non ci sono delle vicende strettamente personali. Tuttavia, la crisi d’identità che vivono Federico (protagonista del primo racconto) e Cincinnato (protagonista del secondo racconto) potrebbe essere un luogo comune. Nelle principali istituzioni di ogni società, religione e politica, non sono rari i casi di persone intensamente coinvolte che abbiano segni di insofferenza o veri e propri scontri ideologici.



3. Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.

Scrivere quest’opera rappresenta una sfida con me stesso. L’intenzione era descrivere la religione e la politica da un punto di vista ironico, senza tuttavia trascendere. Contemporaneamente ho cercato di descrivere la vita dei protagonisti, che vivono queste due realtà, in un’ottica seria e riflessiva. Non so dire che sono riuscito in questo scopo, ma almeno ci ho provato.



4. La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?

La scelta del titolo è stata molto difficile. Il titolo che compare è stato il primo in assoluto che ho pensato, ma fino all'ultimo ero combattuto. Ancora adesso ho delle riserve verso questo titolo. La religione e la politica sono due istituzioni fondamentali per ogni società organizzata, e definirle grottesche non rende giustizia. Ma con il titolo ho voluto introdurre quello che spero di aver trasmesso nell'opera, cioè che sono le interpretazioni personali che possono renderle bizzarre.



5. In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?

Facciamo una premessa: io leggo tantissimo. Appartengo a quella scuola di pensiero che sostiene che prima ancora di essere uno scrittore bisogna essere un lettore. Se ci riferiamo a scrittori contemporanei, in un’ipotetica isola deserta mi porterei talmente tanti libri da ricoprire l’intera superficie. Quindi per non far torto a nessuno tra gli autori di oggi, menziono autori del passato. Porterei con me i libri di Luigi Pirandello e Leonardo Sciascia. Non solo le loro storie sono eccezionali, ma sono sempre rimasto colpito da come venivano impostati i dialoghi tra i personaggi. Rimango sempre affascinato dai romanzi di questi due grandi autori del passato.



6. E-book o cartaceo?

Non si possono negare i vantaggi degli e-book. Costano meno, non ingombrano, sono sempre disponibili con i strumenti elettronici di ultima generazione, non inquinano (anche se una raccolta differenziata della carta fatta adeguatamente permetterebbe di salvaguardare l’ambiente notevolmente). Nonostante questi vantaggi, il caro vecchio libro cartaceo non perderà mai il suo fascino. Personalmente, quando posso preferisco sempre la copia cartacea di un libro.



7. Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?

Nella mia vita ho sempre scritto. In adolescenza tenevo un diario dove, tra un pensiero e l’altro, scrivevo qualche breve componimento poetico. Poi ho raccolto alcune poesie che avevo scritto, ho realizzato un primo manoscritto su un tema sociale ambientato nella mia città natale, quindi ho scritto il libro oggetto di questa intervista. Non credo di avere le qualità per diventare uno scrittore professionista, ma io scrivo soprattutto per passione e per appagamento personale.



8. Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?

I due racconti nascono da due spunti differenti. Religione. Dopo aver letto che nel mondo ci sono circa 30.000 tra religioni e culti vari, ho pensato di creare un’altra comunità religiosa che fa capo al Cristianesimo, apparentemente chiusa ma affiatata, dove un giovane non si trova più a suo agio. I motivi di questo suo improvviso disagio sono tutti da scoprire. Politica. Sono partito da una considerazione storica. Quando nell’antica Roma insorgevano situazioni di emergenza, come carestie o guerre, il potere era accentrato nelle mani di un solo uomo, un dittatore pro tempore. Alcuni seguirono la legge rispettando il proprio mandato, altri no. In una chiave futuristica, anche l’Italia si affida ad un dittatore per fronteggiare una crisi.



9. Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?

Ogni volta che leggo i racconti trovo qualche concetto che vorrei modificare, quindi personalmente sto vivendo una forte emozione accompagnata da un senso di esitazione. Indubbiamente sono soddisfatto, e non smetterò mai di ringraziare chi pazientemente mi ha incoraggiato e seguito in questo percorso, come lo staff di Booksprint.



10. Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Un caro amico mi ha seguito passo e dopo passo nella stesura del manoscritto e, soprattutto, mi ha spronato a pubblicarlo. Se non fosse stato per lui, forse sarei ancora indeciso sul da farsi. Come ho detto prima, l’esitazione di pubblicare i miei lavori ha spesso preso il sopravvento su di me.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Sono propenso ad accettare tutte le nuove frontiere che permettano di promuovere la cultura in Italia, compreso gli audiolibri. Tuttavia, sono dell’idea che gli audiolibri dovrebbero integrare e non sostituire la lettura, la quale rimane una delle attività più belle dell’uomo.



 

 

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