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13 Apr
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Intervista all'autore - Federica Mastroberti -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Per me scrivere è sempre stato un modo per sfogare ed esternare tutto ciò che nel dialogo, molto spesso, rimane nascosto ed incastrato nel mio modo di essere. Scrivere è un mezzo che mi ha permesso di scoprirmi e di capirmi sempre un po' di più, riordinando pensieri e idee caotici all'interno della mente.
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Non mi spingerei a dire che gli avvenimenti del libro siano reali e parte della mia vita, piuttosto che siano metafore e figure simboliche che rappresentano determinati stati d'animo che ho dovuto affrontare. All'interno del libro, nessuna azione fisica è reale, tanto quanto il carattere contorto e solitario della protagonista.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Scrivere l'opera è stato un passo importante della mia vita. Ho sempre ritenuto che le parole, così come le persone, molto spesso non fossero abbastanza per esprimere la vera interiorità umana. Ho preferito chiudermi in me stessa, condividendo poco di me con gli altri e trasferendo la mia rabbia, - perché è di questo che si trattava, di rabbia -, tra pagine bianche che non avrei mai pensato potessero assumere una forma così concreta.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stessa per deciderlo tra varie alternative?
La scelta del titolo è stata molto semplice. Riflettuta e studiata, certo, ma nel complesso semplice. "Sfumature di tempesta" racchiude al suo interno la reale essenza del libro, con evidenti riferimenti alla tormenta interiore della protagonista, ma non solo.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Nonostante sia una lettrice accanita del genere fantasy, uno tra i miei romanzi favoriti è "Preludio a un bacio" di Tony Laudadio. Uno tra i libri più concreti e disperatamente sinceri che abbia mai letto, colmo di spunti di riflessione da cui poter attingere e imparare.
 
Ebook o cartaceo?
Cartaceo, senza alcun dubbio. Uno schermo tra le mani è nulla in confronto al profumo di un libro nuovo, il gusto di sfogliare ogni pagina e gli appunti trascritti a matita sui margini del foglio.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittrice?
In realtà, temo che definirmi "scrittrice" sia troppo presuntuoso da parte di una ragazza appena diciottenne ancora sprovvista di diploma e di una laurea in lettere. Non nego che mi piacerebbe essere riconosciuta come tale, ma non credo sia la via che desidero percorrere. Poi magari, chissà...
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Il libro è nato dall'incapacità di reprimere la miriade di emozioni accumulate nella mia mente. Qualche anno fa, infatti, una tra le mie migliori amiche ha dovuto combattere contro un grosso problema di salute che l'ha strappata dalla tranquillità dell'adolescenza, catapultandola in una nuova vita tra le grinfie della chemioterapia e radioterapia. Abbiamo tentato di strapparle un sorriso in ogni momento, a malincuore consapevoli del fatto che fosse tutto ciò che potevamo fare. Così, accecata dalla rabbia, ho iniziato a riempire delle pagine vuote che ricorrevano sempre ad una tremenda e logorante domanda: "Perché a lei?".
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Durante la stesura delle prime pagine, non avrei mai pensato che il mio lavoro potesse diventare un qualcosa di concreto. Ho iniziato a crederci ogni pagina di più, fino a quando non me lo sono trovato realmente tra le mani. L'emozione è stata inestimabile, accentuata dalla consapevolezza di aver raggiunto un risultato simile in completa autonomia.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
A dire la verità, non ho ancora permesso a nessuno di leggere il libro. Forse un po' egoista da parte mia, ma desidero mantenerlo mio ancora per qualche tempo, almeno fino al momento della pubblicazione.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sono certa che l'audiolibro sia una grande opportunità e che probabilmente possa incentivare la lettura di molti classici. Tuttavia, ribadisco che stringere tra le mani le pagine di un libro, abbia tutto un altro sapore.

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