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28 Giu
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Intervista all'autore - Maria Assunta Di Salvatore -

Parliamo un po’ di Lei, dove è nata e cresciuta?
Quando sono nata ero così minuscola che i miei genitori pensavano che non sarei sopravvissuta. Con sorpresa loro e di altri almeno cento tra zii e cugini sono diventata una bimba paffutella almeno nei miei primi nove mesi di vita.
Il piccolissimo borgo ai piedi di una roccia grigia e rosa dove sono cresciuta e rimasta fino all’età di 19 anni, San Veneziano, è uno dei ‘quartieri’ del comune che oggi è la porta del Parco Nazionale di Lazio Abruzzo e Molise, Gioia Dei Marsi. La storia antichissima di questi luoghi è stata cancellata da un terribile terremoto del 1915 che distrusse cittadine, edifici e spostò addirittura le basi delle montagne sovrastanti il paese creando una lunga ammonente cicatrice ancora oggi visibile. Fortunatamente nulla ha potuto cambiare le caratteristiche naturali e un poco selvagge che ancora oggi sono intatte: una ampia pianura circondata da digradanti montagne, boschi fitti meravigliosi in Autunno e dirupi. Qua e là resti di antiche vestigia poco conosciute ricordano il passaggio sin da tempi remoti di popoli provenienti da lontano che hanno lasciato a volte reperti archeologici o mura e a volte solo i nomi alle montagne ed ai fiumi. Un paesaggio particolare che nel libro “La tavoletta che ti ho inviato” in parte racconto: si può riconoscere l’atmosfera incantata e serena nella quale ho vissuto la prima parte della mia vita. A 19 anni mi sono iscritta alla facoltà di lettere e filosofia dell’università La Sapienza di Roma e dopo quattro anni l’ho lasciata per diventare architetto e per incontrare l’uomo della mia vita. Il desiderio di studiare ed il lavoro mi hanno allontanato dai luoghi di nascita. Ora vivo a Roma dove mi trovo a mio agio perché la città eterna unisce le possibilità della grande città multietnica ad uno spirito antico socievole, accogliente e magico.
 
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Sono la mamma di un ragazzo che ha compiuto 18 anni da poco e quindi cerco di comprendere i desideri suoi e dei suoi coetanei che, negli ultimi due anni, hanno un poco sofferto a causa della pandemia ed in questo momento si sentono insicuri a causa della guerra divampata inaspettatamente nel cuore dell’Europa. Se devo dare un consiglio proporrei di cercare di assecondare l’attimo fuggente, nello stesso tempo di essere una buona guida e di non intromettersi troppo. Mi spiego meglio con un esempio: attualmente mio figlio si sta appassionando a tutto ciò che riguarda la storia degli USA e inoltre ai film che hanno come tema i racconti di Tolkien. Così, gli abbiamo regalato un testo un poco difficile ma appassionante che sta leggendo un pochino alla volta quando ha voglia: Libertà e Impero di Mario Del Pero. Inoltre tra qualche giorno acquisterò o leggerà online Il Silmarillion di Tolkien. Non conosciamo però mai a fondo i ragazzi perché chi si sarebbe mai aspettato che lui si appassionasse alla Divina Commedia di Dante Alighieri e lo considerasse un testo fantasy da leggere anche, nelle sere d’Inverno, alla nonna? Mi riferisco ad un libro illustrato perché ho notato che i ragazzi amano molto le Grafic Novels e alcune le trovo anch’io molto belle e con bellissime illustrazioni. Naturalmente è fondamentale il contenuto e se è epico romantico gotico va benissimo.
 
Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Non credo che si tratti proprio di una perdita, io la considero più una nuova possibilità sia per i lettori che per gli autori. Non credo che questo cambiamento progressivo modificherà il rapporto tra il lettore ed il libro anzi pensiamo a quanti libri prima impossibili da avvicinare possiamo ora leggere o almeno conoscere in parte. È una conquista anche pratica non solo culturale. Inoltre non credo che il libro cartaceo sparirà, succederà semplicemente quello che è accaduto quando è stata scoperta la macchina fotografica e tutti pensavano che sarebbero spariti i dipinti. Sono sue tecniche diverse di realizzare una immagine e vedere la realtà per i libri invece è il contenuto che non cambierà ma diciamo la presentazione e la distribuzione.
 
