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BookSprint Edizioni Blog

27 Giu
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Intervista all'autore - Raffaele Staiano -

Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato sull’isola di Capri dove ho trascorso la mia infanzia e dove tutt’ora mi rifugio appena è possibile.
 
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
L’adolescenza è un momento della vita intenso e ricco di emozioni. In generale credo che un libro per creare una significativa frattura tra il prima e il dopo debba essere letto in un particolare stato emotivo. I ragazzi sono alla continua ricerca di nuove emozioni, in ogni momento della loro vita e per ogni momento di questo percorso potrebbe esserci un particolare autore o un particolare libro. Ad ogni modo credo che il romanzo che più mi ha emozionato nella mia adolescenza sia stato il “Il gabbiano Jonathan Livingston” di Richard Bach proprio perché è arrivato nel giusto momento.
 
Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Credo moltissimo nella tecnologia e nel progresso in generale, sono un ingegnere navale e fa parte del mio lavoro cercare nuove frontiere. Se il lettore oggi cerca un eBook vuol dire che è più vicino al suo modo di vivere e quindi ben venga. Io posso dire di essere cresciuto con i libri cartacei e non riesco a far emergere le stesse emozioni da un ebook ma questa è una considerazione personale. Anche perché amo leggere quando sono da solo, in silenzio e quindi non mi crea problemi l’ingombro e il peso di un buon libro, anzi.
 
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Nessuna delle due, la scrittura è stata per me un percorso interiore, un’esigenza emotiva. La necessità di non rinchiudere le emozioni e gli stati d’animo, di non archiviare e seppellire, di non reprimere ma lasciar andare. Non è stato un percorso facile ma mi ha dato e mi dà serenità, mi rammenta il senso delle cose che contano.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
In realtà non c’è un motivo particolare, anche perché l’dea è nata e si è arricchita in quasi dieci anni di pensieri, ricordi, emozioni. Ma credo che ci sia il desiderio di voler dire che si può essere felici senza tradire sé stessi, andare lungo il proprio percorso a testa alta qualunque esso sia e non temere di restare soli, perché scegliere una strada è spesso doloroso ma scegliere quella più facile da percorrere ci allontana da noi stessi e ci rende dei pessimi compagni di viaggio per noi e per chi ci sta vicino. Essere felici infondo è facile basta seguire i propri sogni e non lasciare che qualcun altro lo faccia per noi.
 
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Cercare di vivere la propria vita con pienezza, non allontanandosi mai da sé stessi, una persona che non rispetta sé stesso non rispetterà nessun altro. Non accettare compromessi, seguire le proprie passioni sempre. Anche se la vita alcune volte può essere crudele non lasciamo che la rassegnazione vinca, anche solo un minuto della nostra giornata dedicato a ciò che ci fa sentire unici ci mantiene “vivi” e ci rende migliori.
 
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Non ho mai sognato di diventare uno scrittore, ma ho combattuto tantissimo per realizzare i miei sogni, sin da bambino. Sono state tante le cadute, le rinunce i sacrifici, le lacrime nascoste. Un giorno prendi un foglio di carta, una penna e cominci a scrivere, affronti le paure, le angosce, cerchi i motivi e le spiegazioni e continui a scrivere, poi torni indietro e rileggi i tuoi stati d’animo, li esamini e capisci di aver fatto un buon percorso perché la strada ti ha portato in una posizione migliore e allora l’arricchisci e cerchi di condividere. È così che nasce il mio modo di scrivere.
 
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Non particolarmente, per gran parte del tempo trascorso a scriverlo, il libro è stato qualcosa di estremamente privato. Solo nell’ultima fase quando ormai era terminato l’ho condiviso con pochissime persone, alcune mi hanno sorpreso nelle loro reazioni ed è una cosa che mi resterà per sempre.
 
Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Si assolutamente, come ho già detto è un lavoro che è durato circa 10 anni con alcune pause molto lunghe.
 
Il suo autore del passato preferito?
Italiano Pirandello, straniero Dostoevskij
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Credo che esistano sostanzialmente due tipi di letture, la lettura di svago, fatta di romanzi e racconti che attirano il lettore per la capacità di sfuggire alla quotidianità ed immergersi in storie avvincenti e coinvolgenti. Credo che questa lettura possa essere in competizione con l’audiolibro. C’è poi un altro tipo di lettura, quella riflessiva, di meditazione che ha bisogno di pause, di rilettura, di sospensione e riflessione di proiezione verso il nostro interno, ebbene questo tipo di lettura non potrà mai essere sostituita dall’audiolibro. In compenso l’audiolibro costringe all’esercizio d’ascolto, cosa a cui stiamo perdendo l’abitudine, alcuni dialoghi sembrano fatti tra sordi, ascoltiamo solo il nostro io e pretendiamo solo le nostre libertà senza mai pensare che esistono tanti “io” e tante libertà nessuna più importante dell’altra e se imparassimo ad ascoltare ne potremmo prendere coscienza.

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