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28 Dic
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Intervista all'autore - Enzo Enesidemo Caruso -

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono di origine palermitana. Mi sono allontanato dalle mie radici giovanissimo ma mente e cuore sono rimasti nella culla della Conca d'oro. Ho vagabondato in lungo e in largo con la famiglia e da solo per tutto lo stivalone, sostando a Pisa per gli studi universitari e per sottrarre alla cittadina il suo frutto più bello, Rita Bernardi, una splendida fanciulla che ho condotto all'altare nel 1966. Da allora vivo felicemente con lei a Roma, da pensionato, dopo aver diretto aziende farmaceutiche nazionali e multinazionali. Non si decide, improvvisamente, di diventare scrittore. Sono i racconti, l'estetica musicale e filosofica, i drammi letterari, le canzoni che si coalizzano costringendo il soggetto scelto dal Fatum a impugnare una penna per tracciare su un foglio il proprio profilo. Da una ventina d'anni cerco di realizzare il mio migliore autoritratto, dando alla luce e pubblicando una dozzina di libri di varia natura. Altrettanti sono pronti a essere generati da una buona levatrice.
 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
La notte alimenta il mio noùs facendomi dettare le immagini che la mina di una matita traduce in vocaboli. "La mattina mi prende a schiaffi, il pomeriggio a pugni, la sera a bastonate. La notte mi risana, placa l'infamia di vivere con gli altri, l’oltraggio di vedere sempre gli stessi volti e il mio in uno specchio, di sentire e leggere le solite baggianate che ammalano un'anima a corto d'anticorpi...”! Dall’opera "Vorrei essere un traditore”, uno zibaldone di Enzo Caruso edito recentemente.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Pessoa come narratore, Tenesse Williams come drammaturgo. Di solito ascolto e studio le voci provenienti dai libri antichi, quelle che sopravvivono alle mode ed agli "esperimenti effimeri" e che per tali ragioni sono definite classiche.
 
Perché è nata la sua opera?
Amo moltissimo il teatro. Magda Goebbels è il mio sesto dramma teatrale, scritto come homenaje alla irraggiungibile, per stile e pathos suscitato, Medea di Euripide.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Pochissimo! Ho cercato in tutti i modi, nella mia vita, di separare la sfera privata da quella pubblica. Ho realizzato, tout court, una relativa autonomia in un mondo di eteronimia.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Enzo Enesidemo Caruso scrive per sfidare a duello sé stesso, ritenendo l'ultima sua opera il penultimo traguardo estetico- culturale da superare. Si scrive, a mio parere, per narcisismo, per assecondare il proprio io assetato di una piena, irraggiungibile realizzazione. Chi afferma il contrario mente, inconsapevolmente o coscientemente.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Il cento per cento.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Devo tutto alla mia amata Rita, due anime fuse in un unico crogiuolo. Scodinzolo come un cagnolino davanti a lei, mia moglie, quando attendo un giudizio sulla mia ultima opera.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A Maria Rita Bernardi, ovviamente.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Ritengo di sì, da non esperto
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Il futuro è l'audiolibro. Enzo Caruso rimarrà tuttavia testimone di una stagione irripetibile della vicenda culturale.

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