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13 Apr
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Intervista all'autore - Daniele Guelfi -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Pisa dove, salvo alcuni anni durante il periodo bellico, ho trascorso tutta la vita. Fin qui. La decisione di scrivere, il termine scrittore è forse un po' eccessivo e saranno i miei 27 lettori, come diceva Guareschi, a stabilire se posso onorarmi di quella qualifica, in pratica l'ho sempre coltivata, ma il tipo di lavoro esercitato fino alla pensione mi occupava tutto il tempo a disposizione.


 

Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Fatti salvi i piccoli adempimenti quotidiani per l'esistenza, gran parte della giornata è a mia disposizione. Ho una particolare preferenza per certe ore notturne, in ispecie durante la stagione invernale. Siamo una coppia molto avanti negli anni. La casa è il nostro nido e la mondanità è un lontano ricordo. Il dopocena, in un locale caldo ed accogliente, è la migliore ambientazione per riflettere e creare.


 

Il suo autore contemporaneo preferito?
Sono sincero. Se, per contemporaneità si intende i giovani scrittori attuali, non li seguo in maniera costante, qualche volta mi capita di leggere una recensione che mi incuriosisce ma, e forse è colpa dell'età, sul comodino principalmente c'è qualche classico. E qui la scelta è infinita.


 

Perché è nata la sua opera?
Strana domanda. È nata per lo stesso motivo che, magari domani, mi viene di buttar giù un racconto o una poesia oppure, addirittura, di aggiungere un paio di pagina ad un libro che ho iniziato 7/8 anni fa. Credo che per rispondere a questa domanda e volendo fare la solita bella figura, fra virgolette, si debbano usare frasi roboanti, che non sono nel mio bagaglio. È nata perché sentivo il bisogno di farla. È sufficiente?


 

Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Famiglia operaia o piccolo borghese. Ultimo di quattro fratelli (tre maschi e una femmina), padre operaio e madre casalinga. Vissuto periodo bellico fra sfollamenti, bombardamenti, casa distrutta, fame, scarpe sfondate e pidocchi. Questo il contesto in cui è cresciuto. Vita modesta, impegnata e regolata, ma sufficiente a creare e a far crescere una famiglia con tre figli di cultura media superiore e universitaria. Impegno, serietà e, soprattutto, onestà materiale ed intellettuale. Ca suffit?


 

Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
È il modo più immediato per parlare con se stessi dicendolo agli altri.


 

Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Un substrato degli anni adolescenziali. Li ho vissuti, alcuni, all'ombra del campanile. Se così posso far capire alcune provenienze, quantunque non cercate.


 

C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Nessuno in particolare. Ho lavorato molto di fantasia basandomi sul bagaglio di esperienze dovute agli anni.


 

A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A nessuno. È stato a lungo, sonnecchioso, fra le diverse carte cosiddette "in sonno".


 

Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Ha il grande vantaggio dell'esiguità del prezzo. Personalmente ritengo che il sapore della lettura di un libro e inarrivabile. Il libro è l'equivalente, in sedicesimo, di un albero. Anche se vecchio e malmesso, dispiace abbandonarlo.


 

Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Parliamo di normalità. Un audiolibro, letto ad una persona in stato di disabilità, è l'equivalente di un toccasana. Letto personalmente, solo se è la voce di Gassman mi potrebbe tenere attento e gradire il contenuto.

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