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BookSprint Edizioni Blog

05 Apr
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Intervista all'autore - Alex Mariani -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Mi chiamo Alessio Mariani, ma per gli amici Ale o Alex. Da qui la scelta di usare uno pseudonimo e non il mio nome vero.
Sono nato e vivo a Savona.
Savona, una città tranquilla. Troppo tranquilla. A tratti inquietante. Se leggete che un vigile del fuoco ha salvato un gattino sull’albero… ecco, quello sarebbe potuto accadere proprio qui.
Ho 55 anni, sono divorziato e ho un figlio di 22, ormai sulla sua strada.
Vivo con un gatto a cui sono molto affezionato, a parte quando mi porta vari topolini o uccellini un po'... malconci.
Lavoro come venditore presso un’azienda alimentare della provincia.
Amo molto il mio lavoro. E' stressante, ma mi permette di essere espansivo.
La passione per la scrittura è nata molti anni fa, quasi per gioco, e si è radicata nel tempo, diventando alla fine una parte importante del mio quotidiano.
Anche durante il lavoro, a volte, mi vengono in mente idee che registro come audio su WhatsApp, per paura di perderle.
La Grotta delle Bambole è il mio secondo manoscritto, ma il primo che verrà pubblicato presso di voi di Booksprint Edizioni.
Gli altri ( Il labirinto delle apparenze e altri piccoli incubi e Buio Fosforescente, che per ora sono ancora nel cassetto) hanno tutti una vena noir/thriller, il genere letterario che preferisco.
Sono cresciuto appassionandomi, già da bambino, ai film horror: Argento, Avati, Carpenter, Spielberg. E crescendo, l’heavy metal mi è entrato nel sangue. Da qui la passione per il genere noir.
Direte voi: «Questo è fuori». Probabile.
L’idea di scrivere un romanzo sulle oscurità del web è nata alcuni anni fa, anche se il racconto vero e proprio è cominciato a gennaio del 2024 e si è concluso dopo circa otto mesi, fra letture, correzioni, revisioni.
Scrivere, per me, è come aprire una porta su un seminterrato che nessuno vuole vedere. Ma una volta aperta, non puoi più richiuderla. E tu sei dentro.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Finito di lavorare. Quando mi accorgo che alle due del mattino sono ancora al computer ed alle quattro mi devo svegliare, penso: «Si, adesso è okay.»
È un hobby a cui tengo molto ed è quello il momento in cui riesco davvero a ritagliarmi uno spazio per scrivere.
Sono fortunato ad abitare da solo, perché quando scrivo ho bisogno di tranquillità assoluta. Davanti al computer, fumando una sigaretta, butto giù delle bozze, delle idee. A volte sono sogni, altre volte sono cose viste per strada. Anche da un dettaglio apparentemente insignificante può nascere qualcosa di interessante.
Ieri, ad esempio, ero in coda e avevo davanti un van con la scritta «Operai acrobati». Chissà… forse un giorno diventeranno protagonisti di una storia. E magari li farò cadere dal quinto piano.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Sono molto legato agli scrittori che hanno fatto la storia della letteratura italiana. Fruttero & Lucentini, Piero Chiara, Gesualdo Bufalino, Dino Buzzati, i miei preferiti, Ma anche Edgar Allan Poe o Stephen King. Personalmente trovo che Carrisi sia un valido autore, con delle belle idee ed un buon stile narrativo. Ultimamente leggo poco, anche perché non voglio essere influenzato. Mi darebbe fastidio, scrivere un qualcosa di personale e scoprire che è già stato pubblicato da qualcun altro.
Non ho mai potuto sopportare Manzoni, invece, forse perché ai tempi delle superiori, eravamo obbligati a leggere e studiare "I promessi sposi."
Ma a volte i tempi cambiano e con essi le persone. Magari un giorno lo riprenderò in mano, con meno rabbia ed un po' più di curiosità.
 
