Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Sono un'insegnante per passione. Insegnare è stato il mio primo lavoro e sarà anche l'ultimo. Non riuscirei ad immaginarmi in un contesto lavorativo diverso da quello scolastico.
Amo stare con i miei studenti, confrontarmi con loro, crescere insieme a loro e ritrovarmi ogni giorno ad affrontare la lezione in maniera sempre diversa e innovativa. Ecco, è proprio il dinamismo di questa professione l'elemento che mi appassiona di più.
Scrivere per me rappresenta il momento di evasione, sfogo e terapia, indispensabile nell'arco della giornata. Non c'è un momento ben preciso in cui ho deciso di impugnare la penna per produrre qualcosa di fruibile al pubblico. Semplicemente scrivo molto e "qualcuno" che apprezza molto la mia scrittura ha sempre pensato che fosse un peccato tenere tutto chiuso in un cassetto per sempre.
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Qualsiasi momento di pausa dal lavoro e dagli impegni quotidiani è un buon momento per scrivere. Ad esempio, mi piace appuntare sulle note del cellulare mentre sono in bus. Le lunghe tratte mi affascinano proprio per la loro carica emotiva, base imprescindibile per una buona resa scritta dei propri pensieri.
Il suo autore contemporaneo preferito?
Enrico Galiano! Nessun dubbio.
Perché è nata la sua opera?
Perché in quel periodo la scrittura era la mia migliore amica. Sentivo che stavo subendo un cambiamento di notevoli dimensioni e la scrittura mi aiutava ad analizzarlo e ad accettarlo.
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Tantissimo. Sono certa che senza i miei spostamenti e senza aver vissuto il divario tra il mio paese di origine e quello di arrivo, non avrei concepito la stessa opera.
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambi. Mi piace anche raccontare quello che vedono tutti nel modo in cui lo vedo solo io. Mi piace trasmettere la soggettività degli eventi.
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto, o quasi.
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Ogni persona che ha fatto parte della mia vita rappresenta un tassello fondamentale del mio puzzle. Amo parlare della mia opera come di un puzzle perché effettivamente mi ha permesso di rimettere a posto delle tessere che, ad un certo punto, si erano rovesciate a terra in modo caotico.
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ad un mio caro collega che mi ha capita senza conoscere nulla di me, fuorché il mio cognome scritto nella griglia dell'orario scolastico.
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Mi auguro di no. L'odore delle pagine di un libro non può sostituirsi ai pixel.
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo che sia una delle innovazioni che più condivido. Con il mio lavoro, vivo costantemente situazioni di disturbi dell'apprendimento. Mi è capitato anche di dover leggere ad alta voce e lentamente intere tracce di esame di maturità per studenti con dislessia. Pertanto, non posso che collegare il concetto di audiolibro con quello di inclusione.
