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30 Nov
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Intervista all'autore - Giuseppina Elisabetta Armici

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Provo bellissime emozioni, mi piace scrivere, è un vero piacere per me. Dopo aver scritto qualcosa mi sento come soddisfatta e più libera. Mentre scrivo, a volte dimentico tutto il resto e in certe situazioni può essere anche un sollievo.
Scrivere comporta sempre un surplus emotivo che si appiana, si risolve e si placa solo quando è stato interamente riversato all'esterno, in una forma che ti riflette, ma è altro da te. Penso sia un'esperienza comune a tutti gli atti creativi.

  Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Apparentemente nulla, in realtà in questo libro si riflettono indubbiamente esperienze, osservazioni, emozioni e riflessioni che ho fatto nel corso della vita
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Ha significato fare un percorso personale e in parte misterioso nei recessi della mia anima dove c'erano voci e personaggi che mi chiedevano insistentemente e prepotentemente di venire alla luce. Non potevo dire di no.
Per questo ritengo che un libro, per l'autore, sia come un figlio concepito negli anfratti invisibili della sua anima in seguito ad una sorta di atto o di scommessa d'amore.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con sé stesso per deciderlo tra varie alternative?
La mia scelta è stata immediata e, quando ne ho valutato altre, alla fine sono tornata a quella iniziale
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Difficile fare una scelta, sono molti gli autori che amo e i libri che ho letto.
Ma sicuramente quelli che mi hanno dato di più sono i classici: Flaubert, Tolstoj, Kafka ecc. ma anche Oz, Levi, Seneca e tanti altri.
Leggo molto, leggo sempre. Un libro non mi basterebbe su un'isola deserta...
 
Ebook o cartaceo?
Cartaceo sempre
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
La mia non è una carriera e non ho deciso io di scrivere, diciamo che è una passione o un bisogno nato in me fin da quando ero ragazzina e tenevo un diario, il primo risale alle medie. E sempre a quel periodo risalgono i primissimi tentativi di scrivere racconti o romanzi. Il primo romanzo l'ho scritto quando avevo 13 anni, lo scrissi su un quaderno a quadretti provando una grande felicità e feci anche le illustrazioni...
Ma la mia dimensione è quella del racconto, mi ci trovo più a mio agio. Ne scrivo e ne ho scritto periodicamente, quando sento o ho sentito che qualcosa premeva per trovare un'espressione.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Nasce dal fatto che avevo diversi racconti sparsi e già letti da amici che li avevano apprezzati, in qualche caso forse anche oltre i miei meriti, e così ho pensato che avrei potuto raccoglierli in un libro.
Mi è capitato di scrivere anche di notte, in orari assurdi perché "dovevo farlo" . Se ero già a letto "dovevo" alzarmi e riaccendere il computer, anche solo per modificare una frase, per aggiungere o togliere una parola...
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Si prova una bellissima emozione che sembra quasi fine a sé stessa, sembra di non aver bisogno d'altro. Non importa (almeno a me) quanti lo leggeranno. Se a Manzoni bastavano 25 lettori, a me ne bastano molto meno... ma a quei pochi naturalmente spero che piaccia, che lo apprezzino e che in qualche modo sia stato loro utile, quantomeno per trascorrere piacevolmente del tempo e magari per trarne qualche spunto di arricchimento personale.
 
Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?
Per intero ancora nessuno, ma diversi racconti sono stati letti da amici e sono piaciuti.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Non posso pensarne che bene, può essere un valido supporto soprattutto per chi ha difficoltà di lettura per i motivi più vari.
La vita senza libri, senza lettura per me sarebbe inconcepibile e penso che nessuno debba essere privato di questo bene primario.
 

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