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27 Apr
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Intervista all'autore - Salvatore De Luca -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato e cresciuto a Napoli, in un quartiere di periferia, dove la globalizzazione e il deterioramento del territorio, sono andati di pari passo.
Non ho deciso improvvisamente di diventare scrittore, ma ho sempre coltivato questa passione.
Fin da ragazzino mi cimentavo già con piccole poesie, o anche pensieri, che erano dettate da un’esigenza interiore. Ma nel crescere mi sono fatto sfuggire dalle mani, non dandogli il suo spazio, non coltivando questa mia passione.
Ma ora eccomi, e come dice un detto, non è mai troppo tardi.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Sicuramente la sera dopo il tramonto, il momento che si finisce la giornata ordinaria, lavoro, impegni e doveri familiari, faccende varie.
Eccolo il momento propizio, momento di riflessione, dove trovare quello spazio, dove non hai più impegni né faccende da svolgere, trovando quella dimensione libera e tranquilla, che mi permette la giusta concentrazione per potermi cimentare nella mia scrittura.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Murakami che sa descrivere i suoi personaggi, dotandoli di un'anima e di un modo nuovo di descrizione, scendendo a descrivere anche il più piccolo particolare, dandogli la sua importanza.
Un libro che mi ha ispirato i miei personaggi e “L’uccello che girava le viti del mondo” dove il protagonista scende in un pozzo buio e profondo, per ritrovarsi con la sua anima.
 
Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata perché voleva nascere. Mi accompagna da molto tempo la voglia di scrivere, e questa mia opera giunge dopo un lungo percorso di ricerca, di percorsi di crescita personale, dove si ci mette in gioco, alla ricerca del mondo interiore, un mondo che molte volte non sappiamo cogliere e accorgersi della sua esistenza.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Sicuramente ha influito in maniera determinante, perché mi ha fatto sviluppare un modo di vedere e pensare, che se non fossi cresciuto in questo contesto, al limite non avrei avuto modo di sperimentare. Positivo, negativo sono due facce della stessa medaglia, è tutto ha un suo modo di percezione dipende tutto da quello che si ricerca.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambe le cose, si scrive per una sorte di evasione, ma molte volte si finisce per descriverla.
Si parte per un viaggio e a volte si finisce a descrivere il viaggio stesso.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Sicuramente in ogni racconto c’è una parte dell'autore, una parte di dentro che viene fuori e in questa mia opera c’è un mondo che mi appartiene, una mia visione della vita che viene fuori, emergendo da una parte di me che a volte non so neanche di avere, ma che comunque presenti dentro di me, dentro la mia anima.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Qualcuno di specifico non direi, ma piuttosto una serie di eventi e di percorsi che ho trovato lungo la mia strada, di cui ne ho fatto tesoro e ho cercato di mettere in pratica in questo mio percorso.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A persone di cui mi fidavo e che per un certo senso sentivo che mi avrebbero dato un loro giudizio sincero, se questo mio libro valeva o non valeva la pena di portarlo a termine o meno, se avesse bisogno di aggiusti o di portare eventuali modifiche. Ne sono rimasti entusiasti, e questo mi ha dato quella giusta fiducia nel proseguire il cammino verso la pubblicazione.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L'ebook è sicuramente il futuro, per quanto riguarda la lettura, per la scrittura credo che c’è ancora bisogno della penna di un foglio di carta bianca e tanta voglia di scrivere. L'ebook rappresenta un modo, un mezzo nuovo di lettura e come tale è aperto a nuove frontiere, a nuovi modi di vita.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Giusto dire una nuova frontiera, ancora in una fase embrionale direi, tutta da scoprire. Potrebbe essere anche di supporto al libro stesso.
Certamente il libro cartaceo conserva tutto il suo fascino, ma queste nuove frontiere non possono essere ignorate, né tantomeno messe da parte. Rappresenta il nuovo che avanza e come tale bisogna aspettare per avere un confronto, come è successo con la fotografia, prima con il rullino fotografico, con il suo grande fascino, e dopo la fotografia digitale che è stata prima criticata e che oggi non ne possiamo più farne a meno.

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