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27 Giu
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Intervista all'autore - Gabriella Bianchi -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Ho sempre amato leggere, fin da bambina, per cui dentro di me c’era il desiderio di poter esplicitare i sentimenti, la quotidianità, gli amori che sono costituenti della vita.
Scrivere significa fare affiorare la mia interiorità nei personaggi, con il distacco che il narratore prova nel non essere autobiografico, ma nel romanzare esperienze e vissuti
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Essendo stata medico di famiglia, con oltre 40 anni di attività, il romanzo riporta molte cose successe nella realtà. Poi c’è la scrittura che richiede che i protagonisti abbiano in qualche modo vita autonoma e si raccontino da soli. Devo dire che io stessa ho conosciuto Margherita e gli altri personaggi, strada facendo.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Vita al lago è il sequel del mio primo romanzo ( La polvere della savana) ambientato in Africa. La protagonista, dopo anni trascorsi a lavorare in quel Continente, ritrova un ordinario quotidiano in Italia, dove la quotidianità non è banalità e la vita si gioca su affetti e amore per il lavoro. Spero di aver trasmesso positività.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stessa per deciderlo tra varie alternative?
Sinceramente il titolo è nato da solo, dopo le prime righe, era già in testa.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Vorrei libri voluminosi, per non correre il rischio di finirli subito. Amo molto la narrativa moderna e sono tanti gli autori che apprezzo, però su un’isola un libro di Ken Follett mi darebbe gusto .
 
Ebook o cartaceo?
Essendo nata nel 1952, quindi in epoca pre-informatica, dico carta sempre. Amo tenere un libro tra le mani, amo annusare l’odore della carta e dell’inchiostro
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittrice?
Ho fatto tutta la vita il medico e quando sono andata in pensione, a 68 anni, ho pensato che avevo tempo da dedicare al mio sogno. Scrissi allora il primo romanzo, che tranne pochi capitoli, stava nel cassetto da anni. Terminato quello è subito nato il secondo romanzo, che era lì e aspettava di essere tirato fuori. Più che di carriera, parlerei di passione.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Come ho già detto, essendo un sequel, avevo nella mente i personaggi ( Margherita,Giorgio, Matilde e Andrea) che risultavano quasi orfani. Avevo bisogno di dare completezza alle loro vite. Non ho aneddoti legati alla scrittura se non raccontare che quando qualche amico o conoscente mi chiede “ Come hai fatto a raccontare tutte quelle cose?” , io rispondo “Veramente si sono raccontate da sole”.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Emozione pura
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Mio marito
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non mi pronuncio perché non lo uso e non so dare pareri

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