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BookSprint Edizioni Blog

02 Mar
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Intervista all'autore - Sergio Vinci -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Un saluto a tutti, innanzitutto, e grazie per questa opportunità che ho per parlare un po' di me. Io nasco a Torino e qui ho trascorso praticamente tutta la mia vita e qui ho conseguito nel 2003 la mia Laurea in Sociologia e Ricerca Sociale. Parto adesso dall'adolescenza dicendo che a sedici anni ho iniziato a suonare la batteria, cercando di emulare i miei idoli rock e metal, e quindi poco dopo ho formato la mia prima band. Posso dire che negli anni e fino ad oggi mi sono tolto tante soddisfazioni attraverso l'incisione di molti album e concerti fatti con varie band locali dedite al metal. Attualmente suono svariati strumenti e compongo quelle che sono le canzoni che poi finiscono nei miei dischi. Ho nel tempo allestito un piccolo studio di registrazione casalingo dove dò vita ai miei lavori, ma a volte mi avvalgo dell'aiuto di altri musicisti. Sono anche un redattore musicale e gestisco un sito dedicato all'heavy metal chiamato Heavymetalmaniac.it. Mi diletto anche con la pittura e da sempre mi dedico alla scrittura. In passato scrivevo i testi delle mie canzoni e poesie, poi qualche racconto, e ora mi sono buttato nel mondo della narrativa col libro che avete pubblicato a gennaio 2022, ovvero "M-IODIO"!
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Dipende dai giorni e dai vari impegni, che siano hobby o impegni famigliari. Ma anche quando non scrivo la mia testa è sempre in fermento per dar vita a nuove idee, personaggi e situazioni. Solitamente la sera e il buio sono i momenti in cui preferisco dar forma alla mia arte, che sia scrittura, musica, pittura, ecc.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Probabilmente Niccolò Ammaniti e in particolare il suo libro "Come Dio Comanda", ma citerei anche Bret Easton Ellis e Chuck Palahniuk.
 
Perché è nata la sua opera?
Sentivo l'esigenza di esorcizzare alcuni miei demoni interiori e di dare voce ai cosiddetti "outsider" o "disadattati". Il protagonista del mio libro "M-IODIO" è l'antitesi del giovane uomo che vediamo ora in televisione o sui social. Lorenzo non si cura, non è alla moda, è psicologicamente instabile, è insicuro e pieno di problemi esistenziali. Allo stesso tempo è pericoloso e arrabbiato, in quanto consapevole di vivere in una società che sembra respingerlo solo perchè imperfetto. Credo che molti si sentano come lui, e il mio libro idealmente potrebbe essere il loro grido di aiuto e comprensione.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Innanzitutto credo che certe cose le hai nel sangue, e molto dipende da come tu assorbi ciò che ti succede attorno, perchè ognuno di noi ha una sua sensibilità interiore e questa può essere stravolta anche da cose e accadimenti che tanti reputano di poca importanza. Nel mio caso credo che forse mi abbiano più influenzato certe dinamiche famigliari piuttosto che sociali. La famiglia può distruggere un individuo per tutta la vita, a volte anche inconsapevolmente. E anche questo aspetto è trattato nel mio libro.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Direi tutte e due le cose nel mio caso. "M-IODIO" racconta anche alcune cose che ho vissuto io o alcuni miei conoscenti in prima persona, che poi però sono state rielaborate totalmente con la mia fantasia e rese forse più crude ed estreme, proprio per far calare il lettore bruscamente in ciò che succede ad alcune persone in questo mondo, che poi è il mondo in cui viviamo tutti, ma in cui molti ignorano o vogliono ignorare di vivere. Volevo raccontare la realtà con la massima brutalità possibile, in modo che qualcuno potesse non più ignorare, ma prendere coscienza. Per tornare alla domanda vera e propria, concludo dicendo che nel mio scrivere direi che forse è più presente il racconto della realtà, e la fantasia è usata solo per rendere ancora più toccanti alcuni temi. Per evadere dalla realtà, nel mio caso, mi è più utile comporre musica.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Precisando che solo una minima parte dei fatti che racconto attraverso la mia scrittura è totalmente reale, direi che c'è molto di me in quello che scrivo. Purtroppo l'universo di sofferenza, violenza, di dipendenze e di disturbi psichici in cui è immerso il protagonista Lorenzo è qualcosa che spesso mi ha toccato molto da vicino. C'è molto di me in quello che scrivo e sono molto sensibile rispetto alcuni temi.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Non vorrei sembrare presuntuoso, ma solo io sono stato fondamentale. Il libro ha assorbito tanto di me. Ma è stato molto utile osservare la società e alcune sue dinamiche. Potrei dire che io non avrei saputo forse scrivere un libro così crudo e diretto se non reputassi tanti aspetti della società alienanti e terribili.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Penso a mio padre, poi ad alcune persone a me molto vicine, anche quando il libro era in corso d'opera. Il loro apprezzamento è stato utile nel proseguire, ma conoscendomi so che lo avrei portato a termine ugualmente. Difficilmente lascio a metà ciò che inizio.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Credo che il formato fisico e digitale andranno di pari passo. D'altronde negli anni Novanta si dava il vinile per spacciato e invece ha riavuto un ritorno di fiamma. Ci sono persone che vogliono toccare ancora con mano l'opera per apprezzarla totalmente, collezionarla e custodirla, e altri a cui questo aspetto non interessa. Probabilmente tra qualche decennio il mercato del formato fisico si assottiglierà ancora, perché le nuove generazioni stanno crescendo col formato digitale, ma non credo che scomparirà mai il supporto fisico. Un conto è ascoltare o leggere, un conto è avere un libro, un cd o vinile nella propria discoteca o biblioteca.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Alcuni, per mancanza di tempo o altro, si affidano a questo formato. Penso ad esempio ad un agente di commercio che viaggia tutto il giorno e può ascoltare il libro seduto comodamente in auto mentre guida. Oppure penso ai non vedenti e per loro è un'opportunità splendida di non privarsi di alcune opere d'arte. In questo senso è utile, e credo che otterrà sicuramente una sua parte di mercato. Ma a parte casi limite, io rimango dell'opinione che possedere qualcosa, soprattutto arte, è un piacere oltre che quasi un dovere. Personalmente ciò che mi piace molto deve stare nella mia collezione, senza troppi giri di parole. Solo così sarà veramente mio.

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