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20 Ott
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Intervista all'autore - Francesco Pala

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?


Sono sardo, vengo da Nuoro, faccio l'insegnante. Scrivo, amo farlo, ma non sono uno scrittore, non posso raccontare storie di vocazione infantile o predestinazione. D'altronde, credo che di scrittori ce ne siano in giro meno di quanto sembra. Sono prima di tutto un lettore di storie altrui. Amo il tennis, le piccole officine dove si aggiustano le auto, la parte est di Berlino, la Vienna di Joseph Roth

 

 

2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?


La sera e spesso la notte. Per scrivere ho bisogno del momento in cui ogni cosa smette d'essere utile e funzionale al disegno diurno, ho bisogno che tutto intorno a me perda il filo e come la polvere, si posi.

 

 

3. Il suo autore contemporaneo preferito?


Thomas Bernhard, per il ritmo della scrittura, per la potenza esclusiva delle sue ossessioni, perché tutto il suo mondo ha un'unica voce disperata e assoluta dalla prima parola del primo libro fino al punto finale dell'ultimo.

 

 

4. Perché è nata la sua opera?


Perché avevo bisogno di compiere un atto d'amore, avevo bisogno di risarcire con la scrittura un mondo "minore" verso cui mi sentivo in debito e di cui volevo far parte in qualche modo. Ho provato a dare voce a questo mondo, non so se ci sono riuscito, ma ho amato molto tutti i miei personaggi.

 

 

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?


Non conta nulla, detesto le astrazioni, le categorie sociologiche, i riti collettivi, gli automatismi di gruppo. Per me contano solo le persone e i personaggi letterari, non mi interessa sapere da dove vengono e dove vanno, ma solo chi e come sono nel momento in cui li sperimento.

 

 

6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?


Scrivere è costruire realtà, l'evasione dalla realtà non esiste e l'idea di raccontare la realtà ha un tratto narciso e distante che non mi piace. Chi scrive produce reale a tutti gli effetti, lo fa amando oltre ogni limite, offrendosi indifeso alla vita che cresce davanti ai suoi occhi e promettendo che sarà lì per sempre, tra le sue creature.

 

 

7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?


Niente di ciò che scrivo è autobiografico, quando scrivo mi faccio da parte e lascio essere. Detesto la scrittura diaristica e autobiografica è già faticoso sopportarsi ogni giorno, mi pare giusto concedere all'ego un po' di vacanza.

 

 

8. C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?


Una scrittrice, Herta Muller, con la sua voce cristallina e dolente.

 

 

9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?


Non ricordo. So con certezza, però, che una persona lo avrebbe letto per prima se le circostanze lo avessero consentito, ma "la disciplina della terra" non ha voluto che così fosse.

 

 

10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?


Credo di sì.

 

 

11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?


Mi interessa, non ho preclusioni.

 

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Venerdì, 24 Ottobre 2014 | di @BookSprint Edizioni

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