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14 Gen
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Intervista all'autore - Gabriele Bernardelli -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Dopo aver trascorso in America un mese presso una scuola di specializzazione chirurgica ho radicalmente cambiato vita e mi sono iscritto, sempre in USA, alla facoltà di giurisprudenza. Ho esercitato per 30 anni la professione di legale per poi approdare al mondo della scrittura. L'amore per la scrittura m'è arrivato in Ucraina, mentre scrivevo per un importante editore americano delle news dall'Est europeo.

 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La parte che dedico alla scrittura sono le prime ore del mattino, dalle ore 03:00 alle 06:30 circa.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Francamente leggo pochi autori contemporanei, preferisco libri di autori che trattano scienza, psicologia e sociologia.
 
Perché è nata la sua opera?
La mia opera è nata per richieste da parte di amici.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La qualità della vita e quindi il benessere/malessere di un individuo è il risultato anche e soprattutto delle relazioni che si instaurano con le strutture sociali, gli ambienti fisici e più in generale con la propria cultura, che costituiscono e danno significato alla vita. La possibilità di raggiungere i propri scopi grazie ad un ambiente favorevole, il coinvolgimento in attività interessanti, l’importanza di ricoprire ruoli sociali, le relazioni con gli amici o la famiglia, il posto di lavoro e il quartiere sono tutte variabili che incidono fortemente sul benessere delle persone.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere fa bene all’anima, rilassa la mente, aiuta la memoria. Mette ordine nei pensieri e deterge. Rende puliti. Una sessione di scrittura è sufficiente per lasciarsi alle spalle una giornata indigesta e i suoi protagonisti. Ogni mattina per la mia salute psicofisica iniziare a scrivere è l’equivalente delle pulizie di primavera, o di quando fai sparire tonnellate di fogli, carte e cianfrusaglie dalla scrivania o dalla postazione di lavoro. Questa consapevolezza mi accompagna da tanto tempo. Da quando ho imparato ad associare lo scrivere di getto pensieri, emozioni, situazioni quotidiane ai momenti in cui – come ho realizzato da adulto – avevo evidentemente bisogno di staccare un attimo, prendere le distanze da ciò che mi circondava, azzerare e ripartire. Leggero e pulito come un sospiro di sollievo.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
In questo libro c'è ben poco di me, in quanto è principalmente un libro storico estrapolato dagli archivi di stato di varie nazioni.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Mia moglie.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Sempre alla mia dolce metà che mi aiuta in ogni mio passo.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Credo poco nell'ebook, preferisco la carta stampata e poter toccare con mano ciò che potrà entrare nel mio io.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Forse sono la persona meno adatta a cui porre una simile domanda.

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