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20 Giu
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Intervista all'autore - Giorgio Manfrin -

Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Nato in campagna con famiglia numerosa (14 persone). I miei vecchi con poca istruzione scolastica ma molta esperienza di vita...
due guerre mondiali con il ventennio di oppressioni in mezzo e tanta sofferenza, molto lavoro in campagna, nessun viaggio di piacere. Ho potuto studiare grazie ai miei insegnanti, come scritto nel libro. Cresciuto sempre lavorando e studiando, non mi sono mai annoiato. Ho acquisito una forte convinzione antifascista, senso di giustizia e solidarietà, rispetto verso le persone e la natura ascoltando la antica saggezza contadina.
 
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Dipende dall'adolescente e conoscendo le sue attitudini. Per esempio mio nipote di 13 anni, grande lettore di qualsiasi argomento, preferisce libri scientifici (ad ogni suo compleanno regalo un libro e l'ultimo è stato di Hawkins sull'universo) mentre a mia nipote piace molto il fantasy. Io comunque suggerirei i classici tipo I ragazzi della via Paal o altro. È piaciuto anche " E venne chiamata due cuori " della Morgan sugli Aborigeni Australiani.
 
Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Il libro che conosco io a 76 anni è e resta solamente il cartaceo. Sfogliare un vecchio libro che ha le pagine ingiallite ed ha assunto quel profumo non ha eguali. Rispolverare il vecchio Moravia o Pavese letti 50 anni fa, " Le anime morte " di Gogol, " Don Chisciotte" dimenticato sulla libreria ...
Probabilmente l'e-Book sarà il futuro della lettura ma intanto godiamoci il nostro libro in mano.
 
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Da giovane aspiravo alla scrittura ma le vicissitudini della vita non me l'hanno permesso. Ora che ho tempo, esperienza, voglia di scrivere lo faccio da anni. Scrivo poesie e mi sono cimentato anche in due libri. Senza pretese, ma va bene così, così semplicemente.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
I miei nipoti e mia moglie. Quando c'è la voglia basta una spintarella e vai. Poi la mia vita non è stata un gran che di avventuroso ma penso che qualsiasi vita valga la pena di essere scritta. La vita è come rileggere un libro che hai letto cinquant'anni fa e ti rendi conto di quante cose buone e interessanti, cattive e da dimenticare, scopri adesso e le apprezzi.
 
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Il messaggio da dare è il vissuto, le scelte fatte, quelle non fatte, l'esperienza dei successi e delle botte sul naso che hai preso, anche dei rimpianti per quello che hai lasciato andare. Però non nel senso di " Se avessi fatto quello ... " ma nel senso di " Ho scelto e sono andato avanti ". Bisogna scegliere nella vita e proseguire.
 
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Come ho detto avevo sempre avuto la voglia di scrivere qualcosa. A 18 anni avevo in mente un racconto sulla guerra in Vietnam ma non sono riuscito a farci nulla. Troppo pochi soldi, anzi niente in tasca e un ambiente ostile in famiglia. Mi sono dedicato alla lettura di qualsiasi cosa mi passasse per le mani.
 
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
Con piacere ricordo le domande dei miei nipoti. quali giochi, come si viveva quando eri piccolo, avevi animali, cosa facevi in campagna. Con altrettanto piacere ricordo che la mia mente si è fermata ed ha cambiato prospettiva: ho rivisto e rivissuto persone, fatti, luoghi, avvenimenti che non ricordavo più. Bisognerebbe fermarsi ogni tanto a pensare alla nostra vita e rivederla, si scoprono delle cose fantastiche che quando sono successe erano cosucce da nulla.
 
Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
Un libro come questo non sarebbe mai finito. Ci sono moltissime cose che non ho scritto pensando di annoiare il lettore che invece sarebbero state interessanti come per esempio la nascita dei miei figli e il loro diventare grandi, la mia scelta di fare politica da quella parte e le ripercussioni negative che ha provocato anche nei confronti dei figli. E poi come finisce una storia? Nel mio caso non certamente con la dipartita da questo mondo!
 
Il suo autore del passato preferito?
Classico: il primo e molto importante è stato Omero. Il mio vecchio Professore di lettere ce lo ha fatto amare, piaceva a tutta la classe. Poi oltre ai Romani è arrivato Dante. E poi i poeti del 800 e i romanzieri. Non ho nessuno in particolare ma mi piacciono tutti i libri che ho acquistato e sono tanti, in particolare quelli scritti dai soldati di tutti gli eserciti in guerra durante la Prima Guerra Mondiale: sono andato a ricercare idee, paure, bisogni, aspettative di quelle persone sfortunate.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Come già detto penso che sia il futuro della lettura visto il progresso e la diffusione della tecnologia digitale, ma per me vecchietto rimarrà sempre importante il libro cartaceo. Non vorrei sembrare un matusa, ma la mia formazione mentale è questa. Ho provato a leggere qualcosa nel tablet e nel computer, ma non riesco a entrare ancora nella mentalità nuova dell'audiolibro. Mi auguro comunque che questo non pregiudichi la lettura ma la agevoli essendo a disposizione del lettore in ogni momento ed in ogni luogo.

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