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BookSprint Edizioni Blog

23 Mar
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Intervista all'autore - Giuseppe Sannolla -

Parliamo un po’ di Lei, dove è nato e cresciuto?
Sono nato in un trullo, in Contrada Gordini a Selva di Fasano. I primi cinque anni della mia vita li ho vissuti in campagna, perché i miei avevano lasciato l'abitazione in paese per paura dei bombardamenti. Terminata la guerra e tornato in paese, ho potuto frequentare le scuole elementari e medie.
Per continuare gli studi di ginnasio e liceo a Martina Franca, come tanti miei compagni, si aveva l'abbonamento al pullman. Con l'iscrizione alla Facoltà di medicina dell'Università di Bari, altro andirivieni con abbonamento, questa volta, al treno. Fasano è in pianura, ha alle spalle le colline e la Selva come luogo rinomato di villeggiatura, e, difronte il mare con Savelletri, abitato ancora oggi da famiglie di pescatori. Campagna, colline, mare, i luoghi delle mie esperienze adolescenziali.
 
Che libro consiglierebbe di leggere ad un adolescente?
Io vengo dal secolo scorso e i libri che gli adolescenti leggevano allora desterebbero oggi sorpresa e forse rigetto: "Sandokan", "La tigre della Malesia, "La perla di Labuan" di Emilio Salgari, per esempio o "L'isola misteriosa" , "Ventimila Leghe sotto i mari" di Julius Verne... Considerando però che alcuni libri superano la soglia del tempo suscitando interesse in ogni generazione, consiglierei : "Per chi suona la campana" , "Il vecchio e il mare “di Ernest Hemingway ; "Uomini e topi", "Furore", "La valle dell'Eden" di John Steinbeck; per restare in casa nostra, le poesie di Alda Merini o qualcosa di più impegnativo come "Messaggio per un'aquila che si crede un pollo" di Antony De Mello, o "Nessun uomo è un'isola" di Thomas Merton.
 
Cosa pensa della progressiva perdita del libro cartaceo a favore dell’ eBook?
Se questa evoluzione permette ad un maggior numero di lettori di accedere ai libri direi che sono ad essa favorevole. Rimane però un elemento per me importante rispetto al libro cartaceo, come la sensazione tattile della pagina a cui apporre sottolineature ai righi e, ai margini di essa, note, commenti personali.
 
La scrittura è un colpo di fulmine o un amore ponderato?
Lo scrivere per me è un dare ai cinque sensi pienezza e completamento. Non basta sentire, vedere, toccare, gustare, odorare... bisogna trasformare l'esperienza sensoriale in parole scritte - "verba volant, scripta manent"- in maniera che trasmettano a chi legge pensieri, riflessioni, emozioni, sentimenti. In questa accezione, lo scrivere diventa già per lo stesso scrittore lavoro di comprensione di sè stesso, della realtà che lo circonda, fino a raggiungere una visione soggettiva, certo, ma che, comunicata, contribuisce alla ricerca del senso della vita che affanna gli uomini dai primordi. Scrivere non è colpo di fulmine nè amore ponderato, ma passione nel senso originario della parola, qualcosa che ti fa patire, soffrire ma che si accetta come dono e compito, insieme.
 
Cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?
Il bisogno di raccogliere in uno scritto le mie esperienze di vita e il frutto di riflessione e studio in diversi ambiti, come filosofia, teologia, medicina... Una specie di compendio di vita con un valore certamente personale ovvero la comprensione di ciò che si è vissuto, di come lo si è vissuto, del senso stesso del vissuto e , nello stesso tempo, con un valore culturale e sociale, di un'umana avventura in cui altri possano ritrovarsi ricavandone un aiuto per dare senso alla propria vita.
 
