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26 Nov
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Intervista all'autore - Francesca Castaldo

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittrice?
Vengo da Napoli, nata e cresciuta qui. Se da una parte è vero che ho sempre amato scrivere e inventare storie, col passare del tempo non mi sono mai dedicata seriamente a questa passione. Ho preferito (e tutt'ora preferisco, devo ammetterlo) leggere quanto scritto da altri. Ho sempre pensato che avrei provato a scrivere un mio romanzo soltanto se e quando mi fosse venuta l'idea per una storia degna di essere ascoltata. Poi, con l'arrivo del Covid e il rapido mutamento della mia routine, mi sono ritrovata quasi per caso con l'idea che stavo aspettando.

 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Di solito preferisco scrivere la sera, un paio d'ore prima di cena, quando la casa è più tranquilla e il quartiere più silenzioso, così da avere meno distrazioni intorno.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Difficile sceglierne con certezza uno soltanto, data la varietà di generi che adoro leggere, ma se dovessi fare affidamento sul primo nome che mi è saltato alla mente allora direi Isabel Allende. Amo particolarmente il modo in cui sa rendere straordinarie le vite ordinarie dei suoi personaggi e l'abilità nel dipingere i loro ritratti mettendo insieme dettagli ed esperienze, incastrando le vite di persone comuni nella grande macchina della Storia. Non guastano neppure le ambientazioni latinoamericane, parte del Mondo che mi affascina molto.
 
Perché è nata la sua opera?
Ho deciso di iniziare a scrivere questo romanzo per due motivi: da un lato avevo bisogno di trovare un mezzo per evadere dalla routine ripetitiva portata dal lockdown, e dall'altro l'ho vista come sfida personale per provare a me stessa di essere in grado di raccontare una mia storia fino all'"ultima pagina".
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Fortunatamente ho avuto la possibilità di fruire della letteratura sin da piccola, e grazie alla mia famiglia ho sempre avuto accesso a qualsiasi romanzo desiderassi. La passione per le storie mi è stata trasmessa da mia madre e nel corso dei miei studi ho avuto modo di ampliarla sempre di più.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Sicuramente è stato necessario partire dalla realtà e da ciò che conoscevo per poi però trasformare questa storia in qualcosa che potesse, come ho detto prima, aiutarmi ad evadere dalla mia quotidianità e dimenticare il quartiere in cui mi trovavo confinata sostituendolo con scenari di posti lontani che, nella realtà, non avevo in effetti mai vistato. È stato, insomma, un modo per viaggiare anche quando le circostanze non ce lo permettevano.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Per quanto io abbia cercato di rendere i miei personaggi più distinti da me possibile, sono consapevole che tracce della mia personalità e dei miei pensieri siano inevitabilmente confluiti nella loro caratterizzazione, ma del resto credo sia impossibile evitare che ciò accada. Per il resto, posso dire di non essermi affidata a mie esperienze personali per costruire le persone, gli eventi e le ambientazioni della storia, cercando piuttosto di dare vita a qualcosa che potesse apparire anche ai miei occhi come nuovo.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Considerato il fatto che durante la stesura del romanzo nessuno all'infuori di me era a conoscenza del lavoro, ho preferito cercare ispirazione in quello che vedevo intorno a me, nelle persone che per qualche secondo mi mostravano frammenti della loro vita. Perciò, quando penso a qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura di questa storia, non posso che ritornare ad una di quegli sconosciuti, una donna di cui non conosco il nome e che un giorno mi è capitato di vedere affacciata alla finestra della stanza di un ospedale. Da lei mi è venuta l'idea che ha poi portato alla nascita di questa storia e il cui segno in essa infatti si ritrova come tema ricorrente: ossia che intorno a noi ci sono milioni di storie di cui non ci è dato conoscere altro che il volto del loro protagonista e, come l'Uomo col cappotto marrone, per trovarle basta rallentare, guardarsi intorno e ascoltare i dettagli.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A mia sorella; già mentre la scrivevo, ho pensato che fosse il tipo di storia che lei avrebbe potuto apprezzare.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Sicuramente l'ebook costituisce un modo per rendere la lettura più accessibile e fruibile per un più vasto numero di persone, considerando sia il suo costo ridotto che la praticità del suo uso. Potrebbe essere un valido strumento per preservare l'importanza della lettura in un mondo dominato da internet e dalla tecnologia.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
L'audiolibro non solo è un'affascinante esperienza di lettura capace di dare maggior colore ad una storia, di renderla più viva attraverso la voce, per così dire, del suo protagonista/narratore, ma è sicuramente un'indispensabile opportunità per rendere il mondo della letteratura accessibile anche a chi altrimenti non avrebbe la possibilità di usufruire della esperienza di lettura ordinaria.

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Sabato, 27 Novembre 2021 | di @BookSprint Edizioni

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