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BookSprint Edizioni Blog

11 Gen
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Intervista all'autore - Vanni Asperti -

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere vuol dire mettere ordine nei pensieri e dare loro una struttura chiara.
Il fluire del pensiero dalla mente al cuore e dal cuore alla penna mi entusiasma e mi accende; la creatività esplode.
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Questo è il terzo di una quadrilogia composta da:
'Un ragazzo di nome Giò' seguito da '547, quel mezzo migliaio di giorni' e, ultimo 'Cometa 6600'.
È tutta la mia vita, reale e documentata.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Ha significato realizzare un documento vero, poiché vissuto, che rimanga a ricordare come si viveva, lavorava, amava nel secolo che ho attraversato ... e che rimpiango.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con sé stesso per deciderlo tra varie alternative?
È stata una scelta molto semplice. Ho immaginato la mia vita come una cometa e, come tale, all'epoca in cui il libro termina le ho computato un numero di giorni: 6600 ... ma il quarto volume non sarà 22 mila ecc. ecc.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Il Vangelo. Da un'isola deserta sarà difficile il salvataggio, meglio prepararsi ... però prima di naufragare, in una sacca di plastica avevo messo 'Poesie di Pablo Neruda' e tutto 'Federico Garcìa Lorca'.
Il perché è immenso, non si può scriverne.
 
Ebook o cartaceo?
Assolutamente cartaceo.
La carta, la stampa, il fruscio delle pagine.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Negli anni '50/'60 ho avuto la fortuna e il piacere di scrivere per diverse testate italiane, di intervistare per alcuni quotidiani un grande della letteratura e di collaborare con alcune riviste letterarie. Poi il lavoro di artigiano ha occupato tutta la mia vita. Quando ho ripreso la penna non c'era (e non c'è) nessuna idea di fare carriera come scrittore semplicemente perché ritengo di non esserlo.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Come ho già scritto, questo libro è il seguito di altri due. È scaturito per il primo che il desiderio di scrivere nascesse in ospedale. Nelle ore e nelle notti in cui ho potuto rimanere solo con i miei pensieri e la gamba rotta ho considerato l'età e mi sono detto ... o adesso o ...
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
È una emozione che mi sorprende ogni volta come fosse la prima. Scrivo con una Pilot G.2 e le pagine sono fitte di ogni sorta di geroglifici più gli inserti e i rimandi. Quando arriva il libro 'finito' stento a credere di essere l'autore.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Betti. Lo ha scritto in una prima versione al computer. Poi lo ha riscritto a seguito di mie aggiunte e ripensamenti. Lo ha nuovamente corretto dopo che - per la quinta/sesta volta - l'ho riletto io, infine nuova lettura quando lo avete inviato per le correzioni e - una volta ancora - nella fase finale.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Sarà senza dubbio un successo. Resterò cartaceo per tutto il tempo che mi verrà concesso.

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