Quale messaggio vuole inviare al lettore?
Che bisogna leggere, leggere per dare nutrimento al cuore e all'anima. Che non bisogna mai smettere di leggere, perché leggendo si pensa con gli stessi pensieri dell'autore del libro, si provano le sue stesse sensazioni ed emozioni ed il libro diventa così un amico a cui ricorrere in un momento di disagio o di sconforto o in cui abbiamo bisogno di riordinare le idee riguardo argomenti in esso trattati. Con questo messaggio anche l'invito a scegliere un buon libro di quelli che danno lavoro al cervello: il confronto con un testo anche ostico misura la nostra capacità di comprendere e mette in gioco la nostra identità specialmente quando non siamo in accordo con le idee dell'autore.
 
La scrittura era un sogno nel cassetto già da piccolo o ne ha preso coscienza pian piano nel corso della sua vita?
Ho percorso varie tappe nella mia esperienza di scrittore, da quella di articoli sui quotidiani locali, a quella più impegnativa nelle riviste, ad un primo libro come dossier di argomenti legati ad una specifica tematica, ad uno successivo autobiografico, fino a quando, casualmente, una traccia storica mi ha impegnato in un lavoro da cui sono venuti alla luce due libri, uno su S.Francesco e Federico II e l'altro ancora su Federico II e la sua Corte. Ed è in questo momento che ho preso coscienza che essere scrittore non è un hobby o un piacere a cui ci si concede momentaneamente, ma un vero lavoro che richiede tanto impegno, tanta dedizione, tanta fatica e tanta, tanta pazienza.
 
C’è un episodio legato alla nascita o alla scrittura del libro che ricorda con piacere?
C'è un episodio che nel mio libro è trattato come primo tema, con il titolo "Rapporto tra soggetto conoscente e realtà conosciuta". Si tratta di una esperienza singolare ed unica vissuta in un momento particolare di immersione nella natura, con assoluto silenzio, con la sensazione che il tempo si fosse fermato e che tutta la realtà attorno a me si fosse come cristallizzata. Quando l'oggetto non trova più nel soggetto il limite che l'ego impone con la sua pretesa di razionalità, e la conoscenza fa spazio a emozioni, sentimenti e libera l'inconscio, le intuizioni sgorgano a cascata e l'oggetto viene conosciuto nella sua immediatezza. La ricerca di questa speciale conoscenza mi ha permesso di affermare che la conoscenza immediata della natura e di un Ente superiore fosse già possibile ai primi uomini e che essa sia a fondamento di tutte le religioni.
 
Ha mai pensato, durante la stesura del libro, di non portarlo a termine?
La stesura del mio libro è stata travagliata, nel senso che vi avevo messo mano già dieci anni fa e quando consegnai la bozza all'Editore, il suo redattore ne diede una valutazione negativa e lasciai perdere. E' stata una fortuna, perché ho avuto modo di riprendere la bozza, rivederla, correggerla, ampliarla in alcune parti e darle un titolo che rispecchiasse il senso profondo di tutta l'opera, il rispondere alle domande eterne: "C'è Dio? -"Chi è l'uomo?"-" Come si diventa uomini ovvero umani?" La risposta è: "Ecce homo". Qui c'è l'uomo e Dio".
 
Il suo autore del passato preferito?
Ci sono diversi autori del passato cui devo la mia formazione intellettuale e morale. Cito per primo Lev Tolstoj con "Guerra e pace" e "L'Idiota". Poi Meister Eckart con "I sermoni", Raimon Pannikarr "Tra Dio e il cosmo- Una visione non dualista della realtà", Kalil Gibran "Il profeta".
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Rispondo come per l' E-book: Se questa evoluzione permette ad un maggior numero di lettori di accedere ai libri direi che sono ad essa favorevole. Rimane però un elemento per me importante rispetto al libro cartaceo, come la sensazione tattile della pagina a cui apporre sottolineature ai righi e, ai margini di essa, note, commenti personali.

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Mercoledì, 23 Marzo 2022 | di @BookSprint Edizioni

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