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BookSprint Edizioni Blog

04 Ott
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Intervista all'autore - Sergio Nigro -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Mi verrebbe di rispondere dal Mondo, nel senso che ho viaggiato ed abitato in tante nazioni e città diverse.
La mia famiglia è di origini napoletane per parte paterna ma anche serba per parte materna. Sono nato in un paese che non ho mai visto in vita mia, ma ho abitato a Napoli, a Torre Annunziata, a Roma, a Modena, solamente per citare i periodi più lunghi nei quali sono rimasto in una singola città; ho visitato, per lavoro o per curiosità una settantina di nazioni: tutta le capitali europee, ma anche tante altre città d'Europa, degli USA, dell'Africa, e dell'Asia.
Scrivere è sempre stata la mia passione sin da ragazzo e l'ho fatto per tutta la vita, ma solo dopo il mio formale pensionamento ho deciso di cimentarmi anche nello scrivere romanzi, dopo aver pubblicato diversi testi di carattere professionale, e persino un libro di ricette di cucina.
A scuola, ero solito, in occasione dei famosi e famigerati "temi in classe" di scrivere non soltanto il mio compito ma, sistematicamente, anche quello di tre o quattro miei amici e compagni di classe: chiedevo loro che voto volessero prendere e di conseguenza scrivevo il testo che loro avrebbero solamente trascritto, raramente è capitato che il voto richiesto dai miei amici non fosse regolarmente conseguito.
La mia passione civile, mi ha portato per un lungo periodo ad occuparmi di politica e di cosa pubblica con discreto successo, ma a quarant'anni ho cambiato radicalmente il corso della mia vita, inventandomi imprese (ne ho costruito ben sette) e nuove attività mantenendo fermo l'interesse per la formazione e l'innovazione tecnologica.
Ancora oggi, con la mia settima impresa continuo a lavorare perché, in realtà, a me piace lavorare nei campi di mio interesse e non mi costa fatica farlo perché dal lavoro e dal contatto con le persone, trovo mille occasioni per sviluppare idee e creatività
Non c'è, dunque un momento in cui ho deciso di scrivere libri, ma, in qualche modo, il farlo è direttamente connaturato con il mio essere.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non c'è un momento specifico: Direi che scrivo (tutti i giorni) nei momenti liberi o quando mi assale l'estro creativo.
Quando comincio a scrivere un romanzo, infatti, parto da una idea base, ma poi lascio che la vicenda si sviluppi da sola.
Il romanzo, vive di vita propria ed il romanziere è solo lo strumento attraverso il quale il romanzo si esprime.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
In realtà sono più d'uno. Ho amato i gradi "americani" da Hemingway a Steinbeck, senza trascurare i classici francesi ed italiani (in casa ho una biblioteca di oltre 2.500 volumi, tutti letti e diversi, più volte.
Da Tom Clancy a Clive Cussler, da Ken Follet a Simon Scarrow e passando attraverso Patrick O.Brian, Buticchi, Frediani, tanto per citare i primi che mi vengono in mente, leggere romanzi che riscrivono la Storia e la fanno rivivere, mi ha sempre entusiasmato, perché la Storia è sempre stata la mia prima passione.
 
Perché è nata la sua opera?
Indagare un lunghissimo periodo storica che va dal 1936 ai giorni odierni, senza scrivere un trattato, ma con lo spirito di chi "divulga" la propria meraviglia per l'infinito intreccio di cose, fatti, persone, avvenimenti e storie umane, è stata la molla principale; il filo rosso che ho cercato di costruire e che unisce storie ed avvenimenti a volte lontanissimi tra di loro, ma che in realtà sono intimamente collegati, vuole dare una chiave di lettura agli avvenimenti stessi, senza ricorrere al "solito" complottismo, ma razionali spiegazioni condite di supporti reali e di - spero- intelligenti considerazioni.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
enormemente. Ho vissuto in una famiglia la cui vicenda umana è essa stessa un romanzo, ma soprattutto ho vissuto e lavorato in ambienti in cui leggere cercare "persino di capire" era una costante.
L'occuparmi, per lavoro, di tanti temi diversi (dalla tecnologia, alle scienze sociali, dall'economia alle tradizioni popolari, dalla cucina all'arte) mi ha sicuramente aiutato a dare corpo alla grande curiosità di conoscere che mi ha sempre contraddistinto.
La sete di sapere; di conoscere ciò che significano gli eventi, le loro premesse, le loro conseguenze, le loro a volte apparenti incongruenze, è una molla potentissima che "arma" le mie mani (una volta di carta e penna, oggi di personal computer) e scatena la mia voglia di trasmettere ad altri le riflessioni , i suggerimenti, le logiche degli avvenimenti, senza mai voler assumere il ruolo del "grillo parlante" né quello del supponente saccente, o peggio del professore che sale in cattedra convinto di "possedere il verbo".
Amo dire che l'unica mia certezza è il dubbio; e questo apparente paradosso è solamente un modo per evidenziare la necessità di non limitarsi al superficiale, ma cercare di capire e quindi agire di conseguenza.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere, per me, è un modo di raccontare la realtà anche se ciò è la cosa più difficile del mondo.
Qualcuno una volta ha detto che "la realtà non esiste; ciò che esiste è solamente l'insieme di infiniti punti di vista su un fatto o un avvenimento".
Credo che ci sia molto di vero in questa affermazione e, compito di uno scrittore, è anche quello di stimolare la riflessione dei lettori su fatti ed avvenimenti anche se, in qualche caso, del tutto inventati.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Credo non poco. Molti luoghi, tante ricerche, una enorme curiosità, ma anche la capacità di voler comprendere l'arte, la storia, gli eventi, e soprattutto LA GENTE!
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Sarebbe facile rispondere: No, ho fatto tutto da solo; ma sarebbe una verità solamente parziale. Il romanzo è innanzitutto il frutto di tante storie, umane, civili, storiche e sentimentali, che hanno prodotto punti di vista ed interpretazioni.
Quale la più importante: Tutte e nessuna; le vicende umane, anche quando appaiono superficialmente banali, sono sempre frutto di esperienze, gioie e dolori che ciascuno, troppo spesso, tende a sottovalutare o sminuire.
Ecco perché ho risposto Tutto e nessuno; ciò che mi interessa scoprire è l'uomo nella sua essenza, nelle sue generosità, ma anche nei suoi errori o meschinità.
Il romanzo è una umanità viva, che lotta, soffre, gioisce: in una parola sola vive.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Al mio più aro amico, che considero un fratello in senso affettivo (tra l'altro celebrò il mio matrimonio con la mia attuale moglie), ma di cui ho sempre avuto profonda stima.
Mi è stato di aiuto, facendomi diverse critiche, di cui ho fatto tesoro, e mi ha dato la spinta finale ad insistere a pubblicarlo quando semplicemente commentò (dopo aver letto e chiosato il manoscritto): questo romanzo ti acchiappa e non ti molla più.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sono un irriducibile fan della carta stampata, ma ciò non vuol dire che disdegni altri supporti come gli ebook.
L'importante è leggere.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Il rischio di addormentarsi è potente! molto dipende dalla voce di chi legge e dalla passione per quello che legge, legata alla sua capacità di trasmetterla all'ascoltatore.

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