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BookSprint Edizioni Blog

08 Giu
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Intervista all'autore - Vittorio Barbareschi -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Mi chiamo Vittorio Barbareschi, mi definisco, anche se in maggior età, un ragazzo semplice, cordiale, altruista e di buona educazione.
I miei trascorsi sono stati un po’ un’altalena e un po’ un luna park, come tutti ovviamente ho fatto le mie esperienze a volte giuste a volte no, ma entrambe servono a crescere e non si smette mai di imparare. Un mio avo disse: “fino all’ultimo secondo di respiro sul letto di morte, ci sarà sempre una cosa da imparare”.
Nasco nel centro di Napoli, la zona del vecchio tribunale, e sono cresciuto fino ai miei 16 anni nel fantastico rione Sanità. Porto con me tanti ricordi belli vissuti in quel fantastico rione.
Poi, durante i miei 16 anni mi trasferisco in un altro bel quartiere, a Secondigliano. Chi sente bel quartiere Secondigliano adesso sicuramente starà dicendo… se vabbè.
Credetemi, Secondigliano è una bellissima zona, la gente è vera, educata e disponibile, poi si sa, ogni zona ha il suo marciume, anche al nord è così, non solo a Napoli o quartieri come questi.
In verità la parola scrittore mi fa un po’ paura, spiego il motivo, io ho sempre avuto la vena poetica, e mi dilettavo ogni tanto a scrivere poesie o testi di canzoni, ma anche ciò che facevo tutti i giorni annotavo sul diario.
Non ho un’istruzione seria, mi sono fermato alla scuola media, tutto ciò che ho appreso è stato solo perché ho sempre avuto la smania di imparare, informarmi e di sapere, ed ho sempre avuto da bambino un potenziale artistico, non a caso pubblico anche musica, disegno e mi diletto anche nella recitazione.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Ogni qualvolta ho un’ispirazione. Lavorare in casa mi permette di annotare delle cose o dei soggetti per poi crearci una storia intorno.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Non ho un autore preferito, amo leggere tutto ciò che è emana emozioni, e amo tanto leggere la storia e le biografie di personaggi come Kennedy o Churchill.
 
Perché è nata la sua opera?
La mia opera nasce durante il lockdown. Avevo più tempo per scarabocchiare fogli, e tra uno scarabocchio ed un altro è nata una storia.
Forse se non ci fosse stato questo momento difficile e amaro per l’umanità non avrei scritto questo testo.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ha influito molto, perché dentro questo testo ci sono anche tante realtà belle o brutte.
Forse anche la voglia di ritornare alla normalità ha fatto sì che avessi il bisogno di vivere un mondo o una realtà parallela.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Potrebbe esserlo entrambe. Si evade dalle cose brutte per raccontare una realtà voluta e desiderata.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Tutto! In questo testo c’è tutta la mia sincerità, le esperienze vissute, la voglia di stare bene con sé stessii e anche un pizzico di surrealtà.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Fondamentale è stata la mia determinazione a realizzare un sogno.
Ogni tanto sognare e realizzare quello stesso sogno ti fa sentire molto bene!

A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Onestamente ad un altro autore, Francesco Amoruso, già autore di quattro libri e vincitore del premio “Troisi”.
Niente male ha detto! Per me è stato fondamentale il suo piccolo giudizio.

Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Secondo me è il futuro dei pigri…

Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Vale lo stesso discorso di prima. Se il pigro non si scolla dalla poltrona, figuriamoci quelli che non hanno nemmeno voglia di leggere ma solo ascoltare!

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Mercoledì, 08 Giugno 2022 | di @BookSprint Edizioni

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