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22 Ott
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Intervista all'autore - Duilio Carpitella

1. Ci parli un po' di Lei, della Sua vita. Da dove viene? Come e quando ha deciso di diventare scrittore?
Sono arrivato a Roma dalla Sicilia con la mia famiglia d’origine quando avevo dieci anni. Diciassettenne, dopo aver frequentato il Liceo Artistico, mi sono iscritto alla Facoltà di Architettura, coltivando però anche la pittura, ma appassionandomi già prima della laurea a certi studi di geometria che in seguito m’avrebbero impegnato per anni. Successivamente mi sono anche occupato di arredamento, grafica e illustrazione, partecipando nel frattempo ad alcune mostre nei settori della divulgazione matematica e dell’artigianato ceramico.
Ho quindi esercitato la professione di progettista in vari settori dell’arredamento, associando tale attività anche con l'effettuazione di "rendering" su incarico di altri professionisti. Più tardi mi sono dedicato all’invenzione di giochi topologici e strategici in scatola, partecipando anche con esito positivo a concorsi nel campo della progettualità ludica. Solo più recentemente, incoraggiato dai miei familiari, ho preso in considerazione l’attività di narratore, dapprima per superare, con approccio autoironico, un particolare periodo della mia vita; poi anche al fine di divulgare i risultati delle mie ricerche tecnico-applicative remote e recenti in vari settori della geometria.
 
2. Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura?
L’attitudine alla scrittura mi si presenta in modo saltuario ed imprevedibile, senza alcuna regola apparente. Mi capita però frequentemente che l'intento stesso di esporre con la massima efficacia possibile quanto io già ho in mente solleciti l'affiorare di nuovi, imprevedibili contenuti che finiscono poi per confluire, consolidandoli, negli sviluppi dei temi.
 
3. Il suo autore contemporaneo preferito?
Italo Calvino. Ad una delle sue “Città Invisibili” ho anche ispirato uno dei miei più riusciti giochi di strategia.
 
4. Perché è nata la sua opera?
In un primo momento il mio intento era solo quello di applicare in forma narrativa, ma corredata da illustrazioni esemplificative, un particolare metodo di rappresentazione della realtà tridimensionale finora quasi del tutto inutilizzato ed addirittura finora approfondito in termini molto parziali e superficiali: la cosiddetta "PROSPETTIVA INVERSA".
In un secondo tempo, a seguito di alcuni fruttuosi scambi d'idee con un mio carissimo amico e collega, il prof. Marco Sprecacenere (che ho anche inserito nel racconto come comparsa in uno degli episodi), ho pian piano modificato quel progetto iniziale dando molto maggior peso alla componente tecnico-applicativa del tema, ottenendo così un testo a suo modo nuovamente ibrido, composto per metà da una sezione fantastico-narrativa corredata da vedute immaginarie a colori realizzate in Prospettiva Inversa, e per l'altra metà da un vero e proprio manuale tecnico avente veri e propri intenti didattico-divulgativi di natura Geometrico-Proiettiva. Devo dire che questi due diversi "ambiti editoriali", tradizionalmente considerati tra loro estranei, mi sembra che in questo caso siano riusciti ad integrarsi e perfino a supportarsi reciprocamente in modo soddisfacente.
 
5. Quanto ha influito nella sua formazione letteraria il contesto sociale nel quale vive o ha vissuto?
Il mio nonno materno gestiva una libreria e mio padre insegnava matematica e fisica. Io da ragazzo sfogliavo di nascosto dei volumi che i miei genitori conservavano gelosamente sotto chiave. In realtà si trattava perlopiù di testi riguardanti le Belle Arti. La mia formazione culturale s’è infatti sempre orientata di preferenza verso le Arti Visive. Un analogo sviluppo ha avuto anche la mia cultura musicale.
 
6. Scrivere è una evasione dalla realtà o un modo per raccontare la realtà?
Il mio racconto ha, in alcuni passaggi, un carattere ancora vagamente autobiografico e, come accadeva però in maniera più consistente nei miei racconti precedenti, sublimi in chiave fantastica alcune vicende reali del mio passato.
 
7. Quanto di lei c’è in ciò che ha scritto?
Qualche spunto narrativo, soprattutto quello che dà l'avvio al racconto, è estratto da vicende materialmente accadute: ho realmente passato un'estate a Trastevere lavorando come lavapiatti in una trattoria quand'ero studente. Ma la parte più significativa dell'immagine che io ho di me stesso consiste nella passione che ho per le mie personali ricerche di tipo geometrico-descrittivo; una componente a sua volta rilevante è però anche quella relativa alla costante condizione di stupore, disorientamento e necessità di riflessione che esprime il personaggio principale della vicenda (narrata, non a caso anche questa, in prima persona).
 
8. C’è qualcuno che si è rivelato fondamentale per la stesura della sua opera?
A parte le ripetute sollecitazioni alla scrittura da parte dei miei familiari, l’elaborazione del testo e delle immagini che lo integrano è avvenuta in modo del tutto autonomo.
 
9. A chi ha fatto leggere per primo il romanzo?
Alle due persone con cui vivo: mia moglie e mia suocera. Devo confessare che m’hanno indotto loro a pubblicare il mio racconto. In seguito mi sono rivolto anche alle mie dirimpettaie, una delle quali in passato ha svolto l'attività di correttrice di bozze.
 
10. Secondo lei il futuro della scrittura è l’ebook?
Penso che le esigenze e gli orientamenti differenziati del pubblico andrebbero assecondati con l’offerta variegata dei canali disponibili, perlomeno fino a quando non dovesse nettamente emergere una preferenza di fruizione.
 
11. Cosa ne pensa della nuova frontiera rappresentata dall’audiolibro?
Ritengo che, seppure in espansione, sia un fenomeno destinato a rimanere di nicchia, legato a quelle persone che per le loro limitazioni fisiche o per l’esiguità del loro tempo libero possono affidare la propria fruizione solo o prevalentemente a un canale acustico. Nel mio caso specifico, però, bisogna dire che il fatto stesso che nei miei racconti siano presenti, accanto a quelle narrative, cospicue componenti manualistico-disciplinari e che la stessa sezione narrativa sia massicciamente corredata da apparati figurativi aventi a loro modo un ruolo importante di supporto al testo scritto, rende l'uso dell'audiolibro particolarmente problematico.
 
 
 
 
 

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