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30 Ott
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Intervista all'autore - Nevio De Stefano

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono nato a Napoli, ma cresciuto e vissuto a San Giorgio a Cremano. Qui ho seguito i primi studi, in seguito ho conseguito la maturità classica al liceo Quinto Orazio Flacco di Portici. Mi sono appassionato alla scrittura, durante i miei studi universitari di fisica, dove ho sempre pensato che non dovesse esistere una dicotomia fra cultura scientifica e cultura umanistica.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
Mi dedico alla scrittura, appena posso. Non ho un momento preciso. Una volta sono stato sveglio, tutta la notte, per scrivere e rielaborare alcune pagine del mio saggio.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Beh ce ne sarebbero molti. Amo Sepulveda e Margherita Hack. Da tempo poi, uno, che mi sta nel cuore, è Antonio Pennacchi, per la cui recente scomparsa provo ancora molta tristezza.
 
4. Perché è nata la sua opera?
Per puro caso. Seguivo, in qualità di docente di fisica e matematica, la tesina di una studentessa. Nel cercare collegamenti fra i diversi argomenti, è venuta fuori l’idea di confrontare Heisenberg e Pirandello. In seguito, pensai che tutti quei pensieri, che si muovevano nel mio cervello, non potevano restare nell' oblio. Allora decisi di eseguire delle ricerche, per dare vita ad un saggio.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Moltissimo. La stagione del liceo e la splendida cerchia dei miei amici hanno contribuito a coltivare un profondo amore per la cultura.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
I momenti, in cui si scrive, sono una piacevole evasione dalla realtà. Diversamente, gli argomenti, di cui si scrive, possono essere tanto di evasione, quanto di sprone per delle riflessioni fondamentali alla propria maturazione, fornendo spunti di riflessione sulla vita e sulla realtà intorno a noi.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Negli argomenti trattati c'è la mia formazione culturale e le figure descritte sono fra i personaggi, che più stimo nell'ambito letterario e nell'ambito della fisica.
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
Trattandosi di un lavoro, nato mentre seguivo la tesina di una studentessa, non posso negare che quella studentessa si è rivelata un incipit importante per la stesura della mia opera.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Ho fatto leggere, per primo, il mio saggio al dott. Luigi Russo Krauss, il quale dopo la lettura mi ha chiamato, elogiandone forma e contenuto. Ciò è stata la spinta propulsiva a credere nella sua pubblicazione.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
L'ebook è figlio dei suoi tempi. Ogni periodo assume nuovi strumenti e nuove usanze. Ciò non significa che uno strumento nuovo non fornisca il medesimo bagaglio culturale di uno strumento precedente.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
È una splendida innovazione che ci insegna una cosa molto importante, ovvero che i canali di apprendimento possono essere molteplici e per diversi motivi, ma la cultura può essere sempre alimentata.
 
 
 
 
 

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