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Amore e pensiero ponderato.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
I motivi che mi hanno spinto a scrivere questo libro sono diversi ma tutti ugualmente importanti. Posso spiegare il primo con una immagine: mi sentivo come sull’orlo di un abisso. Sapevo che lì in fondo non mi sarebbero accadute cose cattive ma mi attendeva qualcosa che mi avrebbe cambiato per sempre perché scendere significava buttarmi in un dolore ma trovare la salvezza. Lo so è un poco strano ma leggendo il libro si può comprendere. Man mano che scrivevo è accaduto qualcosa di straordinario e semplice: la mia piccola vita si è collegata alla storia del mondo. Mi spiego meglio. Ho compreso quanto sia importate dalla notte dei tempi per l’umanità la comunicazione scritta. La necessità dell’uomo di comunicare attraverso la scrittura. Questo è stato il motivo che non mi ha fatto smettere di scrivere. Quando ho incontrato le tavolette sumero accadiche della città di Mari ho compreso che da sempre l’uomo vuole incidere ogni aspetto della sua vita e lasciarlo al tempo. Per scrivere il mio libro ho necessariamente dovuto leggere libri di ricercatori, Assiriologi, Linguisti, Storici e mi sono resa conto che ogni libro che hanno scritto è una tavoletta infinita perché continuano un argomento, una conoscenza che è iniziata e si esaminerà ancora nel tempo futuro. Ognuno di noi scrive una tavoletta o un frammento di tavoletta che nel futuro sarà letto o forse sarà perduto per sempre come le tavolette di Mari.
 
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Più che un messaggio è quello che ho compreso scrivendo questo libro: come ho scritto, ognuno di noi può scrivere un libro, incidere una tavoletta. Questa, può rimanere sepolta sotto la sabbia per sempre e non essere mai scoperta e letta oppure può accadere che venga conosciuta, desti discussioni e diventi famosa. Una tavoletta intera o i frammenti di essa sono frammenti di una vita che solamente per qualcuno o per molti hanno sempre un grande significato e possono insegnare o aiutare a comprendere sé stessi o gli altri, rivelare qualcosa. Non solo, una tavoletta scoperta e letta, non perduta, è anche una traccia, un esempio e può essere seguita da altre, migliorata, imitata se il suo contenuto viene ritenuto importante o semplicemente colpisce al cuore o la mente di chi la legge.
 
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccola o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Per me non è stato semplice mostrare agli altri quello che scrivo. Io considero la scrittura, da quando ero bambina, il mio migliore modo di essere compresa dagli altri. Purtroppo non sono molto brava a comunicare direttamente con le parole. Da sempre ho notato che quando scrivevo mi capivano di più di quando parlavo. Come se dicendo non mi esprimessi con i termini giusti. Poi ho capito che io davo un significato profondo ad ogni verso che pronunciavo. Tra lo scrivere ed il pubblicare però, c’è una differenza enorme. Sono stati alcuni miei amici a propormi di divulgare alcune delle mie interviste immaginarie. Allora qualcosa è scattato dentro di me ed ho sentito il bisogno non solo di non smettere più di scrivere ma di manifestare agli altri quello che sentivo. Le mie poesie, i miei racconti i miei pensieri sono diventati di tutti. Naturalmente come quando ero bambina spero tanto non solo che le cose che scrivo vengano lette e capite ma anche che raggiungano persone a cui interessino i miei argomenti.
 
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Tanti ma forse la cosa più bella che mi è accaduta è conoscere degli esseri umani di una epoca antichissima che avevano sentimenti simili ai miei come la regina Shibtu che scrive lettere piene d'amore, per quanto gliene era possibile visto che veniva controllata dagli scriba, al suo re. La più bella è quella in cui annuncia la nascita di due gemelli: Zimri lim è in guerra e lei invia una tavoletta per fargli sapere che va tutto bene ed è diventato (di nuovo) padre.
 
Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
In diversi momenti ho pensato che fosse una impresa un poco difficile. Quando ho dovuto esaminare dei testi in inglese che ho tradotto da sola pur non essendo molto esperta, poi quando ho capito che per raccontare la mia storia dovevo leggere molti libroni che Cinzia aveva scritto e che questo comportava il confronto con altri libroni che lei aveva letto e così via. Ho pensato che in realtà era una ricerca infinita. Infatti non ho finito. Ho capito infatti che questo libro è solo l’inizio di una lunga strada.
 
Il suo autore del passato preferito?
Diversi. Omero (o chi ha scritto per lui), Virgilio, Mita Walkari, Catullo, Keats, Dino Campana, Ugo Foscolo. Oddio sono tantissimi.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo che ci sia differenza tra ciò che ci può dare un Ebook e ciò che dà un audiolibro. Anche in questo caso penso che sia una possibilità in più semplicemente perché ci son molte persone a cui non piace molto leggere o non possono leggere ma a cui piace ascoltare. Loro vivono le storie ascoltandole come io per esempio posso viverle leggendole. Credo comunque che l’audiolibro si avvicini di più al teatro, ad una rappresentazione, perché è anche importante la voce di chi legge e la sua interpretazione inoltre utilizza la scrittura anche se in modo positivo e come dire ‘diversamente comunicativo’.

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