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BookSprint Edizioni Blog

10 Feb
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Intervista all'autore - Cesare Spotti -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Ho 64 anni e da quasi 3 anni sono in pensione dopo aver insegnato per ben 42 anni nella Scuola Primaria. Sono originario, della Provincia di Mantova (Marcaria) e risiedo in una frazione del Comune di Marcaria, anche se ultimamente sono spesso nel mio secondo domicilio a Brunico (Alto Adige) dove mi reco da ben 16 anni. La decisione di diventare scrittore è nelle mie corde dall'età di 9 anni, quindi ...scrivo da sempre. È una autentica passione e devo confessare che scrivendo ancora oggi mi diverto molto. In passato ho scritto soprattutto per me stesso secondo il motto "Meglio essere che apparire" di fatto il mio "mantra" per tantissimi anni e molti, tranne i familiari ed alcuni amici fidati non erano a conoscenza di questo fatto. Da 3 anni a questa parte ho "gettato la maschera", palesandomi con il mio vero nome. In un solo anno sono nati bene 3 libri, il terzo attualmente sta per essere stampato e pubblicato.

 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Io non ho mai avuto momenti della giornata in particolare da dedicare alla scrittura. In passato mi capitava soprattutto di notte, nel silenzio circostante che permetteva una maggiore concentrazione, ultimamente soprattutto al mattino. Poi va detto che l" ispirazione " giusta per poter scrivere non conosce date ed orari specifici ed a volte arriva all'improvviso e quando meno te lo aspetti. Può capitare di essere "ispirati" in auto, in tram, a tavola, appuntandosi le idee anche su di un tovagliolo per non "perderle". Devo dire che sono molto fortunato perché ancora oggi scrivere non lo sento certamente come un dovere od una occupazione da espletare "ad ore" ma come una" passione" alla quale oggi ho molto più tempo di prima da poter dedicare.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Amo leggere un po' di tutto, in questi giorni sto leggendo il libro di una mia conterranea giornalista ed autrice di romanzi, Silvia Truzzi. Ho la fortuna di abitare in una provincia come Mantova che da anni con il Suo Festival mi permette di incontrare da vicino autori di ogni genere letterario e di ogni nazionalità. Amo molto Antonio Manzini in quanto appassionato anche del genere poliziesco e giallo. La prima volta lo ascoltai proprio nella mia città durante una Edizione del Festival quando ancora era sconosciuto al grande pubblico e lo apprezzai fin da subito.
 
Perché è nata la sua opera?
Il mio secondo libro l'avevo per ciò che concerne il primo dei due racconti di cui è composto, nel cassetto da una decina d'anni. È capitato ancora in passato con altri miei testi ma a questo ero particolarmente legato perché mi ricordava una persona scomparsa che avevo conosciuto da piccolo, un parente "calciatore" che per i suoi spostamenti a fine anni 50 ed inizio anni 60 usava una Vespa sulla quale a volte mi portava da piccolo. Ho voluto dedicargli un racconto sportivo raccontando le sue gesta comuni a molti ragazzi partiti con coraggio per il Sud in cerca di fortuna in quei lontani anni e so che da lassù lui ha molto apprezzato l'iniziativa mandandomi nei sogni segnali e messaggi "notturni " preziosi ed inequivocabili.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Ho avuto la fortuna di essere figlio di un insegnante che fin da piccolo mi ha spronato alla lettura ed insegnato a scrivere alla Scuola Primaria. Quindi posso affermare che il contesto sociale della mia infanzia abbia influito notevolmente, assieme a "doti " forse ereditate con il Dna da un genitore che amava come me scrivere e sapeva trasmettere agli altri la Sua infinita passione per la cultura.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Entrambe le cose. È senza dubbio un modo per raccontare la realtà in quanto per ora i miei libri si basano su racconti "storici" e documentati a sfondo soprattutto sociale e sportivo ma è anche un modo per evadere dalla realtà quando essa diventa portatrice di ansie e paure. Nel periodo della Pandemia ho scritto di tutto anche per poter "sfuggire" dal quotidiano, immergendomi in atmosfere del passato che mi facessero ricordare periodi meno stressanti e drammatici.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Penso ci sia molto, la cosa che mi più mi fa piacere nelle recensioni che sono iniziate ad arrivare con i miei primi libri è che si parli di semplicità della scrittura che scorre via veloce facendo immergere il lettore in epoche un po' lontane ma "vere" dove i sentimenti e la parola data avevano ancora un senso. Un mondo senz'altro meno virtuale e più "sociale " di oggi, quello della mia infanzia e giovinezza che devo ammettere un po’ ' mi manca. Un amico giorni fa ha dato una definizione azzeccata...”. Libri " nostalgici" quanto basta e quanto occorre per poter affrontare meglio anche il difficile presente". Penso che abbia con poche parole centrato e messo a fuoco a dovere anche quelli che sono stati i miei obiettivi nello scrivere non solo per me ma soprattutto per la gente che ha la pazienza e bontà di leggermi.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mia moglie che mi ha sempre incoraggiato e spinto a mostrarmi per quello che sono anche nello scrivere. Mi ha aiutato a perdere la "paura" di mostrarmi come afferma anche Lei "Per quello che sei"! Se ho completato e firmato col mio nome e cognome i miei libri dopo anni di titubanza e "pudore" lo devo anche e soprattutto a lei.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ad un caro amico noto sportivo italiano scomparso alcuni anni fa che anche lui in gioventù all'inizio della sua brillante carriera sportiva giocava a calcio ed andava in Vespa come il protagonista del mio racconto e ad una cara amica ex allieva che non sento più da tempo ma che è sempre nel mio cuore, come una sorella. Anche a mia moglie ma di lei e del suo prezioso sostegno ho già parlato in precedenza e non vorrei eccedere coi sentimentalismi.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
I miei libri escono anche in questo formato e ne sono felice perché è più pratico per i giovani ed anche più economico. Io come già espresso nella precedente intervista in occasione dell’uscita del primo libro sono più legato alle versioni cartacee ma non posso disconoscere che il futuro sia proprio nell'ebook.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ho ascoltato con piacere la versione "Audiolibro " del mio primo racconto sportivo e mi è particolarmente piaciuta. Dalle segnalazioni sulle vendite che mi arrivano non ha riscosso lo stesso successo del cartaceo o dell'ebook ma ritengo importantissimo anche questo strumento che va a vantaggio di chi i libri li può sentir recitare e leggere anche rilassandosi dopo una dura giornata di stress e di lavoro od anche per chi ipovedente è quasi costretto dalla propria condizione ad optare per l'audiolibro. Pertanto il mio giudizio su questa nuova frontiera non può che essere che positivo.

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Giovedì, 10 Febbraio 2022 | di @BookSprint Edizioni

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