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03 Feb
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Intervista all'autore - Endrit Vuka -

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono un cittadino di origini straniere. Cresciuto nel modenese fino al 2018.
A Modena ho potuto sviluppare tantissime esperienze. E le mie passioni.
Sono profondamente grato all'equipe di professori che ho avuto all'istituto Corni. Senza una laurea oggi come oggi, ho alcune domande e corrispettive risposte molto interessanti.
Nel 2019 verso dicembre di quell'anno vengo a sapere che il Prof Piergiorgio Odifreddi presentava uno spettacolo.
Avendo io letto da piccolo un suo libro: " c'era una volta un paradosso ", andai di persona per spiegare il paradosso che vedo io.
Lui entusiasta mi disse "scrivi questa roba".
Nel frattempo era cominciato pure un dialogo epistolare ed elettronico, tramite e-mail.
E potendo io comunicare con una mente brillante come il prof, ho potuto facilmente tradurre il termine filosofico "comprensione ", in linguaggio fisico: spontanea formazione dell'ordine nel bel mezzo del caos.
In più, grazie a quel dialogo con il prof. ho potuto riformulare l'ipotesi del big bang alle magnitudini di Plank.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non mi sento uno scrittore.
Non mi piace scrivere.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Fritjof Capra e Piergiorgio Odifreddi una volta... ma ora non più
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per enunciare un nuovo paradosso, una nuova teoria oppure una nuova prospettiva.

5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Si può dire che è tutto merito del contesto sociale.
Resta solo da ringraziare chi se lo merita. Infatti ringrazio infinitamente i miei professori dell’Istituto Corni di Modena. Non tutti, ma almeno quattro di loro.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
La seconda...
Aspiro di più per la seconda:
Raccontare la realtà, sempre duplice
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Spero di aver dato tutto ciò che quest'opera da me meritava.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Un mio amico coetaneo. Incontrato assolutamente per caso a Bologna. E sempre per caso notai che il ragazzo scrive bene in italiano. Almeno meglio di me. Insomma posso dire che Alessandro D'Urso sia stato indispensabile per la stesura. Inoltre lo si deve a lui la parte degli scritti apocrifi. Perché io ignoravo questa cosa. Dopo che ho letto, allora ho visto che posso parafrasare cosa dice Gesù.
Ragazzo in gamba e generoso.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ho fatto leggere l'opera per prima a voi. Nessuno vuole affrontare ciò che dico
Quindi forse è un suicidio questo libro
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Lo spero. Mi reputo un ambientalista
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
É il futuro.
Io mi meraviglio se qualcuno pensasse diversamente. Allora ogni buon autore che vuole farsi conoscere, deve stare al passo con I tempi. Importante che ci sia qualcosa che veicola il messaggio dell'autore.

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