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22 Mar
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Intervista all'autore - Lucia Bosco -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Sono nata e cresciuta in provincia di Salerno, anche se sono molti altri i luoghi a cui sento di appartenere particolarmente.
Non è stata una decisione, la definirei più una sorta di necessità, la voglia di poter condividere con gli altri ciò che esprimo con la scrittura, terminando di tenere tutto soltanto tra me e io mio quaderno rosa.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Principalmente produco di notte. Al termine della giornata, mi siedo e inizio a buttar giù tutto ciò che mi passa per la mente, andando dalle emozioni positive a quelle negative. Sicuramente durante la giornata, vivendo e osservando, spesso ho idee, che appunto sul cellulare, ma che poi diventano vere e proprie produzioni solo una volta finita la giornata, di sera, nella mia camera, quando siamo solo io e la mia penna.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Maurizio De Giovanni. Se pur non si direbbe dalla tipologia di libro prodotto da me, adoro i gialli. De Giovanni lo definirei come il perfetto mix tra tensione ed emozione, in particolare nella collana che tratta del Commissario Ricciardi. Romanzi ricchi d’amore, odio, rabbia e felicità, romanzi fortemente passionali e - passatemi il termine - carnali. Romanzi veri e sinceri, caratteristiche molto importanti per me, e che ho cercato di inserire fermamente nelle mie produzioni. Sicuramente i miei preferiti, così come l’autore.
 
Perché è nata la sua opera?
La voglia di poter condividere ciò che avevo dentro con il mondo esterno è stata più forte del resto, soprattutto perché personalmente utilizzo la lettura per potermi ritrovare in essa e sapere che non si è sempre soli nel proprio mondo, ma che ci sono tante altre persone che provano o sentono sentimenti simili ai tuoi. E infatti il concetto principale per la quale la mia opera è nata, è fare in modo che qualcuno possa sentirti a “casa” leggendola.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Sicuramente cioè che ha influito maggiormente è stata la mia condizione fisica. Sono affetta da Fibrosi Cistica, diagnosticata dal mio 3 mese di vita. Questa patologia ha fatto si che le lunghe giornate della mia infanzia passate tra le 4 mura di un ospedale, fossero ricche di lettura e scrittura. Libri, carta, penne, fogli, sono sempre stati i miei migliori amici e unici compagni, e probabilmente questa esperienza mi ha cresciuta facendo in modo che potessi guardare il mondo diversamente, direi con una sensibilità e consapevolezza molto differente dal consueto. Credo che questa condizione abbia portato la maggiore influenza alle mie poesie.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Lo definisco un modo per descrivere la realtà. Sono sempre stata molto schietta e trasparente, un po’ in tutte le situazioni della mia vita, motivo per il quale anche nelle mie produzioni non ho mai paura di chiamare o descrivere un sentimento esattamente per quello che è, senza distorsioni o impedimenti. Spesso raccontare della realtà aiuta ad accoglierla meglio, qualunque sia il momento che si sta affrontando.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In queste poesie c’è Lucia nel suo completo, nella sua pienezza. Non una virgola in più, non una di meno.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Dipende da che punto di vista osserviamo questa domanda.
Direi che di fondamentale importanza è stata mia madre, che da sempre mi sprona a seguire i miei sogni, restando pur con i piedi per terra, ma non mollando per alcun motivo al mondo.
In un secondo momento potrei definire “fondamentali” coloro che mi hanno ispirato alla stesura di molti versi, principalmente persone per cui tutt’ora nutro una grande bene, e che hanno suscitato in me emozioni forti.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Alcune poesie erano già state condivise via social, mentre molte altre presenti nel libro, poco più di una 15ina, sono completamente inedite, nessuno ne ha mai lette prima dell’uscita del libro.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L’Ebook è sicuramente un mondo che avvicini maggiormente tecnologia e lettura, e credo sia stato molto produttivo l’inserimento che ha fatto e continua tutt’ora nella società attuale.
Mi sento però di dire - in un’era in cui ci si dimentica del mondo reale - che spesso ci conviene ricordare che avere qualche minuto per sfogliare un libro cartaceo, annusarlo e sentirlo tra le mani, ha sempre la sua importanza e soprattutto il suo perché.

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