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10 Mar
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Intervista all'autore - Antonietta D’Auria -

Parliamo un po’ di Lei, dove è nata e cresciuta?
Sono nata e cresciuta in un piccolo paese in provincia di Napoli, alle falde del monte somma, il suo nome è Sant’Anastasia.
Un paese molto piccolo ma ricco di leggende e storie, legate soprattutto alla tradizione partenopea.
 
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Questa è una domanda difficile, dipende dall’età in cui un adolescente si approccia alla lettura, ma credo che consiglierei il libro che mi ha fatto capire che leggere era un modo per viaggiare, ovvero: “L’ombra del vento.” Di Carlos Ruiz Zafon.
 
Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
In un’era così tecnologica è normale che i giovani tendano a leggere su dispositivi quali Kindle e Kobo, certe volte anche su gli stessi cellulari, ma non credo che il futuro della lettura sia solo digitale, penso che i due formati possano andare di pari passo.
 
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Un colpo di fulmine. Ho iniziato a scrivere storie ad undici anni, non mi sono più fermata, questo amore è cresciuto nel tempo ma è arrivato all’improvviso come una freccia scoccata da un abile arciere.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Un sogno, una visione se così si vuol dire, ho immaginato il protagonista maschile e da lì ho costruito intorno a lui tutto il mondo.
 
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Non smetterei mai di sognare. Di credere sempre in quello che si vuole fare per portare a termine i propri obiettivi.
 
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccola o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Un sogno nel cassetto, ovviamente. Ho sempre scritto, anche su piattaforme digitali. Scrivere è come poter sognare ad occhi aperti, creare mondi, dare vita ad individui, creature e avverare sogni che altrimenti resterebbero ad urlare nella mente.
Dar vita a quello che si crea nella propria mente è importante, altrimenti i personaggi urlano fino a stordirti.
 
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Il primo disegno che mi è stato fatto di uno dei personaggi, Arthur, vederlo messo su carta, vederlo come lo avevo immaginato è stata una folgorazione. L’ha reso più reale e vivi di quanto immaginassi.
Anche se ad essere sincera, probabilmente i complimenti del mio insegnate di scrittura creativa, quando si è sinceramente stupito della mia fantasia, è stato bello essere apprezzati da un altro scrittore.
 
Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Questa domanda mi fa sorridere. Ho pensato più di una volta di non portarlo a termine e per un po’ ho anche abbandonato il progetto ad essere sincera, dopo la morte di mia madre, non mi interessava più scrivere, ma il supporto delle persone che mi volevano bene e della mia migliore amica, mi hanno dato la forza di riprendere e portare a termine tutto.
 
Il suo autore del passato preferito?
Bella domanda, non c’è un solo autore che preferisco, ma posso citarne due che mi hanno accompagnato durante la mia adolescenza: Henry James e Edgar Allan Poe.
Entrambi hanno significato molto per me.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo che sia una cosa positiva per alcuni aspetti è negativa per altri.
Da un lato tutto, anche chi come me soffre di disturbi dell’apprendimento potrà essere aiutato, dall’altro i ragazzi perderanno il contatto con i libri e la poesia delle parole scritte.

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Venerdì, 10 Marzo 2023 | di @BookSprint Edizioni

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