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29 Mar
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Intervista all'autore - Davide Gallo -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere trasmette differenti stati d'animo a seconda di ciò che l'autore va narrando. Ritengo la scrittura una sorta di sfogo personale con valore terapeutico, poiché quando creo storie intendo concedere libero sfogo ad espressioni e situazioni che non potrei manifestare liberamente nella vita reale. Scrivere mi permette di esternare le più svariate emozioni, distribuendole tra i vari personaggi della storia e condividendole con il lettore.
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
In "Zona di confine" ho sia preso spunto da vicende di carattere personale che da accadimenti legati alle vite di miei cari, amici e conoscenti; ovviamente romanzando il necessario per rendere la storia il più originale possibile ai fini narrativi.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Ho scritto "Zona di confine" di getto, a cuore aperto, senza volermi soffermare oltremodo su frasi o concetti particolarmente complessi, il che non significa che l'opera non presenti tematiche importanti, poiché il lettore viene spesso indotto a compiere profonde riflessioni a seguito delle vicende che legano i vari personaggi. Il romanzo è scritto in prima persona, a mo' di diario personale. Lo stile narrativo risulta semplice e scorrevole, indicato a qualsiasi categoria di lettore. "Zona di confine" si legge e comprende tutto d'un fiato. Protagonista risulta essere un giovane quanto singolare detective per il quale si finisce col provare crescente empatia con lo scorrere delle pagine.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Intitolare un'opera risulta per me quasi sempre un'impresa ardua. Durante la scrittura ho modificato il titolo in svariate occasioni. La mia attenzione è poi ricaduta su "Zona di confine", che ritengo essere il titolo più appropriato in quanto rappresenta perfettamente lo stato d'animo vissuto dal protagonista che, alle soglie della mezza età, ritiene giunto il momento di oltrepassare la zona di confine che lo separa da un nuovo capitolo della sua vita.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Il libro che porterei su un'isola deserta è "Il nome della rosa" di Umberto Eco, assoluto capolavoro della narrativa mondiale. Come scrittore scelgo Stephen King, poiché ritengo unica la sua innata capacità nel creare storie, siano esse horror o di altro genere letterario, attraverso luoghi e personaggi comuni, servendosi di uno stile narrativo semplice, schietto, mirante a parlare al cuore del lettore senza mai scadere nella banalità.
 
Ebook o cartaceo?
Appartenendo io alla vecchia corrente di pensiero, opto tutta la vita per il cartaceo, sebbene riconosca ed apprezzi specifiche qualità, vantaggi e potenzialità offerte dal testo digitale.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Francamente non credo di potermi ancora definire un vero scrittore, perlomeno non a pieno regime. La speranza è di potere, un giorno, svolgere questa entusiasmante professione in modo stabile e continuativo. Scrivo perché mi va e mi piace farlo, perché scrivere mi diverte donandomi pace e costante motivazione nell'affrontare la giornata. Scrivere mi fa sentire vivo, connesso con me stesso e col mondo circostante.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Non vi sono particolari aneddoti da raccontare in merito alla stesura di "Zona di confine". L'idea di base nasce dall'intenzione di voler creare un personaggio che potesse trarre giovamento dal lungo e forzato periodo di lockdown dovuto allo scoppio della pandemia globale; e ciò grazie ad una ponderata disamina del protagonista su molteplici episodi della sua esistenza. Il messaggio che intendo trasmettere al lettore è il seguente: quando la vita appare insostenibile ci si può sempre rifugiare e lasciarsi crogiolare dai nostri ricordi traendo insegnamento dagli errori passati, in modo da acquisire maggior consapevolezza nelle scelte future e rivedendo, se necessario, le proprie aspettative di vita.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
La sensazione che provo è davvero appagante. Poter leggere, toccare, sfogliare con le dita qualcosa che poco prima esisteva solo nella tua fantasia è una sensazione quasi inebriante. Pubblicare un libro per un qualsiasi scrittore equivale un po' alla creazione di un mondo, il suo mondo.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Il primo lettore di "Zona di confine" è stato mio padre, il quale mi ha sempre invogliato a leggere e scrivere. A lui debbo l'amore per la lettura, amore da cui è poi scaturita questa sana passione per la scrittura.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Come affermato in precedenza, sono e rimarrò sempre un fedele e convinto sostenitore del libro cartaceo. Ciò nonostante, reputo positivo l'avvento dell'audiolibro, poiché tale recente strumento di diffusione consente di dare letteralmente voce alle parole dei personaggi, consentendo a coloro che non hanno voglia o tempo da dedicare alla lettura, l'ascolto di una storia narrata da doppiatori professionisti.

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