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23 Nov
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Intervista all'autore - Lucio Torquati

Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato in una famiglia di contadini. Terzo di quattro fratelli, dopo la terza elementare sono andato in Collegio dai Frati Cappuccini, credendo di diventare un buon sacerdote francescano. A 14 anni sono uscito trovandomi in tasca solamente la promozione alla quarta elementare, anche se, in Collegio, avevo frequentato il quarto ginnasio. Ho intrapreso lo studio fino a diventare Ragioniere. Primi mesi dopo diploma, ho lavorato in Pretura come aiutante cancelliere, poi il servizio militare per 17 mesi e successivamente impiegato alla Carifermo spa. dal 1962 al 1998, percorrendo tutti i ruoli e gradi: da impiegato a titolare e direttore di filiale con il grado di Funzionario. La passione di scrivere inizia dal 1955 con poesie personali e non, ed ancora scrivo. Ad oggi avrò scritto quasi 2000 poesie pubblicate, alcune in 4 volumetti. "All'ombra di un sogno" - Ikebana - Gocce di rugiada - Foglie vestite di giallo - Pubblicazioni in diverse antologie, come Voci Nostre di Ancona. La passione, quasi una necessità mi spinge a scrivere molto spesso. La poesia è un togliermi dalla mente frasi o momenti particolari della mia vita, presente e soprattutto passata.

 
Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Non vi è un momento particolare, spesso mi alzo la notte perché mi viene desiderio di fermare sulla carta quella cosa che mi martella in testa.
 
Il suo autore contemporaneo preferito?
Leggo di tutto, in particolare mi interessa tutto ciò che parla dell'Universo della sua origine e dello sviluppo verso il futuro. Il mio interesse è anche quello dell'anima e della sua esistenza e del come tutto andrà domani......
 
Perché è nata la sua opera?
Il mio romanzo è stato il desiderio di non buttare via qualcosa che era successo nella mia vita e che non volevo dimenticare. Scrivendo è come se avessi messo in cassaforte qualcosa che non riuscivo a conservare nella memoria e che non volevo andasse perduto.
 
Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
La mia formazione è stata quasi un bisogno innato, un desiderio di conoscere di capire o per lo meno di cercare di capire come funzionano le cose e come il tutto si trasformerà nel tempo. Sono affascinato da come sarà il futuro, immaginandomelo in forme irreali cercando di rendere tutto razionale, anche se niente sarà razionale come lo immaginiamo noi adesso.
 
Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Scrivere è dare materia a pensieri che frullano nella mente prodotti da mille fattori: emozioni forti, eventi stravolgenti, occasioni piacevoli inattese e impreviste. N0n è una evasione ma un rendere materia ciò che non lo è.
 
Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Molto, anche se cerco di nascondere in mille modi quello che effettivamente mi passa nella mente e nell'anima.
 
C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
La vita passata nei suoi aspetti diversi, felici ma molto spesso infelici per le circostanze che la vita ci propina. La fede ha sempre messo sotto ai miei passi uno strato sicuro dove ho camminato e cammino cercando di non perdere la strada quella che ci condurrà dove speriamo di andare felici.
 
A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
A nessuno, ritenendo che chi potesse leggere sarebbe entrato in me nel mio intimo magari dando delle interpretazioni non corrispondenti a ciò che ho veramente sentito e realizzato nel corso degli anni.
 
Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Non saprei, il fascino del libro in mano, cartaceo, è come un amico. Io assaporo nella mia piccolissima biblioteca il profumo dei libri, miei amici silenziosi ma reali. I giovani non hanno assaporato il profumo dei libri, sviati dalla tecnologia che rende ogni essere solitario. Mi auguro che in futuro ci sia un ritorno al libro scritto. Il libro siamo noi che ci posiamo sul tempo rendendo materia il nostro passaggio sulla terra.
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Oggi è una novità ma domani ci si accorgerà che è una illusione che scompare senza nemmeno emettere fumo. Il principio è quello di divulgare il sapere ma non durerà perché alla fine l'uomo vuole toccare, vedere, sentire cose sulla propria pelle o sulle proprie mani, non si accontenterà di sentire o vedere solamente, vorrà realtà tangibili.

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