Perché è nata la sua opera?
Bella domanda. Se non sei nei social, sei fuori. Anni fa avevo un canale di chat. L' ho tenuto qualche anno, poi le cose cambiano, le persone evolvono, ma i pensieri restano. Da un'idea è nato un racconto, poi sviluppato con calma, in modo che ogni tassello, combaciasse con l'altro. Dovevo scrivere qualcosa sul web, perché ormai è parte di noi, ci viviamo perennemente dentro, o per un motivo o per l'altro.
Nel mio caso, il web è un web cattivo, di quelli che dici: accidenti, hai visto? Ecco, La Grotta delle Bambole nasce proprio da lì. Da quella voglia di raccontare ciò che si muove nell’ombra, dietro uno schermo. E poi, bum.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il contesto sociale in cui sono cresciuto ha avuto un ruolo importante, anche se forse me ne sono reso tardi. Savona è una città di provincia, con i suoi silenzi, le sue ombre e una certa malinconia di fondo. Non è un posto caotico, ma nemmeno immobile: è pieno di storie che non fanno rumore, di persone che portano dentro piccole ferite, anche invisibili. Questo ha influenzato la mia scrittura. Ho sempre avuto interesse per tutto ciò che non era ordinario, per tutto quello che si nasconde di notte, tutto quello che ci fa paura. Penso che vivere in questo contesto mi abbia dato la forza di vedere le piccole cose e di conseguenza anche la mia formazione letteraria, si è nutrita proprio di questo.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Tutti e due i modi. Io personalmente quando scrivo, è come se fossi sospeso in un limbo. Ma quello che racconto, anche se frutto della fantasia, è sempre qualcosa di reale. Un po' come dire: Beh, si, l'ho vissuto anch'io. Ma se fosse successo a me? Come avrei reagito? Ecco, ed è in questo contesto che io scrivo. Da quella sottile linea tra il vissuto e il possibile.
Mi hanno fatto notare che a volte sono esagerato, molto cinematografico. Ma non me ne vergogno. Anzi.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In questo romanzo, La Grotta Delle Bambole, molto. Nonostante sia un'idea che è maturata nel tempo, vedo molto di me, come negli altri racconti. Io penso che ognuno debba partire dalle proprie conoscenze, sfruttare tutto quello che c'è nel nostro io, nella nostra anima. Ma, fortunatamente non siamo tutti uguali.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Qualcuno no. Qualcosa. La mia solitudine, le mie immagini, i miei sogni. Sono divorziato. Lo dico sempre a chi mi chiede il perché di questa scelta di vivere da solo. Nessuno mi potrà mai togliere la libertà che mi sono guadagnato.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia cugina, divoratrice di libri. Mi ha dato ottimi consigli utili, soprattutto sull'uso dei soggetti e sulle azioni. Ho fatto stampare una copia, in formato A4 in cartolibreria, come se fosse stato rilegato un grande libro. Da lì è iniziata tutta una serie di modifiche, correzioni, letture, finché non ho trovato quello che mi garbava.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sappiamo bene che il mondo evolve. Quello che una volta era su carta, adesso lo si trova sul computer. Ma nulla, potrà togliermi dalla testa il fatto che avere un libro in mano non è la stessa cosa che leggere quattro righe al computer o ascoltare un podcast.
Io sono cresciuto con il giradischi. Era un rituale per me appoggiare la puntina sul quel solco gracchiante. Adesso? È Solo un ricordo. Ma ritornerà un giorno, di nuovo.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Direi che sarà il futuro dell’editoria, soprattutto per chi ha poco tempo o ama ascoltare mentre fa altro.
Se viene utilizzata una voce calda, profonda, carica di significato, il libro stesso cambia aspetto. Diventa un’esperienza quasi teatrale, capace di evocare immagini e sensazioni in modo diverso dalla lettura "silenziosa."
È un altro modo di raccontare, forse più moderno, ma comunque valido.
Personalmente, continuo a preferire la carta, ma riconosco il valore dell’audiolibro e credo che possa avvicinare molte più persone alla lettura.

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