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12 Nov
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Intervista all'autore - Wladimiro Esposito

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?

La mia vita? Ci sarebbe da scrivere tantissimo sulla mia vita. A 67 anni uno si guarda indietro e si chiede da dove vengo? Vengo da Gallipoli. Sono stato a Milano 20 anni e poi sono venuto nel Veneto dove attualmente vivo. Ma alla domanda "da dove viene? È difficile rispondere veramente. Forse sarebbe il caso di rispondere che vengo da tante esperienze negative.



2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?

La mattina perché mia moglie ancora lavora e quindi mi isolo nel mio studio lontano dai rumori. Solo, ad ascoltare quelli della mia anima.



3. Il suo autore contemporaneo preferito?

Ken Follett.



4. Perché è nata la sua opera?

Non lo so. Forse perché a me piace quando la fantasia sposa la realtà e in questo romanzo c'è un po' di tutto.



5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?

Poco generalmente mi riesce dividere le due cose. Ho fatto studi umanistici che sono in contrasto con il contesto sociale attuale.



6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?

Scrivere per me è evadere la realtà in cui vivo. Ciò non toglie però che ciò che mi circonda o ciò che succede intorno a me è spunto di riflessione e quindi di utilizzo per scrivere le mie storie.



7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?

Quasi tutto, Giulia Borghi nei suoi tormenti mi assomiglia un po'. La sua forza fisica è quello che io non ho e che vorrei avere.



8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?

Nessuno in modo particolare.



9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?

Ha un ragazzo handicappato come me, molto amico mio che quando ha finito di leggere ha commentato in questo modo: "Ma questa Giulia è più forte di un uomo, non pensi di aver un tantino esagerato?"



10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?

Sì, anche se mi dispiace perché sono legato alle tradizioni.



11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?

Penso male, anche se potrebbero essere un valido aiuto per quelle persone affette da handicap visivi. Solo in questo caso sarebbero un valido mezzo.  

 

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Mercoledì, 12 Novembre 2014 | di @BookSprint Edizioni

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