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10 Nov
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Intervista all'autrice - Beatrice Micheluzzi

Che cos’è per Lei scrivere, quali emozioni prova?
Scrivere ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando ho imparato a farlo. Fin da bambina ho sempre amato scrivere e per me era una gioia quando a scuola c'era da svolgere il tema. Ricordo che in terza elementare ci era stato assegnato, come compito a casa, di descrivere cosa avremmo fatto nel pomeriggio. E io scrissi di come, nel cortile tra le vecchie case dove allora abitavo, mi fossi riunita ai miei compagni di gioco, maschi e femmine, per giocare prima a nascondino, poi girando con le biciclettine, fintanto che una signora anziana non era uscita a sgridarci perché facevamo troppo baccano. Credo che riuscii a descrivere bene ciò che era successo, poiché la maestra mi fece i complimenti dicendomi che ero stata bravissima a rendere l'effetto del vociare di prima e dell'immediato silenzio di dopo. Con mio grande imbarazzo mi mandò a leggere il tema in tutte le classi!
 
Quanto della sua vita reale è presente in questo libro?
Nei miei scritti è sempre presente una parte di me.
In questo romanzo di ambientazione medievale, c'è innanzitutto la mia passione per quel periodo storico, che coltivo anche come rievocatrice. Da anni sono iscritta alla Corporazione Arcieri Storici Medievali ed ho frequentato un corso di spada medievale, quindi i duelli sono descritti in base alla mia diretta esperienza.
I personaggi agiscono come agirei io secondo il mio carattere, li creo secondo le mie inclinazioni, le mie convinzioni, le mie forze e le mie debolezze.
 
Riassuma in poche parole cosa ha significato per Lei scrivere quest’opera.
Ho voluto provare a far rivivere alcuni personaggi del mio precedente romanzo "Il cuore nel pugno" e creare per loro delle nuove storie. Sono contenta di quello che mi è riuscito.
 
La scelta del titolo è stata semplice o ha combattuto con se stesso per deciderlo tra varie alternative?
Il titolo è uscito da solo quando ho scritto le parole finali, prima dell'epilogo.
Fino a quel momento, non avevo pensato assolutamente a nulla.
 
In un’ipotetica isola deserta, quale libro vorrebbe con sé? O quale scrittore? Perché?
Come ho già affermato in un'altra intervista: Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen! Ho amato molto quel libro. La prima volta che lo lessi ero una bambina. Lo davano in fascicoli di un capitolo alla volta con il settimanale "Confidenze", che compravo per mia madre. Attendevo con ansia il sabato per andarlo ad acquistare. Ce l'ho ancora, quella raccolta di fogli non rilegati, anche se successivamente ho acquistato sia il libro che l'ebook
 
Ebook o cartaceo?
Che dire? I vantaggi dell'ebook sono noti e indiscussi, ma io amo la carta e quindi ho entrambe le versioni di ogni libro che leggo da quando c'è questa tecnologia.
È come per il vinile e il cd, ci sono i pro e i contro. Alla fine, ci sono giunti i rotoli di Qumran , ma non so quanti cd o chiavette giungeranno intatti al quinto millennio.
 
Quando e perché ha deciso di intraprendere la carriera di scrittore?
Non mi ritengo una scrittrice, perlomeno non al punto da pensare allo scrivere come a una professione. Al momento è solo divertimento ed evasione. Miei e, spero, di chi vorrà leggere i miei romanzi con la benevolenza di non ritenerli dei trattati storici, perdonando le eventuali imprecisioni, ma solo delle storie d'amore d'altri tempi.
 
Come nasce l’idea di questo libro? Ci racconterebbe un aneddoto legato alla scrittura di questo romanzo?
Non sono stata io a voler scrivere questo romanzo. È stato il romanzo stesso a guidare la mia mente e le mie mani sulla tastiera del computer. Non avevo affatto previsto di scrivere un seguito al precedente romanzo " Il Cuore nel Pugno", ma dopo aver "convissuto" con quei personaggi, averli creati, vestiti, fatti in un certo senso..."vivere", essi stessi si sono proposti perché la storia di alcuni di loro potesse continuare. Ho voluto ascoltarli e alla fine sono stata contenta di averlo fatto.
 
Cosa si prova a vedere il proprio lavoro prendere corpo e diventare un libro?
Questo è il terzo romanzo che pubblico, ma l'emozione è rimasta quella della prima volta.
Sono ancora incredula di essere riuscita a pensare e scrivere delle storie che sono diventate dei romanzi veri.
 

Chi è stata la prima persona che ha letto il suo libro?

Stavolta è stata la mia vicina, Elisabetta Barone, alla quale ho infatti dedicato il romanzo.
Avendo letto i primi due, mi ha esortato a proseguire nella scrittura.
Ed eccomi qui!
 
Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Fondamentale per tutti coloro che a vario titolo non hanno la possibilità di leggere un libro nel modo tradizionale.
 
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